Sta arrivando la 21esima edizione del Lago Film Fest, il Festival indipendente di cinema che sbarcherà nel suggestivo scenario paesaggistico di Revine Lago, dal 18 al 26 luglio (tutto il programma aggiornato è consultabile sul sito www.lagofest.org).
Ben 115 i volontari al lavoro (di cui una sessantina provenienti da fuori regione e dall’estero), 2mila pellicole proposte al festival di cui 71 in concorso (42 sono dirette da registe donne), 9 giorni di festival, tra proiezioni sotto le stelle, area food a chilometro zero, colazioni e aperitivi con i registi, laboratori creativi aperti dagli zero ai 99 anni, performance di danza, installazioni e concerti: è l’offerta del Lago Film Fest che, a metà luglio, renderà Revine Lago (divenuta Capitale europea del cinema indipendente 2025-2026) al centro dell’interesse internazionale.
A presentare l’iniziativa sono stati ieri, in una particolare conferenza stampa-pranzo allestito al ristorante “Ai pini” di Tarzo, Viviana Carlet (fondatrice di Lago Film Fest e Piattaforma Lago), Carlo Migotto (fondatore di Piattaforma Lago e direttore generale del festival), Morena Faverin (co-direttrice generale), Federica Pugliese e Silvia Carobbio (direttrici artistiche), Anna Chiara Carlet (responsabile dell’area accessibilità e inclusione), Milena Lamendola (responsabile dell’audience development), Elena Carnio (coordinatrice di produzione).
Un festival che, tra le numerose pellicole e workshop, affronterà tematiche di attualità, a partire dal cosiddetto “diritto al riposo”: a tal proposito, interverrà la scrittrice Virginia Cafaro (autrice di “Manifesto Pisolini”) sul tema del riposo, accanto all’accademico Marco Dalla Gassa, con installazioni e un autentico “spazio pisolini” allestito all’interno del borgo.
Senza dimenticare, poi, il tema dell’accessibilità e del linguaggio dei segni, al centro di workshop frequentati da persone che decidono di impararlo, magari per poter dialogare meglio con un amico o, addirittura, con la propria nipotina sordomuta. Ma saranno numerosi gli spunti di riflessione, per trasformare un momento di relax, di fronte allo schermo, anche come occasione di consapevolezza e crescita personale.
“Un festival generatore di possibilità”, quindi, così come l’ha definito lo staff, che ha ricordato come tanti giovani, proprio da volontari del festival abbiano trovato le competenze adatte per avviare un proprio percorso professionale nel settore. Lago Film Fest, quindi, non è solo un generatore di cultura cinematografica e di riflessioni, ma anche un luogo di formazione pratica per le persone.
Al tempo stesso, è anche un’occasione di confronto, non solo grazie all’incontro tra pubblico e registi internazionali, tra un borgo vestito a festa e turisti, ma anche tra un’offerta attrattiva e coloro che desiderano cogliere questa manifestazione per festeggiare qualche ricorrenza: emblematica la storia della coppia straniera di futuri sposi, che ha già prenotato 30 accrediti per altrettanti ospiti, così da proseguire in maniera originale i festeggiamenti nuziali.
“Non ha nulla a che fare con qualcosa di blasonato e dai tappeti rossi”, ci tengono a far sapere i volontari, pronti per affrontare una nuova avventura.
Da ricordare come, tra le pellicole proposte, ci saranno 10 anteprime mondiali, 8 anteprime internazionali, 35 anteprime italiane e 13 regioni selezionate, accanto a 6 concorsi e 38 Paesi rappresentati.
I 27 film selezionati confluiranno nel concorso principale “Lago25”, mentre “Triveneto” sarà dedicato ai talenti di Veneto, Trentino e Friuli, fino a “Lago Original Soundtrack”, ovvero un premio alla miglior colonna sonora originale. Presente anche il “Princìpî Award”, dedicato alle giovani promesse del cinema under 25. Immancabili i concorsi Unicef (come i laboratori per bambini), con le categorie Kids, Teens e Young Adults.
Quest’anno poi torneranno anche i concerti e le performance a inizio e fine serata, assieme al Padiglione Satellite nell’azienda Metalmont (main sponsor del festival): uno spazio museale e performativo che, quest’anno, sarà curato dall’artista locale Pierluigi Slis.
Tutto per un costo di accredito che continua a essere abbassato (per scelta dello staff), con ingresso gratuito per gli under 18 e i residenti nel Comune di Revine Lago, assieme ad altre possibilità di supportare il festival (consultabili sul sito).
Festival per il quale lo staff, quest’anno, ha deciso di lanciare un grido di allarme.
Il grido d’allarme lanciato dal Lago Film Fest
“Dopo vent’anni di lavoro sul territorio, ci troviamo ancora a non poter pianificare davvero. I contributi pubblici arrivano in ritardo, in modo disomogeneo o non arrivano affatto e, magari, lo si scopre a evento concluso. Così non si può costruire niente di solido. Il rischio concreto è che questa possa essere l’ultima edizione del festival, per come l’abbiamo conosciuto finora”, è il grido di allarme lanciato dalla stessa fondatrice Viviana Carlet la quale, quest’anno, con il suo gruppo ha voluto porre l’accento in fatto di mancanza di bandi e contributi pubblici solidi per una manifestazione di questa portata.
“Senza una visione strategica condivisa a livello politico locale, regionale e nazionale, senza orizzonti chiari e strumenti di supporto adeguati, tutto questo rischia di sgretolarsi. Forse il nostro più grande errore è stato quello di fare troppo con troppo poco, dimostrando che era possibile, anche quando non avrebbe dovuto esserlo. Ma, così facendo, abbiamo rischiato di rendere invisibile la fatica dietro al risultato, di far sembrare sostenibile ciò che non lo è – ha proseguito – Crediamo nelle istituzioni ed è per questo che chiediamo proprio a loro di guardare con più coraggio e responsabilità a realtà come la nostra, che da anni producono senso, cultura, occupazione e appartenenza”.
“Perché un festival non è un evento da calendario: è un’infrastruttura civile. In questi vent’anni abbiamo costruito molto più di un festival. Abbiamo dato vita a una piattaforma culturale e sociale che è cresciuta, giorno dopo giorno, grazie alla forza delle relazioni e alla condivisione di una visione – ha aggiunto – Abbiamo trasformato un piccolo borgo ai margini in un laboratorio vivo di comunità, un luogo di incontro, che mette in circolo bellezza, senso e possibilità”.
Parole a cui si sono aggiunte quelle di Carlo Migotto: “Aiutateci a spiegare che questo progetto, nato come un evento di nove giorni, oggi è una creatura complessa e vitale, che lavora tutto l’anno, che genera economia, socialità, cultura e relazioni – il suo appello – Da 20 anni resistiamo come festival indipendente, senza alcun contributo ministeriale. A tenerci vivi sono il pubblico, che ci sceglie ogni estate, assieme a giovani professionisti/e, che costruiscono il festival con passione e senza compenso, e qualche azienda coraggiosa”.
“Nonostante questo, continuiamo ad abbassare i prezzi degli accrediti, per rendere il festival accessibile. Da vent’anni ci ostiniamo a credere che un festival possa essere più di un’occasione per vedere dei bei film all’aperto. Che possa essere un laboratorio permanente, una lente che mette a fuoco l’identità di un territorio, uno spazio dove l’arte non è decorazione, ma linguaggio – ha affermato – Eppure non è sempre facile spiegare la differenza tra un evento e un’idea, che un festival può essere più di un cartellone: può essere un’infrastruttura invisibile. A volte ci si chiede perché non venga riconosciuto, sostenuto, potenziato, finanziato”.
“Crediamo che esista ancora uno spazio in cui l’intelligenza può essere condivisa e il futuro immaginato, con serietà e ironia. Ma non è solo una questione di finanziamenti, ma di strategia condivisa, di riconoscimento formale e politico del fatto che Lago Film Fest – e, in senso più ampio, la Piattaforma Lago – sono, e soprattutto possono essere, uno degli strumenti più potenti che l’amministrazione ha già a disposizione. Un asset culturale, politico, di comunicazione, economico e turistico. Bisogna solo decidere di prenderlo sul serio”, ha concluso.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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