Fusione tra Comuni, via al confronto: “Più personale e incentivi”. C’è chi frena: “Iter lungo, rafforziamo le convenzioni”

I sindaci Roberto Campagna, Mariarosa Barazza, Giacomo De Luca, Larry Pizzol

Il tema della fusione tra Comuni anima il dibattito amministrativo nel territorio dell’Alta Marca. Ad aprire ufficialmente il confronto di questi giorni è il sindaco di Cordignano, Roberto Campagna, che ha posto l’attenzione sulle crescenti difficoltà legate alla carenza di personale e di risorse nei piccoli enti locali, indicando nella fusione una possibile risposta strutturale.

Secondo Campagna, il percorso appare in parte già tracciato: “I vantaggi, soprattutto economici, sono evidenti. Il vero nodo è affrontare il tema con la popolazione: c’è chi teme di perdere identità, appartenenza o specificità legate alla propria frazione. Non so se tutti siano pronti, ma personalmente sono favorevole”.

Meno chiara, però la questione dei possibili partner della fusione: “Non può essere una scelta basata su simpatia o tradizioni, ma su criteri oggettivi ed economici – precisa -. In passato la Regione aveva avviato uno studio che individuava princìpi e opportunità di fusione”.

Un confronto che, di fatto, finora si è limitato a scambi informali tra sindaci. “È arrivato il momento – sottolinea Campagna – di aprire un tavolo tra amministratori per superare le perplessità e valutare seriamente i numeri, prima di coinvolgere la cittadinanza. L’obiettivo deve essere offrire servizi migliori, su un bacino di 10-12 mila abitanti”.

Più prudente la posizione della sindaca di Cappella Maggiore, Mariarosa Barazza, che esorta a non sottovalutare la complessità del percorso: “Parlare di fusione – dice – significa essere consapevoli che si tratta di un procedimento lungo e complesso. Nella nostra provincia almeno due tentativi sono falliti in fase avanzata, altri si sono fermati alle discussioni teoriche. O il legislatore semplifica la normativa o è inutile perdere tempo a parlare di fusioni”.

Barazza indica intanto una strada alternativa: “Piuttosto, sinergie positive tra Comuni si possono raggiungere in modo più rapido e snello allargando l’ambito di azione degli Enti che già esistono, come l’Unione Montana che attualmente ha solo una funzione delegata, quella della Protezione Civile; oppure associando le funzioni attraverso le convenzioni previste dalla legge, ad esempio per la Polizia locale, come abbiamo fatto con Colle Umberto, e attuando l’Ambito Territoriale Sociale per la gestione associata dei servizi sociali, attraverso la creazione di un nuovo Ente come previsto dalla legge regionale veneta”.

“Insomma – conclude Barazza – quello che intendo dire è che si può lavorare bene insieme, conseguendo benefici in termini di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, con strumenti più agili di quello della fusione, che preservano anche l’identità territoriale delle comunità. Le attuali sfide e i nuovi bisogni delle nostre comunità esigono sempre di più che si mettano insieme le forze, come del resto ha appena fatto Cappella Maggiore con Fregona e Sarmede attraverso la creazione del servizio associato dello psicologo per il benessere della comunità”.

Dal Comune di Fregona cenni di assenso da parte del sindaco Giacomo De Luca, che però invita alla calma: “Ci vuole tempo – esordisce -. È un tema che riguarda soprattutto i Comuni più piccoli, che soffrono la mancanza di personale: ce lo contendiamo tra enti e spesso lo perdiamo a favore del Friuli Venezia Giulia. Nel lungo periodo la fusione può diventare una soluzione per trattenere risorse umane”. 

I vantaggi, secondo De Luca, sono molti, ma vanno condivisi con la popolazione: “Le forzature non funzionano. Può essere anche uno strumento contro lo spopolamento. Esistono interessanti incentivi statali. Oggi peraltro molti servizi possono essere erogati anche online”.

Convinta anche la posizione del sindaco di Sarmede,Larry Pizzol, che guarda al futuro: “Mettere insieme le energie diventerà quasi necessario. La fusione, se costruita in modo partecipato e condiviso, permetterebbe di ottimizzare le risorse umane e migliorare i servizi, grazie anche a maggiori incentivi statali”.

Pizzol – che spiega di “non aver avuto ancora un vero confronto con l’Amministrazione sarmedese” – sottolinea che l’identità dei singoli paesi non verrebbe cancellata: “Ogni Comune manterrebbe le proprie specificità. Non si toglierebbe nulla a nessuno, si concentrerebbe la dimensione amministrativa”.

Un bacino ideale, secondo il sindaco di Sarmede, sarebbe quello compreso tra i 10 e gli 11 mila abitanti: “Una dimensione né troppo piccola né troppo grande. Per conformità territoriale penso innanzitutto a Fregona, ma anche a Cappella Maggiore. È un tema che va spiegato bene ai cittadini: solo così si può capire che non è una perdita, ma un’opportunità. Tutto dipenderà dalla volontà delle singole amministrazioni”.

Il confronto, dunque, è appena iniziato. Tra aperture, cautele e percorsi alternativi, la fusione dei Comuni si prepara ad essere una delle grandi sfide amministrative dei prossimi anni, e la Pedemontana potrebbe diventare un laboratorio per tutta la Marca. 

(Autrice: Beatrice Zabotti)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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