Prende il nome di “Una boccata d’arte”, la sesta edizione della manifestazione artistica che verrà inaugurata domani sera alle 18, nel cortile della sede municipale di Tarzo, e che durerà fino al prossimo 28 settembre.
Si tratta di un progetto d’arte contemporanea ideato nel 2020 da Marina Nissim, presidente di Fondazione Elpis (realtà a sostegno dei giovani artisti), che si pone l’obiettivo di coinvolgere tutta l’Italia in un’unica iniziativa artistica, offrendo un vero e proprio itinerario culturale, in grado di descrivere la realtà del nostro tempo tramite i linguaggi dell’arte.
Nello specifico, 20 artisti italiani e internazionali vengono invitati a recarsi in altrettanti centri abitati, con meno di 5mila abitanti, situati in 20 regioni italiane.
Lì, prendendo spunto dalle peculiarità dei territori, gli artisti (supportati dai curatori) propongono delle opere in grado di coinvolgere le comunità locali, per “generare insieme dei nuovi immaginari”.
L’iniziativa prevede un periodo di residenza dell’artista nel territorio, per raccogliere elementi utili a progettare l’opera in questione.
Nel caso di Tarzo, in paese è arrivato l’artista Giacomo Gerboni, di Parma il quale, con la curatela dei veneziani Giovanni Paolin e Sara Maggioni, ha proposto l’opera “Pietra comune”, che sarà visibile domani, nel corso dell’inaugurazione.
“Pietra comune” è una scultura di grandi dimensioni, una sorta di “menhir contemporaneo”, destinato a divenire una “capsula del tempo”.
“Sono venuto a Tarzo quattro volte e devo dire che, in Italia, esistono poche iniziative artistiche come questa – ha raccontato Gerboni – Il paesaggio mi ha colpito molto: l’opera prende spunto da un elemento ricorrente nel paesaggio, ovvero la pietra“.
“‘Pietra comune’ propone il concetto di qualcosa che è di tutti: spesso è difficile prestare attenzione alle cose comuni – ha proseguito – Ho fatto dei calchi alle pietre che ho trovato e sviluppato due sculture: una, in ferro, è lo scheletro del menhir e l’altra, in evoluzione, propone una filosofia legata alla percezione del tempo“.
“Le pietre danno l’idea di qualcosa che persiste nel tempo e la scultura si predispone come una scultura futura: l’idea è infatti quella di chiedere agli abitanti di scrivere una lettera a mano, sul proprio rapporto con il tempo, che verrà racchiusa nella scultura stessa – ha spiegato – Una ricerca, questa, che ha lo scopo di generare coscienza e consapevolezza, invitando i cittadini a riflettere sulla propria vita”.
“Sarà un viaggio introspettivo, grazie a queste lettere, che resteranno custodite all’interno della scultura per un tempo indefinito: è un menhir che rappresenta il rapporto con il tempo – ha aggiunto – Del resto, il mistero, l’ineffabile e l’invisibile rientrano nella mia ricerca artistica. Si può dire che questo sia un monumento al tempo presente”.
A tal proposito, nelle giornate del 6 e 7 settembre, per tutto il giorno, all’interno della biblioteca di Tarzo sarà aperto uno spazio di scrittura, dove chiunque potrà venire a scrivere la propria lettera, riflettendo sul proprio rapporto con il paese e, al tempo stesso, sui ricordi e desideri per il futuro del territorio comunale.
“C’è stato un bel dialogo con l’amministrazione comunale, che si è resa disponibile”, le parole della curatrice Sara Maggioni.
“La collocazione dell’opera ha per noi un valore simbolico, trovandosi qui nella corte del Comune, perché il simbolo di una cosa comune, di tutti”, il commento di Michela Cesca, assessore alla Cultura.
Il 29 settembre la scultura verrà poi chiusa e tenuta in maniera permanente sul posto.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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