Il sogno di Giuliano, ex malgaro affetto da una malattia debilitante, si avvera: “Volevo solo tornare sul Grappa”

Una storia che nasce tra i pascoli d’alta quota, tra i campanacci di quelle vacche che Giuliano Carraro conosceva per nome e che ricorda ancora, nonostante il passare degli anni e l’aggravarsi della sua condizione di salute.

Classe 1967, originario di Maser, Giuliano lavorò a lungo in alta quota, a cargàr montagna, da giovane, assieme al padre e allo zio.

Di quell’area del Monte Grappa conobbe tutto: i sentieri nascosti, i segnali degli animali, i consigli del vento. Imparò a “leggere nel latte” le tecniche giuste per rendere una forma di formaggio tipico più saporita, dal morlacco al bastardo e anche di quelli che non avevano un nome, che erano buoni e basta.

Cresciuto con la severità di un tempo, con i valori degli uomini che devono scendere a patti con la natura, Giuliano crebbe forte e desiderò che la montagna fosse sua per sempre. Ma – chi la conosce lo sa – in alto il tempo cambia in fretta e la vita che Giuliano aveva desiderato cambiò d’un tratto. Una malattia debilitante lo aggredì e gli impedì di continuare quel mestiere, costringendolo a rimanere seduto su una sedia a rotelle.

Andrea e Piercarlo assicurano la sedia al furgone

Oggi Carraro vive in un appartamento di proprietà delle Opere Pie, a Pederobba, frequenta il centro diurno organizzato da Vita e Lavoro e rilascia alcune interviste al professor Giancarlo Cunial, che con lui condivide un particolare progetto biografico chiamato “Cu.Ori” (Cuori e Orizzonti).

Piercarlo spinge la sedia a rotelle di Giuliano lungo la salita che porta all’Ossario

Oltre alla famiglia, che gli è vicina, e la comunità di cui fa parte assieme ad altri 24 compagni, a Giuliano sono rimaste due cose: i ricordi, ancora incredibilmente tersi, e i sogni, che hanno sempre a che fare con la montagna e le sue meraviglie.

E a proposito di sogni, questa mattina, lunedì 3 luglio, la Cooperativa Vita e Lavoro ha voluto avverare uno dei desideri più grandi di Giuliano: tornare sul Grappa, per visitare Cima Grappa e pranzare con prodotti tipici in una malga come quelle dove lui lavorò da giovane.

Giuliano con la sua famiglia

Con un ampio gruppo di amici e conoscenti, con gli operatori Andrea, Piercarlo e Anna e la coordinatrice del centro, Lara, ha condiviso un profondo momento di gioia, poi di soddisfazione e di nostalgia ai piedi dell’Ossario, coperto da un denso velo di nebbia, dove il sindaco Annalisa Rampin e il professor Giancarlo Cunial hanno spiegato a lui e agli altri ragazzi della cooperativa come quel sito sia diventato oggi un patrimonio riconosciuto a livello internazionale e come le malghe contribuiscano al mantenimento del Massiccio.

“Grazie a tutti voi, è un sogno tornare quassù” ha scritto in una lettera dedicata a chi lo ha aiutato ad avverare questo desiderio.

Giuliano indica i formaggi che faceva anche lui

Il gruppo è poi sceso ai 1.250 metri di Malga Pat, dove ha potuto pranzare con i suoi compagni e amici, confrontando segretamente il morlacco moderno con quello che faceva lui, con ricette senza dubbio altrettanto sfidanti. Assieme a lui c’erano il fratello e la mamma, che abitano ancora a Maser, nella casa più alta del paese, quasi per tentare di rimanere “all’altezza del Grappa”.

Annalisa Rampin, presidente dell’IPA, spiega a Giuliano il significato di Cima Grappa oggi

Oggi Giuliano, grazie a questo progetto di Vita e Lavoro e del professor Giancarlo Cunial, ha potuto ricordare tutto di quei giorni faticosi con lo zio e col papà, degli amori fuggenti in quel Monte Grappa così selvaggio, di quel dialogo senza parole con gli animali e con il vento. Lo sente ancora, forse, e lo tiene per sé. Nessuno glielo porterà via.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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