Luoghi del Sacro in terra Unesco: la chiesa parrocchiale di Moriago della Battaglia, l’antica torre e lo scrigno che conserva la Pala del Pordenone

La chiesa parrocchiale di Moriago della Battaglia è uno degli edifici più interessanti della ricostruzione postbellica, in seguito alle distruzioni della prima Guerra mondiale. Sorge in un’area che è attestata come luogo di culto fin dal XII secolo, con riedificazioni nel XVI e nel XVII.

L’attuale edificio neoromanico è frutto dell’idea progettuale dell’architetto Alberto Alpago Novello, che immagina – e poi realizza, tra il 1922 e il 1924 – un insolito edificio a pianta centrale nel quale si fondono insieme l’arte del Novecento e ciò che resta delle costruzioni precedenti.

Questo confronto tra secoli diversi lo si riscontra sin dall’esterno della parrocchiale, dove a pochi metri dalla facciata sorgono i resti di un’antica torre Da Camino. Allo stesso modo, sulla superficie della facciata stessa, si nota come il portale d’ingresso venga impreziosito sia dalla presenza di alcune lapidi superstiti della chiesa medievale, sia da cinque statue contemporanee in pietra chiara raffiguranti la Madonna e Santi.

Una commistione di antico e moderno che può apparire coraggiosa, ma che in realtà è solo un accenno del tripudio di stili che dà forma all’interno della chiesa. Entrando, infatti, ci si rende velocemente conto della compresenza di opere d’arte di periodi differenti, come la pala d’altare del Pordenone e la monumentale cupola colorata che la sovrasta.

Quest’ultima, affrescata nel 1925 da Guido Cadorin con l’aiuto di Giovanni Zanzotto – padre del poeta Andrea – rappresenta la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli: dal centro della calotta color blu elettrico una colomba irradia luminose lingue di fuoco che scendono a posarsi sopra le teste dei Dodici, intenti a loro volta ad osservarci e ad ammonirci. Una rappresentazione che nasce per colpire ed interrogare, ma che per la sua peculiarità è da annoverasi tra i capolavori locali.

Nella parte sottostante, lungo il perimetro dell’aula a pianta centrale, si aprono il presbiterio e le cappelline, che conservano ciascuna delle opere d’arte, a partire dalla già menzionata pala del Pordenone datata tra il 1528 e il 1530.

A lungo ritenuta di mano di Tiziano, viene riattribuita da Antonio Canova in persona nel 1822 e raffigura una Sacra Conversazione di impianto monumentale. In primo piano San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate, guardandoci, ci invitano ad entrare nella scena e ad assistere allo scambio tra la Madonna con il suo Bambino e gli altri due Santi presenti.

Negli altri spazi accanto al presbiterio si trovano invece dei lavori di Giuseppe Modolo, ovvero un trittico e due affreschi, nei quali molto forte è la resa psicologica dei personaggi rappresentati: si veda ad esempio la vergogna e la disperazione nei volti di Adamo ed Eva, cacciati dal Paradiso da un angelo dall’aria severa e risoluta.

Infine, nelle cappelline accanto all’ingresso, la parrocchiale di Moriago torna a mettere insieme – raffrontandoli da una parte e dall’altra della navata – un affresco devozionale del Cinquecento e delle formelle in terracotta di Carlo Conte sulle storie di Sant’Antonio da Padova, per ribadire fino all’ultimo centimetro del suo spazio la sua vocazione a tenere uniti tra loro il presente e il passato del nostro territorio.

(Articolo a cura di Cristina Chiesura – Ufficio Arte Sacra diocesi di Vittorio Veneto).
(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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