I lupi non si lasciano fotografare quando vogliono davvero nascondersi. Questa potrebbe essere la sintesi di uno studio che ha confrontato due modi molto diversi di osservare la vita quotidiana di questi predatori: le fototrappole piazzate lungo le strade forestali e i sensori di movimento agganciati direttamente al collo degli animali.
Per oltre un decennio, ricercatori in Croazia e nella Turchia nordorientale hanno raccolto dati su trentasette lupi dotati di collari con accelerometri, dispositivi capaci di registrare ogni movimento del corpo, ogni corsa, ogni riposo. Contemporaneamente, centinaia di fototrappole disseminate lungo le strade forestali immortalavano il passaggio di questi carnivori, accumulando migliaia di scatti.
Il confronto tra i due metodi ha rivelato qualcosa di interessante. In linea generale, entrambi gli approcci concordano sul fatto che i lupi siano animali prevalentemente notturni, con un calo di attività nelle ore centrali del giorno. Ma quando si entra nei dettagli, le differenze diventano significative. Le fototrappole, per esempio, non sono riuscite a cogliere un cambiamento importante nel comportamento dei lupi durante la tarda primavera, quando le femmine allevano i cuccioli. In quel periodo, gli accelerometri hanno registrato un aumento dell’attività diurna, probabilmente legato alla necessità di procurare prede più piccole e vulnerabili per nutrire i piccoli. Le telecamere sulle strade, invece, non hanno catturato questo fenomeno, semplicemente perché i lupi in quei momenti evitavano le vie forestali.
Il motivo è legato al modo in cui questi animali usano le strade. I lupi le percorrono soprattutto per spostarsi rapidamente da un punto all’altro del territorio, specialmente durante le ore notturne quando il rischio di incontrare esseri umani è minimo. Ma per attività più delicate, come il riposo o la cura dei cuccioli, preferiscono stare alla larga dai sentieri battuti. Questo significa che una fototrappola piazzata su una strada cattura solo una fetta particolare del comportamento del lupo, quella legata agli spostamenti veloci.
Le differenze tra i due siti di studio hanno aggiunto ulteriori sfumature. In Croazia, dove i lupi si nutrono in buona parte di ungulati selvatici come caprioli e cervi, la correlazione tra i dati delle fototrappole e quelli degli accelerometri era più forte. In Turchia, invece, dove il bestiame domestico e i piccoli mammiferi costituiscono la base dell’alimentazione e dove i boschi sono più radi, le discrepanze erano maggiori. I lupi turchi, costretti a cacciare in aree aperte dove non è possibile installare telecamere, risultavano quasi invisibili alle fototrappole durante alcune ore del giorno.
Un altro fattore interessante riguarda la neve. Durante l’inverno croato, le fototrappole hanno registrato un picco di attività notturna dei lupi sulle strade. La spiegazione più probabile è che le strade sgomberate dalla neve offrissero percorsi più agevoli rispetto al sottobosco innevato. In Turchia, invece, dove le strade forestali in inverno vengono raramente utilizzate e si coprono di neve più del terreno circostante grazie alla minore copertura arborea, i lupi tendevano a evitarle, risultando meno visibili alle telecamere proprio nei mesi più freddi.
Questi risultati non significano che le fototrappole siano uno strumento inutile per studiare la fauna selvatica. Al contrario, rappresentano un metodo economico e non invasivo che può fornire informazioni preziose sulla presenza e sulla distribuzione delle specie. Ma suggeriscono cautela nell’interpretazione dei dati, soprattutto quando le telecamere vengono posizionate in punti strategici come strade e sentieri piuttosto che in modo casuale sul territorio.
La lezione più importante riguarda forse la complessità del comportamento animale. Un lupo non è semplicemente attivo o inattivo in determinate ore del giorno. La sua attività cambia in base alla stagione, alle condizioni meteorologiche, alla disponibilità di prede, alla presenza umana e persino alla conformazione del terreno. Catturare questa complessità richiede strumenti diversi, ciascuno con i propri punti di forza e i propri limiti. Gli accelerometri offrono un ritratto dettagliato e continuo della vita di un singolo individuo, ma richiedono la cattura e la manipolazione dell’animale. Le fototrappole permettono di monitorare intere comunità senza disturbo, ma raccontano solo ciò che accade nei luoghi dove sono installate.
In un’epoca in cui la tecnologia offre strumenti sempre più sofisticati per osservare la natura, questo studio ricorda che nessun metodo è perfetto e che la verità spesso emerge dal confronto tra prospettive diverse. I lupi, dal canto loro, continuano a vivere le loro vite complesse, indifferenti agli sforzi umani di comprenderli, svelando i loro segreti solo a chi sa guardare nel posto giusto al momento giusto.
(Autore: Paola Peresin)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata








