Il Leone Alato di Martalar conquista i visitatori: emozioni e stupore tra i turisti

Sta suscitando curiosità e opinioni contrastanti il monumentale Leone alato di Marco Martalar, la scultura in legno inaugurata il 5 agosto scorso a Tarzo per celebrare il sesto anniversario del riconoscimento UNESCO delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. L’opera, alta oltre 7 metri e lunga 10, è stata realizzata con più di 3 mila pezzi di legno recuperati dalla tempesta Vaia e con tralci di vite, diventando il leone di legno più grande del mondo.

Il significato che porta con sé è potente: resilienza, rinascita, identità veneta. Simboleggia la forza e la giustizia, ma anche la capacità di un territorio ferito di trasformare la distruzione in bellezza. Collocata nella località di Fratta, a Tarzo, con vista sul Lago di Revine, l’opera non è solo un’attrazione artistica, ma un invito a riflettere sul rapporto tra uomo e natura, sulla memoria e sulla capacità di ricostruire.

Chi lo visita, però, non resta mai indifferente. “È un’opera meravigliosa, non immaginavo fosse così bella. Ha due occhi che sembrano veri” racconta Gabriella, arrivata da Conegliano. Antonella, partita in bicicletta da Vittorio Veneto, sottolinea: “È immerso nel verde e rappresenta l’orgoglio veneto. Espressione di energia e forza, in questo punto sembra avere un’energia astrale”.

Accanto agli entusiasmi non mancano i timori per la sua conservazione: “Spero che non venga vandalizzato, sarebbe un peccato enorme” osserva un passante. Ma la maggioranza dei commenti raccolti sul posto è positiva: “È un simbolo che attira turisti e porta movimento. Non bisogna fermarsi alle polemiche sui costi: ogni progetto che valorizza il territorio è un investimento” spiega la coppia formata da Vittoria e Remo.

L’opera, ormai conosciuta e fotografata da migliaia di persone, sta trasformando la zona in una meta turistica stabile. Molti visitatori raccontano di essere arrivati apposta per vederla: “Dal vivo è spettacolare, molto più delle foto. Merita davvero di essere osservata da vicino” racconta Giusy, arrivata nonostante un ginocchio dolorante. Altri sottolineano come il Leone alato di Martalar stia contribuendo a far scoprire i sentieri, il lago e i panorami delle Colline Unesco, confermando Tarzo come luogo di richiamo 12 mesi all’anno.

C’è chi resta critico, osservando che non tutti ne apprezzano l’impatto paesaggistico. Ma la maggioranza concorda: “È un’opera che unisce arte, natura e memoria, capace di raccontare il Veneto in un linguaggio universale”.

Il Leone alato di Martalar non è quindi soltanto una scultura: è un simbolo che divide e affascina, che alimenta il dibattito ma soprattutto che continua ad attrarre visitatori. Un’opera che come sostengono in molti, ad esempio Antonella, “merita di essere vista dal vivo per comprenderne davvero la forza e la bellezza”.

(Autrice: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video: Mihaela Condurache)
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