Nel 1997, sulle pagine di Trends in Ecology & Evolution, appariva un articolo provocatorio che poneva una domanda tanto semplice quanto profonda: sostenibilità e caos sono concetti compatibili? L’autore, Bernard C. Patten dell’Università della Georgia, si interrogava su come questi due concetti apparentemente opposti potessero coesistere in un mondo sempre più complesso e imprevedibile.
L’Intuizione del 1997
Patten partiva da una constatazione che oggi suona incredibilmente attuale: viviamo in un “nuovo mondo caotico” dove la fisica contemporanea e l’ecologia delle popolazioni ci mostrano sistemi non lineari, dove piccoli cambiamenti negli input possono provocare enormi variazioni negli output. Ma se il caos è “sorpresa innovativa” e la sostenibilità è “uniformità reazionaria”, come possono convivere?
L’analogia dell’aeroplano che l’autore utilizzava era illuminante: nessuno di noi salirebbe su un volo che promette di portarci dalla città A alla città B “al limite del caos”. Vogliamo volare in modo sostenibile, con una macchina le cui funzioni essenziali rimangono preservate. La sostenibilità del volo si basa su quattro pilastri fondamentali:
- Stabilità: come un uccello che corregge istintivamente la sua traiettoria quando il vento lo spinge fuori rotta, l’aereo deve saper ritrovare la sua direzione anche quando le turbolenze lo scuotono
- Continuazione: il viaggio deve scorrere come un fiume che fluisce senza interruzioni, dove ogni momento di volo si lega naturalmente al successivo
- Longevità: l’aereo deve resistere come un albero secolare, mantenendo la sua forza strutturale per tutto il tempo necessario a portare a termine il suo compito
- Integrità: ogni componente deve funzionare come gli organi di un corpo sano, coordinandosi perfettamente per garantire che l’intera macchina dia il meglio di sé
La Natura Come Maestra di Equilibrio
Ma la vera genialità dell’articolo stava nel riconoscere che la natura stessa aveva già risolto questo paradosso. Gli ecosistemi, attraverso meccanismi di controllo “bottom-up” e “top-down”, riescono a linearizzare e rendere sostenibili organizzazioni primarie caotiche che altrimenti sarebbero insostenibili. È come se la natura avesse imparato il trucco degli ingegneri: imporre vincoli lineari al caos non lineare.
Il risultato è quello che Patten chiamava “ecosistemi cibernetici” a livello locale e un'”ecosfera” che manifesta caratteristiche di “equilibrio naturale” a livello globale. Attraverso l’auto-organizzazione di reti diverse di interdipendenze biotiche e abiotiche, la natura è riuscita a creare stabilità dal caos.
E Oggi? Come Stiamo Messi nel 2025?
Quasi tre decenni dopo, la domanda di Patten risuona con una forza profetica. Il mondo del 2025 è ancora più caotico di quello che l’autore poteva immaginare: cambiamenti climatici accelerati, crisi della biodiversità, sistemi economici sempre più interconnessi e vulnerabili, intelligenza artificiale che introduce nuove forme di complessità.
Ma forse proprio questa complessità crescente conferma la validità dell’intuizione originale. La sostenibilità non può essere raggiunta ignorando il caos, ma solo imparando a gestirlo, proprio come fanno gli ecosistemi naturali.
La crisi climatica ci ha insegnato che i sistemi terrestri sono profondamente non lineari: piccole variazioni nelle concentrazioni di gas serra possono innescare cambiamenti climatici drammatici. Allo stesso tempo, stiamo scoprendo che la resilienza degli ecosistemi dipende dalla loro capacità di mantenere funzioni essenziali pur adattandosi continuamente.
Le Lezioni per il Futuro
L’articolo di Patten concludeva che i due poli – caos e sostenibilità – sono “di fatto commensurabili, ma provvisoriamente”. Questa conclusione oggi appare straordinariamente lungimirante. La sostenibilità del XXI secolo non può essere statica: deve essere dinamica, adattiva, capace di incorporare l’incertezza e la variabilità come elementi costitutivi.
L’umanità, come parte di questo equilibrio collettivo, deve imparare a contribuire con ordine, non caos, con linearità, non non-linearità, ai processi planetari complessivi. Solo nella misura in cui non siamo l’agente della scomparsa di altri, o l’erode delle funzioni che sostengono la vita, la linearità auto-organizzata può affermare il controllo sul caos.
La domanda che Patten poneva nel 1997 rimane aperta, ma forse oggi abbiamo strumenti migliori per rispondere. La sostenibilità non è il contrario del caos: è la sua disciplina intelligente. È l’arte di danzare con l’imprevedibile mantenendo saldi i piedi per terra.
Il lavoro originale di Bernard C. Patten, “Sustainability and chaos: are they commensurable?”, apparve su Trends in Ecology & Evolution nel settembre 1997. Le sue riflessioni continuano a offrire spunti preziosi per navigare la complessità del nostro tempo.
(Autore: Paola Peresin)
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