Al di là del buio

Ci aiuta questa giornata, per tradizione dedicata ai classici falò della vigilia del 6 gennaio, ai famosi “Panevin” che hanno il compito insostituibile di annunciarci l’Epifania del Signore, di accompagnare la manifestazione di Gesù Bambino ai Re Magi e al mondo intero, di dare simbolo e vigore alla luce che allontana le tenebre e dona un punto di riferimento sicuro all’umanità in ricerca.

La giornata ci aiuta, come detto, ma non è comunque facile.

Questo inizio di nuovo anno 2026, infatti, ci ha già proposto una serie di eventi problematici e preoccupanti sul piano internazionale, e soprattutto la tragedia dei ragazzi periti e ustionati per l’incendio in un locale durante la festa di Capodanno a Crans Montana, in Svizzera.

Quaranta morti, per lo più giovanissimi e giovani, e oltre un centinaio di feriti, anche molto gravi. Nel cuore dell’Europa ricca e benestante dobbiamo fare i conti con la durissima realtà: un’apocalisse di fuoco che spegne le vite, cancella i progetti, spezza i sogni di chi era in quel luogo di divertimento per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, per ascoltare la musica e ballare, per divertirsi, come hanno fatti in tantissimi a fine 2025, in ogni parte del pianeta.

E’ una fatica immane dover accettare che questo evento si sia così consumato, in poco tempo, bruciando letteralmente decine di meravigliose esistenze che avevano soltanto voglia di prendere il volo, di studiare, di formarsi, di dare concretezza e respiro ai propri talenti, di avere la possibilità di diventare un giorno protagonisti nel mondo dei grandi. Tutto finito per chi non c’è più. Tra loro, sei italiani, tutti “under 17”. Ed è notte profonda, buio pesto, dolore straziante, sofferenza infinita e indicibile per i loro genitori, familiari, compagni di scuola, amici e conoscenti. Non si trovano ragioni, non si riescono a dare spiegazioni sufficienti, non si recuperano parole che abbiano la capacità di dire in profondità, di consolare veramente, di toccare il cuore, oltre l’abisso.

Ci siamo sentiti tutti genitori di questi ragazzi, che sorridono felici in quelle foto ormai incluse in un passato sereno ormai archiviato per sempre. E’ notte, è buio, sono tenebre raggelanti, sono lacrime di rimpianto e nostalgia per giovanissimi e giovani che sono andati inconsapevoli all’appuntamento con la morte mentre speravano soltanto di trascorrere alcune ore divertenti e spensierate in compagnia. Eppure, non si può disperare, perché anche in queste ore tragiche, difficilissime, abbiamo tutti bisogno di una luce, di un conforto, di un appiglio, di una ragione di vita.

Dobbiamo innanzitutto chiamare per nome quello che è successo, senza sconti, senza fughe dalla realtà, senza rifugi in dimensioni altre che non siano quelle legate ai fatti accaduti. Serve fare luce sulle eventuali responsabilità, perché le domande ricorrenti e giustificate sulle cause dell’incendio possano trovare risposte.

E’ una luce che attendiamo, oltre il buio di questo insopportabile dolore. Ma ci sono luci già accese, come quelle delle candele che la pietà umana ha disposto a corona insieme ai fiori all’esterno del locale a Crans Montana, per ricordare le persone morte, per tenere viva la loro memoria, per essere testimonianza e monito di quanto successo, affinché non accada più. Candele semplici, minute, fragili, come le giovani vite spezzate: sono per loro, come loro, che per un terribile destino, ingiusto, improvvisamente hanno visto naufragare speranze, affetti e sorrisi dentro un oceano di buio e di dolore.

E ci sono le luci della solidarietà, attivate sin dal primo istante, che sono riuscite a soccorrere, sorreggere, aiutare, che si sono curvate sulle ferite dei superstiti, che hanno messo a repentaglio le loro stesse esistenze per poter salvare il maggior numero di persone coinvolte nell’incendio. Insieme a loro, pronti e ammirevoli i medici che si sono presi cura dei malati, all’interno di strutture sanitarie che in Svizzera e negli altri Paesi europei si sono mobilitate al massimo per far fronte a questa terribile emergenza.

Con loro, il personale logistico e psicologico a supporto delle famiglie arrivate alla ricerca dei propri cari, e quanti fra i residenti  hanno compiuto gesti continui di accoglienza, ospitalità e generosità per poter alleviare, almeno un poco, le loro sofferenze. Infine, le istituzioni e l‘informazione, che hanno svolto bene il proprio ruolo di fondamentale rilievo per eventi luttuosi di questa gravità.

Oltre la notte di questa immane tragedia, pertanto, abbiamo riconosciuto la luce dei volti dell’umanità che non è indifferente, non passa oltre, non si chiama fuori, ma offre il meglio di se stessa, dona prontezza, competenze e sensibilità, si fa letteralmente “prossimo” per chi patisce e ha bisogno di una partecipazione reale, immediata, non differita, non virtuale. L’umanità migliore, ogni giorno, nei fatti, lontana dai riflettori, capace di dare senso e luce alla vita di tutti e al bene comune.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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