Giornata internazionale per la salvaguardia dello strato di ozono

Quando guardiamo verso l’alto e contempliamo l’immensità del cielo, raramente realizziamo quanto sia sottile e preziosa la coltre invisibile che ci separa dal vuoto cosmico.

L’atmosfera terrestre, nella sua apparente vastità, è in realtà sorprendentemente vicina e delicata: a soli 11 chilometri di altitudine, l’altezza di un comune aereo di linea, tre quarti di tutta l’aria che respiriamo si trova già al di sotto di noi.

Questa prossimità dell’atmosfera diventa ancora più sorprendente quando consideriamo che a soli 20 chilometri dal suolo, la pressione è così bassa che l’acqua bollirebbe alla temperatura del nostro corpo. Qualsiasi altezza superiore diventa già simile allo spazio per l’organismo umano.

Il “confine dello spazio” ufficiale si trova a soli 100 chilometri dalla superficie terrestre, e superare questa soglia rende ufficialmente astronauti. È impressionante pensare che il 99,99997% di tutta l’aria si trova al di sotto di questo livello.

L’atmosfera continua a estendersi ben oltre questo confine, assottigliandosi progressivamente fino a quando, a circa 400 chilometri di altezza, appare come un delicato bagliore. Nelle zone più elevate, particelle cariche provenienti dal Sole si scontrano con molecole d’aria ampiamente disperse, creando le spettacolari aurore che dipingono il cielo notturno.

Se potessimo comprimere tutta l’aria dell’atmosfera a livello del mare, alla pressione e temperatura standard, occuperebbe una sfera di appena 2.000 chilometri di diametro.

Questa sottile atmosfera rappresenta tutto ciò che esiste tra noi e l’immensità dello spazio, proteggendo e nutrendo tutta la vita sulla superficie del nostro pianeta. Ma c’è un elemento particolare di questa protezione atmosferica che merita un’attenzione speciale: l’ozono stratosferico.

L’ozono raggiunge la sua massima densità a circa 26 chilometri di altitudine, in una regione diafana della stratosfera che chiamiamo “strato di ozono”. Se tutto l’ozono presente nell’atmosfera fosse separato dal resto dell’aria e compresso a livello del mare, formerebbe uno strato incredibilmente sottile: appena 3 millimetri di spessore.

Eppure, questo microscopico velo gassoso svolge una funzione vitale, filtrando il 99% delle dannose radiazioni ultraviolette di tipo B provenienti dal Sole.

La formazione dell’ozono è un processo affascinante e dinamico: nell’alta atmosfera, l’ossigeno interagisce continuamente con i raggi ultravioletti, creando e distruggendo costantemente molecole di ozono.

Questo delicato equilibrio, che coinvolge circa 3 miliardi di tonnellate di ozono distribuite nell’atmosfera, rappresenta un meccanismo di protezione da cui dipende tutta la vita terrestre. Senza questo gas prezioso nella stratosfera, la superficie del nostro pianeta sarebbe bombardata da radiazioni letali.

Nonostante la sua funzione protettiva fondamentale, l’ozono stratosferico è sorprendentemente vulnerabile. Basta poco per interrompere il processo dinamico della sua produzione, come l’umanità ha drammaticamente scoperto nel corso del ventesimo secolo.

Le sostanze chimiche prodotte dall’uomo, in particolare i clorofluorocarburi, meglio conosciuti come CFC, hanno dimostrato una capacità devastante di distruggere l’ozono nella stratosfera. Questi composti, ampiamente utilizzati nei frigoriferi, condizionatori d’aria, bombolette spray e schiume isolanti, sembravano inizialmente perfetti per queste applicazioni: erano stabili, non tossici e non infiammabili.

Ma la minaccia dei CFC non si limitava solo al loro effetto distruttivo sull’ozono. Queste sostanze chimiche si sono rivelate anche potenti gas serra, con un impatto sul riscaldamento globale di gran lunga superiore all’anidride carbonica. Per dare un’idea della loro potenza, un solo chilogrammo di CFC-11 ha lo stesso effetto sul clima di 4.660 chilogrammi di anidride carbonica su un periodo di cento anni. Altre sostanze dannose per l’ozono mostrano effetti climatici ancora più pronunciati.

Senza interventi decisivi, i CFC avrebbero rapidamente esaurito il nostro prezioso scudo di ozono, ma la comunità internazionale ha risposto con una delle iniziative ambientali di maggior successo della storia: il Protocollo di Montreal. Questo accordo globale, pur non essendo stato originariamente concepito per mitigare il riscaldamento globale, ha ottenuto risultati spettacolari anche in questo campo.

Gli scienziati stimano che, senza le azioni per fermare l’uso di queste sostanze chimiche, entro il 2010 avremmo aggiunto all’atmosfera l’equivalente di 135 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Questo risparmio equivale a un quarto di tutte le emissioni globali registrate tra il 1990 e il 2010. In termini di lotta ai cambiamenti climatici, senza la Convenzione di Vienna e il Protocollo di Montreal, avremmo già perso la battaglia per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi centigradi.

Il successo nel salvare lo strato di ozono dalla distruzione ha però generato nuove sfide. Le sostanze chimiche sviluppate per sostituire i CFC, come gli idrofluorocarburi o HFC, non danneggiano lo strato di ozono ma contribuiscono comunque al riscaldamento globale. Sebbene il loro contributo attuale sia relativamente piccolo, le emissioni stanno crescendo rapidamente, rappresentando una grave preoccupazione per il futuro climatico del pianeta.

La lezione appresa è che la protezione ambientale richiede una visione olistica: non basta sostituire una sostanza dannosa con un’altra leggermente meno problematica. È necessario trovare alternative che siano sia amiche dell’ozono che del clima. Inoltre, alcune sostanze dannose per l’ozono sono ancora in fase di eliminazione graduale, e quelle già presenti in apparecchiature e materiali isolanti devono essere gestite in modo sicuro.

La storia della protezione dello strato di ozono ci ricorda quanto sia delicata la nostra atmosfera e quanto rapidamente l’attività umana possa alterare equilibri naturali sviluppatisi nel corso di milioni di anni. Allo stesso tempo, dimostra che quando l’umanità si unisce di fronte a una minaccia comune, può ottenere risultati straordinari.

La gestione continua e attenta di queste questioni rimane essenziale per garantire che le future generazioni possano continuare a beneficiare della protezione di quel sottile ma prezioso strato di ozono che veglia silenziosamente sulla vita terrestre.

In questa Giornata Internazionale per la Salvaguardia dello Strato di Ozono, che ricorre oggi 16 settembre, celebriamo non solo un successo ambientale senza precedenti, ma anche la dimostrazione che la cooperazione globale può vincere le sfide più complesse del nostro tempo.

(Autore: Paola Peresin)
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