Le imminenti Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono l’occasione per gettare lo sguardo indietro ai Giochi olimpici del 1956, svoltisi sempre nello scenario ampezzano.
Lo hanno fatto Antonella Stelitano e Adriana Balzarini, autrici del volume “Le donne di Cortina 1956”, edito da Minerva, presentato venerdì sera alla Galleria dell’Eremo, nella sede municipale del Comune di San Pietro di Feletto (a Rua di Feletto).
Un’opera che è un’interessante rassegna delle figure femminili che parteciparono a quell’edizione dei Giochi, in varie vesti, ovvero come atlete, giornaliste, allenatrici e giudici di gara. Ma non solo.
“Su mille atleti, il 15,8% erano donne. Oggi, invece, c’è la parità in fatto di partecipazione – ha affermato Stelitano, dopo i saluti iniziali del sindaco Cristiano Botteon e dell’assessore Fabiana Ceschin – Per conoscere quel contesto, è necessario guardare le cose con lo spirito del tempo”.
Il libro è il frutto di ricerche nell’ambito della pubblicistica dell’epoca e dell’ascolto di testimonianze dirette.


“Abbiamo voluto raccontare anche le storie delle ampezzane, in un’edizione dei Giochi che fu una svolta epocale: per la prima volta le Olimpiadi andavano in televisione e, pertanto, queste donne venivano viste da tutti – ha proseguito Stelitano – In quegli anni, le donne potevano praticare dello sport fino al matrimonio e, successivamente, ci si fermava. Le atlete avevano tra i 12 e i 21 anni”.
“Le giornaliste che seguivano lo sport erano un’eccezionalità – ha aggiunto – Poi c’erano le allenatrici e le donne giudici, altre avevano il ruolo di accompagnatrici e di addette alle premiazioni, e dovevano conoscere più lingue e la zona di Cortina”.
Negli anni Cinquanta lo sport non era alla portata di tutti, basti pensare al caso delle pattinatrici su ghiaccio, che in estate dovevano recarsi in Svizzera, Francia e Londra per potersi allenare (dovevano quindi provenire per forza da una famiglia ricca, per sostenere i costi).
“Se queste donne hanno potuto fare quello che hanno fatto, era per merito di un padre, di un fratello e di un cugino – ha affermato – Fare sport non era considerata un’attività da donne, a eccezione del pattinaggio su ghiaccio. Lo slogan era infatti: ‘Donna sui pattini, matrimonio assicurato'”.
Madrina di quei Giochi fu l’attrice Sophia Loren, che arrivò in loco scortata dagli Alpini.
“Le atlete erano allo stesso tempo lavoratrici e studentesse. Oggi ci accorgiamo come, nel tempo, siano state abbattute diverse differenze tra atleti e atlete”, ha concluso.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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