“Crans Montana ribadisce che è necessaria una cultura della sicurezza”: la riflessione di Gianpaolo Bottacin

L’ex assessore regionale Gianpaolo Bottacin

Passano i giorni, ma la strage di ragazzi nel locale svizzero di Crans Montana avvenuta la notte di capodanno continua a generare cordoglio, muovere le coscienze e lasciare molti interrogativi ancora senza adeguate risposte.

Un’importante riflessione, legata soprattutto alla percezione del pericolo in situazioni simili, almeno potenzialmente, arriva dall’ingegner Gianpaolo Bottacin, fino allo scorso novembre assessore veneto alla protezione civile.

“Quando succede una tragedia tutti si improvvisano esperti e spesso fanno affermazioni del tutto fuori luogo, che si prestano a strumentalizzazioni e che spesso sono totalmente irrispettose delle vittime della tragedia accaduta – premette Bottacin -. In questa fase volutamente non affronto il tema delle autorizzazioni, del rispetto delle norme e delle gravissime responsabilità che dovranno essere individuate dagli organi competenti. Mi soffermo su una frase, ripetuta da moltissimi, che mi ha lasciato basito, per non dire altro: “Perché alcuni scappano e altri restano a filmare?”

Probabilmente – riflette Bottacin – “chi ha fatto queste affermazioni non si è mai trovato in una situazione emergenziale rilevante o ne ha perso la memoria. Non si tratta di stupidità o superficialità, ma di percezione del rischio. Alcuni ragazzi si sono salvati perché ai primi segnali di fuoco sono corsi via. Altri, invece, sono rimasti a filmare. Ma prima di giudicare è importante capire cosa succede nel cervello quando compare un pericolo improvviso e sapere in cosa consiste un’evacuazione e soprattutto le fasi attraverso cui si sviluppa”.

Come si calcola il tempo richiesto per l'”esodo”?

“In varie fasi – afferma l’ingegnere -: tempo di rilevazione dell’allarme e di allarme generale (e in questo caso non ha funzionato), tempo di evacuazione, costituito dalla somma di due fasi: il tempo di pre-movimento e il tempo del movimento vero e proprio, quello che si impiega per superare l’uscita più vicina.

Il tempo di pre-movimento è il tempo che intercorre tra quando vediamo un pericolo e quando iniziamo a muoverci. Questa fase, quella del pre-movimento, è una fase particolarmente importante e delicata, prevista anche dal Codice di Prevenzione Incendi, proprio perché non può essere trascurata. Una fase che può durare anche parecchi secondi, soprattutto quando non scatta un allarme generale, come nel caso in questione.

E’ il tempo in cui il cervello, in base a quello che sta percependo, cerca di capire cosa sta accadendo e se quello che sta accadendo può essere un pericolo. Ed è evidentemente un periodo molto variabile e soggettivo. Si sta cercando di capire se esiste un pericolo, se è reale, si guarda cosa fanno gli altri. Non è una fase istintiva”.

Bensì?

“Ognuno può in maniera diversa: chi fugge immediatamente perché ha percepito subito il pericolo, a volte anche con eccesso di precauzione, chi rimane bloccato e non sa cosa fare, per cui guarda cosa fanno gli altri e chi tende ad allontanare mentalmente la situazione di pericolo ripetendo a se stesso che non può essere poi così grave. Ed è proprio ciò che stavano facendo i ragazzi che filmavano. Non avevano ancora compreso la gravità del pericolo. D’altronde l’allarme non era scattato e nessuno degli addetti stava intervenendo. Cioè coloro che dovrebbero conoscere il piano di emergenza del locale. In tale contesto, la percezione del pericolo è evidente che rallenta.

In pochi secondi la temperatura del locale ha raggiunto centinaia di gradi centigradi innescando anche il fenomeno del flashover. Pochi secondi, un paio di minuti!! Chi adesso giudica, conosceva la velocità di progressione di un evento del genere? Io lo dubito fortemente”.

Bottacin si mette “nei panni di quei poveri ragazzi che nei primi secondi non sono scappati via perché non avevano ancora capito la gravità del fenomeno determinata proprio dalla velocità di propagazione. Non lo sapevano e stavano cercando di capire. Non conoscevano questa tipologia di fenomeno, come non la conosce la maggior parte di chi giudica. Ed è proprio per questo che insisto nella necessità di creare una cultura della sicurezza. Conoscenza, formazione e prove di evacuazione sono fondamentali: servono a ridurre il tempo di pre-movimento, ad allenare il cervello a riconoscere il pericolo e ad agire senza esitazione”.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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