Le Certificazioni di Sostenibilità: tra promesse e realtà

Un Dialogo Necessario

“Hai mai pensato a quanto siano cambiate le nostre campagne negli ultimi decenni?” chiede la professoressa di geografia ambientale durante una pausa caffè con i colleghi. “Dove una volta c’erano foreste, ora ci sono piantagioni intensive. Dove c’erano piccoli appezzamenti diversificati, ora dominano le monocolture.”

“È proprio questo il punto”, risponde il ricercatore specializzato in uso del suolo. “I cambiamenti nell’uso del territorio sono una delle principali cause dei problemi ambientali globali. Ma la cosa interessante è che, parallelamente, è esploso il mercato delle certificazioni ‘sostenibili’. Praticamente ogni prodotto che compriamo ha qualche bollino verde.”

“Sì, ma funzionano davvero?” interviene l’economista ambientale. “Perché ho l’impressione che spesso sia più marketing che sostanza. E poi, chi controlla chi controlla?”

“Bella domanda. Forse dovremmo approfondire…”

Un Mare di Etichette Verdi

Quando fate la spesa, vi sarà capitato di notare una proliferazione di simboli e loghi sui prodotti che acquistate: una piccola rana verde, figure danzanti, alberi stilizzati, la scritta “commercio equo e solidale”. Questi marchi promettono che il prodotto è stato realizzato in modo “sostenibile”, ma cosa significa davvero? E soprattutto, funzionano?

Recenti ricerche nel campo della sostenibilità ambientale ci aiutano a fare chiarezza su questo complesso panorama, rivelando luci e ombre di un sistema che cerca di rispondere alle crescenti preoccupazioni per l’impatto ambientale delle attività umane.

La Nascita di un Sistema Complesso

Le certificazioni di sostenibilità nascono negli anni ’80, quando le Nazioni Unite riconobbero che l’attività umana stava esaurendo le risorse naturali del pianeta. L’idea iniziale era semplice: i governi avrebbero dovuto imporre pratiche sostenibili attraverso leggi e regolamenti. Ma la realtà si è rivelata più complessa.

Gli esperti del settore spiegano che è diventato chiaro come la maggior parte degli stati, soprattutto i paesi in via di sviluppo, non fosse in grado di implementare efficacemente politiche di sostenibilità a causa di altre priorità e capacità limitate. Così sono intervenuti attori privati: ONG, aziende, commercianti, ognuno con la propria idea di sostenibilità.

Il risultato? Oggi esistono oltre 400 diverse certificazioni per beni e servizi, un vero e proprio labirinto per i consumatori che vogliono fare scelte responsabili.

I Tre Pilastri della Sostenibilità

Ma cosa significa esattamente “sostenibile”? Come abbiamo più volte scritto in questa rubrica, il concetto abbraccia tre dimensioni:

Sociale: garantire condizioni di lavoro eque, salari dignitosi, diritti dei lavoratori
Economica: migliorare i profitti e la qualità della vita delle comunità locali
Ambientale: proteggere territorio, acqua e biodiversità per le generazioni future

Ogni certificazione enfatizza questi aspetti in modo diverso. Per esempio, alcune certificazioni per il caffè richiedono maggiore copertura arborea nelle piantagioni e trattamento equo dei lavoratori. Il commercio equo e solidale si concentra sull’uso efficiente dell’acqua e condizioni di lavoro sicure.

Funzionano Davvero?

La ricerca scientifica sul tema è ancora in corso, ma i primi risultati sono contrastanti. Studi recenti mostrano situazioni molto diverse a seconda del contesto geografico e sociale. In alcune regioni sudamericane, per esempio, i coltivatori di caffè certificati piantavano più alberi e mandavano i figli a scuola più a lungo rispetto ai vicini non certificati. Un effetto inaspettato ma positivo: per soddisfare i numerosi criteri richiesti per la certificazione, molti agricoltori analfabeti avevano bisogno dell’aiuto dei figli per compilare moduli e rapporti.

Ma in altre aree del mondo, ricerche analoghe hanno mostrato che mentre alcuni coltivatori certificati evitavano la deforestazione, quelli con altre certificazioni continuavano a disboscare. La differenza principale sembra risiedere nel contesto sociale e politico specifico di ogni regione.

