La Loggia di Palazzo dei Trecento, luogo simbolico della storia istituzionale di Treviso, ha ospitato la presentazione in città dei candidati della Lega per le elezioni regionali del Veneto. L’evento ha visto sfilare figure storiche e volti nuovi, tutti uniti nel sostegno ad Alberto Stefani, candidato presidente.


Ad aprire l’evento, il segretario provinciale della Lega, Dimitri Coin, che ha subito inquadrato il momento come “epocale per la vita del Veneto dopo 15 anni di straordinaria amministrazione da parte di Luca Zaia e di tutta la sua squadra con risultati che sono subito sotto gli occhi di tutti”. Coin ha sottolineato l’orgoglio che questo percorso ha donato ai veneti. Il segretario ha quindi lanciato l’appello finale contro il “grande nemico” dell’astensionismo, invitando all’unità: “Ricordo a tutti il 23 e il 24 novembre di andare a votare e portare a votare perché il primo grande nemico sarà proprio l’astensionismo”.
Il testimone è passato al sindaco di Treviso Mario Conte, che ha aperto il suo intervento con un ringraziamento al Governatore uscente: “Innanzitutto un grande applauso e un grande ringraziamento al nostro presidente Luca Zaia per questi 15 anni di servizio estremo alla comunità che lo hanno portato, non a caso, ad essere il presidente più amato d’Italia”.
Conte ha insistito sul concetto di continuità del metodo amministrativo del partito: “Il presidente Zaia ha contribuito a creare e far crescere il modello amministrativo della Lega, che ha portato ad avere tanti sindaci, tanti amministratori che hanno gli stessi valori, valori che lui incarna nel suo agire. Luca Zaia, così come Gobbo, così come il nostro grande Giancarlo Gentilini, amministratori che stanno in mezzo alla gente da mattina a sera, amministratori, come diceva Giancarlo, pragmatici: abbiamo bisogno di continuare in questa scia”. Per questo, il sostegno a Stefani è totale, una dimostrazione che “la Lega crede talmente tanto nei giovani da candidarli, ma non si tratta di giovani privi di esperienze, bensì di giovani che hanno maturato l’esperienza sul campo facendo i sindaci, facendo i parlamentari”.
L’intervento più atteso è stato quello di Zaia. Il Governatore uscente ha confermato la sua corsa come capolista in tutte le province. Ha poi sottolineato il successo del suo mandato: “Lascio una regione che è assolutamente in ordine: in ordine con i conti, in ordine con le iniziative; penso che questa galoppata trionfale di 15 anni e mezzo sia sotto gli occhi di tutti”.
Zaia non ha mancato di affrontare la polemica sul suo “passo indietro”, offrendo una spiegazione chiara: “Spesso mi chiedono ragguagli sulla mia uscita polemica (la famosa frase ‘se sono un problema vedrò di farlo diventare reale’). Io non ce l’ho con nessuno, però è evidente che mi hanno vietato di ricandidarmi nonostante l’alto consenso, mi hanno vietato di fare la lista civica, hanno vietato di utilizzare il mio nome sui simboli”.


Nel ripercorrere le grandi sfide affrontate, dall’alluvione del 2010 al Covid, ha voluto omaggiare, chiamandolo vicino a sé, il dottor Roberto Rigoli per un successo scientifico cruciale: “Ha organizzato il primo test rapido della storia mondiale, perché Anthony Fauci, l’ha presentato cinque giorni dopo di lui”. Un primato che – ha sottolineato – ha cambiato il corso della storia”.
Il Governatore uscente ha poi rivendicato la centralità veneta nel dibattito nazionale: “Se oggi non è più un tabù sentire un presidente del Consiglio parlare di autonomia, non è più un tabù sentire un Capo dello Stato parlare di autonomia, è grazie a noi veneti che siamo partiti nel lontano 2014 con una legge referendaria”. A questo ha affiancato la concretezza delle opere, come il successo della Pedemontana, un’infrastruttura che ha raggiunto gli “85 mila veicoli al giorno”.
La chiusura è stata un inno all’identità: “La vera soddisfazione è aver reso orgogliosi i veneti. Abbiamo regalato qualità a questa regione: la Regione che avevo ereditato 15 anni fa non è più quella che consegno oggi, perché un oggi abbiamo un Veneto che è orgoglioso della sua identità, ed un Veneto consapevole della stessa è un Veneto che conta a livello nazionale e internazionale”.
Gli interventi dei candidati hanno rafforzato il messaggio di continuità e competenza.
Maria Bortoletto, assessore alla Cultura di Montebelluna, ha descritto l’atmosfera positiva: “È la mia prima esperienza e devo dire di essermi sentita inserita in una squadra compatta. Siamo stati molto collaborativi anche tra noi candidati, è una bella esperienza avvicinare la gente per parlare del nostro Veneto”.
Sonia Brescacin, presidente della Commissione regionale Sanità, ha utilizzato dati precisi per difendere l’operato della Regione, ricordando che il Veneto “opera con 5,4 dipendenti ogni 10.000 abitanti contro una media di 7,3 ed ha spese di funzionamento annuale per 125 euro ad abitante contro una media di 215”, dati che mostrano un’amministrazione virtuosa in contrasto con il “residuo fiscale” di 4 mila euro che “ciascuno di noi, ogni veneto, lascia ogni anno a Roma”.
Paola Roma, sindaco di Ponte del Piave, ha richiamato i valori della tenacia: “Appartenere a questa squadra significa mettere a disposizione le proprie competenze, anche per me, donna del Piave, figlia di quella gente che si è saputa risollevare, che ha saputo rimboccarsi le maniche andando avanti, oltre ogni difficoltà. Siamo tutti uniti e compatti fino all’ultimo giorno, in nome della continuità: per il nostro candidato Alberto Stefani e per portare avanti il grande lavoro del nostro presidente Zaia”.
Valeria Salvati, consigliere provinciale, ha espresso l’orgoglio per la sua terra: “E’ la mia prima esperienza alle elezioni regionali, anche se in passato ho già partecipato a molte campagne elettorali. Ritengo che il lavoro di squadra sia molto significativo, e la presenza di candidati così importanti nella nostra lista ne accresce ulteriormente il valore. “Valore” è anche il filo conduttore che ho scelto per la mia campagna elettorale: Veneto – le nostre radici, la nostra identità, il nostro futuro. Ho un bambino di tre anni e penso sia fortunato a poter crescere qui, in Veneto, in questa terra straordinaria, immerso nei nostri valori, nella nostra cultura e nella nostra tradizione”.


Riccardo Barbisan, assessore al bilancio di Treviso, ha invocato l’esportazione del modello di “buona amministrazione” della Lega. “Ho accettato di correre nuovamente per il Consiglio regionale, sostenuto dalla squadra degli amici di Treviso. Ringrazio il sindaco Conte: mi onora far parte della sua squadra e della sua giunta, una squadra che sta dimostrando cosa significhi amministrare bene. Questa buona amministrazione è figlia di altre buone amministrazioni, come quella regionale, e il nostro compito è portare questo modello anche laddove ancora non c’è. La guida della Regione può essere un’ispirazione. Se alla guida ci sono persone come il nostro sindaco, come il presidente Zaia e – ne sono certo – come sarà Alberto Stefani, molti sogni possono diventare realtà. Credo profondamente nell’autonomia, nel valore dei territori e delle comunità: valorizzarli tutti insieme significa valorizzare l’intera collettività, senza contrapposizioni. I veneti lo meritano, e lo merita il nostro impegno politico”.
Il consigliere regionale uscente Roberto Bet ha evidenziato l’impegno per l’efficienza: “Ho cercato di affrontare questo impegno con grande dedizione: sono sempre stato presente in Consiglio regionale e ho cercato, per quanto possibile, di contribuire a risolvere o bloccare alcuni provvedimenti e questioni complesse, affinché le nostre leggi e i nostri atti fossero solidi e capaci di superare tutte le difficoltà che questo Paese ci pone”. Ha quindi delineato il suo obiettivo: “Dobbiamo rendere la vita più semplice ai nostri cittadini, alle nostre famiglie e alle nostre imprese”. Annunciando un progetto in dirittura d’arrivo: “Proprio in questa direzione, tra qualche mese partirà una piattaforma digitale che metterà a disposizione risorse finanziarie provenienti sia dal settore privato che da quello pubblico, per sostenere progetti di interesse comune”. Bet ha concluso con un forte richiamo identitario: “L’obiettivo è che i soldi rimangano sul territorio: è il principio del federalismo, il principio della sussidiarietà. Noi veneti possiamo diventare un modello unico in Italia”.
Stefano Marcon, sindaco di Castelfranco Veneto e presidente della Provincia, ha rivendicato l’onore di succedere a Zaia alla guida di “una delle migliori province d’Italia”. Marcon ha riportato il feedback popolare come un monito a non fermarsi: “La maggior parte riconosce l’autorevolezza del lavoro fatto; alcuni criticano, com’è normale; ma molti ci dicono di non adagiarci”.
Questa sfida di continuità è anche una responsabilità politica, “quando si parte da un buon modello di governo, se da un lato è difficile alzare ulteriormente l’asticella, dall’altro la capacità amministrativa che c’è oggi nel nostro territorio ci permetterà di dare ancora risposte positive. Lo faremo con la bandiera della Lega alle nostre spalle, perché una delle responsabilità che sentiamo di più è far sì che il nostro partito torni a essere il primo in provincia di Treviso e, perché no, anche in Veneto”.
Infine, un aneddoto pungente è stato rivolto alle nuove generazioni: “Un’ultima riflessione la dedico ai giovani. Questa notte, a Castelfranco Veneto, hanno staccato alcuni manifesti elettorali. Fortunatamente ci sono le telecamere”. Con un tono ironico, il sindaco castellano ha detto: “A queste due ragazze, che secondo me avranno sì e no una ventina d’anni, ho scritto che sarebbe meglio manifestare le proprie idee politiche alla luce del sole, e non con il favore delle tenebre. Giovani, datevi da fare, ma alla luce del sole”.
A chiusura dell’evento, il consigliere regionale uscente Alberto Villanova ha condensato in pochi secondi il suo giuramento per il futuro, richiamando la simbologia più cara al territorio: “In questi cinque anni ho avuto l’onore di rappresentare l’amministrazione del Consiglio regionale. Ho difeso l’amministrazione dagli attacchi che venivano sia da dentro sia da fuori il Consiglio, senza mai risparmiarmi, perché è quello che ho nel cuore per quella bandiera”. Con l’evidente riferimento al vessillo del Veneto con il Leone di San Marco, ha chiuso con una promessa di coraggio: “E per i prossimi cinque anni, se avrò ancora l’occasione di farlo, posso garantirvi una cosa: il mio impegno non verrà mai meno. Dobbiamo dimostrare che noi veneti e noi leghisti non abbiamo paura di niente e di nessuno, e camminiamo sempre a schiena dritta e a testa alta”.
(Autore: Francesco Bruni)
(Foto: Francesco Bruni)
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