Era il 25 giugno 1976 quando l’Assessore regionale all’Agricoltura del Friuli-Venezia Giulia, Emilio Del Gobbo, firmò un decreto destinato a cambiare per sempre il destino di uno degli angoli più preziosi della laguna di Marano. Con un tratto di penna, 824 ettari alle Foci del Fiume Stella venivano dichiarati ufficialmente Oasi di Protezione e Rifugio: 800 ettari nel Comune di Marano Lagunare e 24 in quello di Precenicco.
Nasceva così uno dei primi e più significativi esempi italiani di tutela attiva degli habitat lagunari. Un atto coraggioso e visionario, che merita di essere celebrato e ricordato.
Da Ramsar alla laguna friulana: una catena virtuosa
La storia di quest’Oasi affonda le radici in un trattato internazionale di portata storica. Il 2 febbraio 1971, sulle rive del Mar Caspio, nella città iraniana di Ramsar, veniva sottoscritta la Convenzione sulle Zone Umide di Importanza Internazionale, uno strumento giuridico rivoluzionario pensato per proteggere quegli ecosistemi d’acqua dolce, salmastra e salata che costituiscono alcuni degli ambienti più ricchi e fragili del pianeta.
L’Italia recepì quella Convenzione il 13 marzo 1976, con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 488. Pochi mesi dopo, la Regione Friuli-Venezia Giulia era già pronta ad agire: le Foci del Fiume Stella diventavano Oasi, tra le prime aree italiane a beneficiare concretamente dello spirito di Ramsar.
Una storia insolita: furono i cacciatori a chiedere la protezione
Uno degli aspetti più sorprendenti e affascinanti di questa vicenda è che la nascita dell’Oasi fu sollecitata anche dagli stessi cacciatori. I soci della riserva di diritto di Marano Lagunare, in accordo con il Fondo Mondiale per la Natura (WWF) e tramite il Comitato Provinciale della Caccia di Udine, riconobbero che l’intera laguna mancava di una zona sufficientemente ampia dove gli uccelli svernanti potessero sostare e rifugiarsi in sicurezza.
Prima del decreto, quell’area rientrava nella riserva di caccia denominata «Tagliaduzza UD 35», i cui diritti venivano affittati dal Comune di Marano a privati. Era una zona nota per i grandi carnieri che vi si realizzavano: una testimonianza indiretta, paradossale ma eloquente, della straordinaria ricchezza faunistica di quei luoghi. Quando il Comune di Marano rinunciò spontaneamente ad affittare la riserva, il decreto di Oasi di Rifugio poté essere ottenuto con relativa facilità.
Il risultato fu immediato e straordinario: privati del disturbo della caccia, gli uccelli cominciarono a concentrarsi in quell’area in numeri persino superiori a quelli che le sole condizioni ambientali avrebbero potuto giustificare. Le Foci del Fiume Stella diventarono rapidamente la zona più ricca di selvatici dell’intera laguna.
Franco MUSI e Fabio PERCO: un matrimonio di talenti al servizio della natura
Se un territorio può essere salvato da un decreto, è la passione e la competenza delle persone a trasformarlo in un punto di riferimento culturale e scientifico. In questo senso, la storia dell’Oasi delle Foci del Fiume Stella è indissolubilmente legata a due nomi: Franco MUSI e Fabio PERCO.
La loro collaborazione, sfociata nel 1983 nella pubblicazione de “L’Oasi Avifaunistica di Marano Lagunare”, rappresenta uno di quei rari e felici sodalizi in cui la capacità amministrativa e organizzativa si incontrano con la sensibilità naturalistica e il talento scientifico, dando vita a qualcosa di più grande della somma delle sue parti. Un vero e proprio matrimonio tra competenze, la visione di chi sa costruire le condizioni perché la natura venga protetta e quella di chi sa leggerla e raccontarla, che ha lasciato un’eredità duratura nella storia della conservazione italiana.
Grazie al loro lavoro, l’Oasi non rimase soltanto un perimetro tracciato su una mappa, ma divenne un laboratorio vivo di conoscenza e tutela della biodiversità, un modello a cui guardare per chiunque volesse fare sul serio con la protezione degli ambienti umidi nel nostro Paese.
Un patrimonio da custodire
Oggi, a cinquant’anni da quel decreto, le Foci del Fiume Stella continuano a essere uno scrigno di biodiversità e rifugio per la fauna selvatica e un simbolo di ciò che è possibile ottenere quando istituzioni, associazioni e comunità locali convergono verso un obiettivo comune: restituire alla natura lo spazio e il silenzio di cui ha bisogno.
Buon compleanno Oasi delle Foci del Fiume Stella! E grazie a tutti coloro che, mezzo secolo fa, ebbero la lungimiranza di scegliere la protezione invece dello sfruttamento.
(Autore: Paola Peresin)
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