“Le tue mani erano cura”: l’Ulss 2 ricorda il dottor Stefano Lamon con targa e mosaico

“È nato da una sovrabbondanza di affetto, di amicizia, di riconoscenza — la parola giusta è amore”.

Con queste parole Silvia Lamon ha descritto l’origine del mosaico dedicato al marito, il dottor Stefano Lamon, direttore dell’Unità operativa di Oncologia dell’ospedale di Oderzo, scomparso il 15 luglio scorso dopo aver affrontato con coraggio e dignità una lunga malattia.

L’Ulss 2 lo ha ricordato oggi con una cerimonia commossa e partecipata, alla quale erano presenti il direttore generale Francesco Benazzi, il direttore sanitario Stefano Formentini, la sindaca di Oderzo Maria Scardellato, la moglie Silvia, i figli Giovanna, Giuseppe e Pietro, insieme a una folla di amici, colleghi e pazienti. Numerose le presenze, tanti i volti commossi: una testimonianza silenziosa e potente del segno profondo che il dottor Lamon ha lasciato in chiunque lo abbia conosciuto o incontrato lungo il cammino della cura.

Nel corso della cerimonia sono stati scoperti una targa commemorativa e il mosaico, ora collocati negli spazi dell’ospedale opitergino come segno tangibile di gratitudine e memoria. L’opera — che porta il titolo “Le tue mani erano cura” — raffigura un albero il cui tronco è formato da due mani solide che si aprono con delicatezza, mentre le foglie sono tante mani, ciascuna di un colore diverso, a rappresentare l’individualità preziosa di ogni persona e l’alleanza armonica tra curanti e pazienti che Stefano Lamon ha sempre considerato il cuore della buona medicina.

Il mosaico stesso è una metafora: ogni tessera porta idealmente il nome di chi ha voluto esserci, di chi ha contribuito, di chi era presente e di chi non ha potuto esserlo ma ha partecipato con il cuore. “Volevamo che avesse colori luminosi e che fosse grande — ha spiegato la moglie Silvia —, grande abbastanza da attirare l’attenzione di chi entra in questo luogo di cura.” Un sogno realizzato, ha aggiunto, grazie all’entusiasmo contagioso di Mauro, l’amico di sempre, capace come Stefano di guardare lontano e di trasformare i sogni in realtà.

Perché l’eredità di Stefano Lamon, come ha ricordato la moglie, “è già attiva attraverso ciascuno di noi: cammina con le nostre gambe, si esprime con i nostri pensieri, i nostri gesti, le nostre parole”. Un professionista di altissimo livello, capace di innovare i servizi e di promuovere ambienti di cura sempre più accoglienti e dignitosi. Ma soprattutto un uomo di rara umanità, che aveva fatto propria una convinzione profonda: cura la malattia, certo, ma prendendoti cura della persona.

“Il ricordo del dottor Lamon è ancora vivo in tutti noi – ha sottolineato Benazzi –. La targa e il mosaico che oggi scopriamo sono un segno concreto della riconoscenza dell’Azienda e della comunità verso un medico che ha fatto della competenza, dell’empatia e della presa in carico globale del paziente la cifra distintiva del suo operato. La sua eredità professionale e umana continuerà a guidare il lavoro dell’Oncologia di Oderzo”.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Ulss 2 Marca trevigiana)
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