Il Ruolo Chiave dei Governi

Una scoperta importante della ricerca è che le certificazioni funzionano meglio quando sono supportate dalle politiche pubbliche. Alcuni paesi sudamericani, per esempio, hanno riscritto i loro codici forestali basandosi sulle linee guida di organismi internazionali di certificazione, trasformando standard volontari in legge.

Anche le grandi multinazionali giocano un ruolo cruciale. Quando le grandi aziende si impegnano a eliminare la deforestazione dalle loro catene di approvvigionamento, tutti i loro fornitori devono ottenere specifiche certificazioni. Improvvisamente, uno standard volontario diventa praticamente obbligatorio per una fetta significativa del mercato globale.

Il Paradosso dei Consumatori

I consumatori potrebbero fare la differenza, ma c’è un paradosso preoccupante. Nei sondaggi, la sostenibilità risulta molto importante per i consumatori, ma il comportamento d’acquisto racconta una storia diversa. Solo una piccola percentuale dei prodotti realizzati con certificazione sostenibile viene venduta con l’etichetta certificata. Il resto finisce nei circuiti convenzionali senza sovrapprezzo.

Gli esperti sottolineano come i piccoli produttori in zone remote spesso vivano in condizioni di povertà. Si impegnano al massimo per rispettare decine di criteri diversi e sottoporsi a controlli annuali. È un lavoro enorme. Ma se la domanda è scarsa, il sovrapprezzo per i produttori diminuisce nel tempo. In alcune regioni, per esempio, è sceso dal 20% al 2%, spingendo alcuni agricoltori ad abbandonare la certificazione.

Il Prezzo del Greenwashing

Le aziende che provano a ingannare i consumatori con false dichiarazioni di sostenibilità (il cosiddetto “greenwashing”) pagano un prezzo sempre più alto. Diversi studi dimostrano che quando ONG, scienziati o giornalisti smascherano queste pratiche, il danno reputazionale è molto superiore a quello che l’azienda avrebbe subito non facendo alcuna dichiarazione.

Che Cosa Possono Fare i Consumatori?

La ricetta per il successo sembra essere una combinazione di fattori: consumatori informati che scelgono prodotti certificati, governi che supportano gli standard con politiche adeguate, e organizzazioni non governative che monitorano e denunciano le irregolarità.

Come consumatori, possiamo fare la nostra parte con gesti semplici: prenderci un secondo per controllare le etichette, scegliere prodotti certificati e pagare qualche centesimo in più. Sembra poco, ma per i piccoli produttori può fare la differenza tra continuare a investire in pratiche sostenibili o abbandonarle.

Verso un Futuro Sostenibile

Le certificazioni di sostenibilità non sono una soluzione magica, ma possono essere strumenti efficaci se inserite in un sistema più ampio che include politiche governative, pressione dei consumatori e controllo delle ONG. La sfida è passare da una “governance senza governo” a una collaborazione strutturata tra tutti gli attori coinvolti.

Il cambiamento nell’uso del suolo continua ad essere una delle principali sfide ambientali del nostro tempo. Le certificazioni rappresentano un tentativo di risposta, imperfetto ma necessario, per trovare un equilibrio tra sviluppo economico e protezione dell’ambiente.

La prossima volta che vedrete quella piccola rana verde sul vostro caffè, saprete che dietro c’è una storia complessa di agricoltori che lottano per un futuro migliore, governi che cercano di bilanciare sviluppo e sostenibilità, e un sistema globale che sta ancora imparando a prendersi cura del nostro pianeta.

Riflessioni Finali

Tornando al dialogo iniziale tra i nostri ricercatori, la risposta alla domanda “funzionano davvero?” non è semplice. Come spesso accade nella scienza ambientale, la realtà è più complessa delle promesse iniziali. Le certificazioni possono essere efficaci, ma solo se inserite in un contesto favorevole di politiche pubbliche, consapevolezza dei consumatori e controllo sociale.

Il vero cambiamento, forse, non sta tanto nelle etichette quanto nella trasformazione culturale che esse rappresentano: una crescente consapevolezza che le nostre scelte quotidiane hanno conseguenze che vanno ben oltre il nostro carrello della spesa.

(Autore: Paola Peresin)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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