Da cinque che dovevano essere all’inizio, sono rimasti in due a portare avanti il progetto di fusione tra Comuni nell’area della Pedemontana: Cavaso del Tomba e Castelcucco. Con il primo che ha già portato in Consiglio comunale (martedì) la relativa delibera di approvazione della convenzione per uno studio di fattibilità su tale ipotesi, che ha ottenuto il via libera all’unanimità.
E con il secondo che farà lo stesso, verosimilmente con il medesimo risultato, entro la metà di marzo. A quel punto occorrerà, per gli amministratori che stanno promuovendo questo processo, incontrare cittadini e associazioni locali per spiegarne l’indispensabilità per far fronte alla varie criticità in termini di efficienza ed efficacia della “macchina comunale” (vedi ad esempio alla voce “personale”) e continuare a garantire determinati servizi.
Dopo il confronto con la popolazione, entro fine aprile, lo studio di fattibilità aggiornato e approvato dai due enti locali, verrà portato in Regione e, in caso di accoglimento, si arriverà entro il prossimo autunno (probabilmente ad ottobre) all’indizione di un referendum. Che, se darà l’esito sperato, porterà dunque alla fusione ufficiale di Cavaso del Tomba e Castelcucco entro la fine del 2026.
Non escludendo peraltro la possibilità di futuri ingressi da parte di quei comuni che, inizialmente, facevano parte del progetto ma che poi si sono defilati: Possagno, Pieve del Grappa e Monfumo.
“I tempi sono ormai maturi e le necessità incombenti – spiega il sindaco di Cavaso, Gino Rugolo – Non facciamo questo per gloria personale o altro, ma per dare una prospettiva futura concreta a questo territorio che amiamo molto. Nessuno qui vuole annullare le singole specificità, che anzi potrebbero essere esaltate all’interno di una nuova realtà amministrativa rafforzata. E’ un percorso che parte da lontano ma che ora deve andare a conclusione, perché le criticità che devono affrontare i piccoli comuni come i nostri sono sotto gli occhi di tutti”.
Gli fa eco il primo cittadino di Castelcucco, Paolo Mares, perfettamente allineato sul tema: “Siamo in sintonia su questo e presto faremo il nostro passaggio in Aula – conferma – Dobbiamo essere bravi noi amministratori a spiegare bene alla popolazione i vantaggi di questa operazione, perché i ‘campanilismi‘ sono duri a morire. Ma ormai non si può più prescindere da questo, la strada è tracciata: unirsi per essere più forti“.
Gli incentivi della Regione
“Nel nuovo Piano di riordino territoriale la Regione del Veneto ha confermato con forza la volontà di sostenere finanziariamente i Comuni che scelgono il percorso della fusione. È una scelta strategica che punta al rafforzamento amministrativo e a una maggiore capacità operativa degli enti locali. In un contesto che richiede risposte rapide e competenze sempre più specialistiche, superare l’eccessiva frammentazione amministrativa non è più solo un’opportunità, ma una necessità”.
Con queste parole l’assessore regionale agli Enti locali e Riordino territoriale, Marco Zecchinato, ha commentato il via libera della Giunta al provvedimento che ridefinisce criteri e modalità per l’assegnazione e l’erogazione dei contributi straordinari ai Comuni istituiti per fusione di due o più Comuni. L’iter prevede ora il passaggio in Prima Commissione consiliare per il parere favorevole, ultimo step prima dell’approvazione definitiva e dell’entrata in vigore.
“I nuovi criteri introdotti per il 2026 nascono proprio per incentivare questi percorsi e mettere i nuovi enti nelle condizioni di disporre, fin da subito, delle risorse necessarie per riorganizzare le proprie strutture e avviare una gestione unitaria dei servizi, senza gravare sui cittadini – ha spiegato Zecchinato -. Abbiamo definito un sistema di contributi che tiene conto delle caratteristiche dei territori, dall’estensione chilometrica al numero di abitanti, prevedendo specifiche premialità per le fusioni che raggiungono la soglia minima di 5 mila abitanti, che coinvolgono Comuni montani o appartenenti ad Unioni o Aree interne o che presentino soglie di criticità socioeconomica come definite dal Piano di riordino territoriale. Questi incentivi regionali, che si sommano ai fondi statali, rappresentano un investimento concreto sul futuro del Veneto”.
“Un esempio significativo di questo percorso è rappresentato dall’istituzione del nuovo Comune di Castegnero Nanto, approvata ieri all’unanimità dal Consiglio regionale dopo l’esito positivo del referendum consultivo del 18 e 19 gennaio scorsi – ha concluso l’assessore -. Unire le forze significa rafforzare i servizi ai cittadini, valorizzare le competenze all’interno delle amministrazioni locali e aumentare il peso del territorio nei tavoli istituzionali. In una fase storica complessa per i piccoli Comuni, la fusione è uno strumento efficace per garantire servizi di qualità e risposte concrete alle esigenze delle comunità”.
(Autore: Alessandro Lanza)
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