Banche venete, sul fondo di indennizzo non arrivano risposte da parte di Consap. Arman (coordinamento don Torta): “Siamo molto preoccupati”

Quella dei risparmiatori truffati dalle banche venete si manifesta in tutto e per tutto in una “storia infinita”. Neppure quel piccolo “ristoro” ottenuto con il Fir (Fondo indennizzo dei risparmiatori), istituito nel 2018 e finanziato a marzo 2020, appare più una certezza.

A lanciare l’allarme è il coordinamento associazioni banche popolari venete “don Enrico Torta”, presieduto da Andrea Arman, che da Consap (l’ente che materialmente eroga i fondi) non riesce a ottenere risposte sull’attuale situazione dei ristori: “Quanti sono i risparmiatori che hanno ricevuto l’indennizzo, e quanti euro sono stati veramente dati ai risparmiatori? – ha chiesto Arman in una comunicazione via Pec a Consap – Pare incredibile, ma nonostante le due precise domande che abbiamo rivolto a Consap, questa si è chiusa e non fornisce chiarimenti. Siamo preoccupati perché si avvicina un momento in cui in Italia tutto è possibile e questo momento si chiama legge di bilancio, la cosiddetta milleproroghe, quella legge dove viene inserito di tutto e spesso ci si accorge della novità solo quando viene applicata”.

“Sappiamo – prosegue Arman – che giace in parlamento la proposta di legge n. 3141 a firma di Gallo, Bruno, Buonpane e altri 11 parlamentari, tutti del Movimento 5 Stelle, che vorrebbe destinare le risorse del Fir a persone che hanno perso soldi in operazioni finanziarie con società, non banche, come la Deiulemar S.p.a. Sappiamo anche della volontà dell’onorevole Ruocco (M5S), presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta ‘banche’, di agganciare alla legge Fir altre realtà strutturalmente e giuridicamente differenti da quelle considerate nella vigente legge Fir. Sappiamo, perché ce lo ricordano con costante periodicità esponenti locali, che il Pd, nonostante la sentenza di Vicenza nel processo Zonin, non si è rassegnato ad accettare tutti i risparmiatori come aventi diritto al risarcimento del danno, e vorrebbe reintrodurre l’arbitrato nel Fir”.

Sull’arbitrato, su un giudizio cioè di accoglimento dell’istanza su esame di apposita commissione e non in via automatica previa richiesta allegata di documentazione comprovante la detenzione di azioni di Veneto Banca o Banca Popolare di Vicenza, il coordinamento si era particolarmente battuto, scongiurando il “doppio binario” (in automatico solo per chi non supera i tetti di reddito e di patrimonio, arbitrato per tutti gli altri) proposto dal Tesoro.

I giochi, su questo punto, sembravano fatti, ma “siamo molto preoccupati – sottolinea Andrea Arman -. Pertanto invitiamo tutti i risparmiatori a vigilare ed a comunicarci immediatamente ogni notizia, chiacchiera, sensazione relativa ai possibili movimenti che i politici potrebbero fare sulla legge Fir”.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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