Le Colline del Prosecco arrivano a Cortina, tra stagioni, vigneti e “cattedrali verdi”

Un filo leggero, quasi d’argento, collega la “perla” delle Dolomiti alle Colline UNESCO del Prosecco. Lo si ritrova nella mostra dell’architetta e artista Lucia Tomasi, coneglianese, allestita al Miramonti Majestic Grand Hotel di Cortina d’Ampezzo: un’esposizione pensata per mettere in dialogo due patrimoni che, in Veneto, sembrano inseguirsi lungo un asse naturale, quello del fiume Piave, che scende dalle montagne e accompagna lo sguardo verso le colline.

Il percorso espositivo segue il ritmo delle stagioni e si sofferma su scorci dove la natura e la mano dell’uomo si guardano da vicino, senza sovrapporsi. È proprio questo il punto: Tomasi interpreta un paesaggio collinare che, pur essendo familiare a chi ci vive, riesce ancora a sorprendere, soprattutto quando lo si mette in contrasto con le creste innevate ampezzane e cadorine. A fare da cornice c’è un edificio che ha storia e presenza: il Miramonti Majestic, hotel cinque stelle inaugurato nel 1902, abituato a ospitare appuntamenti e nomi di rilievo della scena culturale italiana.

La mostra è organizzata come un viaggio per immagini attraverso le Colline UNESCO, da Valdobbiadene a Conegliano e Vittorio Veneto. I temi toccano più piani: l’incontro tra architettura della natura e architettura dell’uomo, il rispetto per i luoghi sacri, ma anche il mistero e quel folklore veneto che, tra filari e ombre, continua a riaffiorare. C’è spazio per l’inverno, per la forza delle viti eroiche e secolari e per una lettura quasi simbolica: in alcune opere queste viti diventano figure verticali, come crocefissi, alle quali l’artista attribuirebbe volentieri una sorta di “medaglia”, per la tenacia con cui modellano la collina.

La prima parte del percorso, Dal piano al monte, mette in evidenza la varietà del paesaggio e il modo in cui cambia salendo di quota. Si parte da scorci come la Valbona di Conegliano e Formeniga, poi si arriva ai 500 metri di Combai: qui la geometria si spezza, diventa più irregolare, come se la collina alzasse la voce e chiedesse un’osservazione più lenta.

Da lì si entra nelle cattedrali verdi, dedicate alla parte più alta della core zone UNESCO, dove alcuni vigneti disegnano “raggiere” che ricordano navate. È un omaggio a chi questi paesaggi li ha costruiti nel tempo, a colpi di lavoro e pazienza. In questa sezione spiccano colori che cercano di inseguire la luce: in un’opera il tramonto è così acceso da sembrare più forte della tavolozza, in un’altra le ombre diventano rosseggianti, quasi a suggerire presenze soprannaturali, legate alle storie che la tradizione trevigiana ha sempre lasciato scorrere ai margini dei campi.

Il dialogo tra costruito e naturale trova spazio nella sezione successiva, dove ville venete, castelli di pietra e architetture minori, come antiche edicole, sembrano emergere dalla terra con la stessa naturalezza delle viti che le avvolgono. Subito accanto compaiono le viti maritate, che raccontano l’intreccio tra la glera e altri alberi, tra gelsi, ciliegi e salici, come se il paesaggio fosse anche una storia di alleanze.

A chiudere la terza parete c’è Quattro inverni in Core Zone: le colline di Farra di Soligo e Col San Martino, le Tenade di Follina e Campea, rese con pochi segni e con toni azzurri e violetti, capaci di far sentire l’aria fredda senza descriverla. Il finale è affidato a un trittico sulla sacralità del paesaggio, con il Santuario di Collagù e due vedute, una d’autunno e una di primavera. Al centro, l’elemento che Tomasi definisce l’albero della vita, come se la mostra volesse chiudersi non su un luogo, ma su un simbolo.

Il senso dell’operazione, in fondo, sta anche nelle parole dell’artista: portare questa narrazione “fuori” dall’ambito collinare serve a far risaltare di più un sito dichiarato Patrimonio dell’Umanità, perché chi ci abita rischia di non farci più caso. Tomasi racconta di camminare spesso e di trovare, anche restando vicino a casa, qualcosa di nuovo: da qui nasce l’esigenza di trasformare la meraviglia in forme e colori, e di farla viaggiare, fino a Cortina.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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