In un’epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità globale, un recente articolo “Negotiating discord in sustainability transformations” propone un cambio di paradigma nel modo in cui affrontiamo le politiche ambientali. Lo studio sfida l’approccio convenzionale basato sul consenso, suggerendo invece di abbracciare la discordia come elemento intrinseco e potenzialmente costruttivo nel processo di trasformazione verso la sostenibilità.
Il mito del consenso universale
Tradizionalmente, le strategie per la sostenibilità hanno cercato di raggiungere un consenso generale, presupponendo che obiettivi tecnicamente derivati fossero universalmente desiderabili e realizzabili. Tuttavia, questa visione “basata sull’accordo” tende a sottovalutare la complessità delle dinamiche sociali, politiche ed economiche in gioco.
La discordia come realtà inevitabile
Gli autori dell’articolo sostengono che il conflitto, la resistenza e il rifiuto – collettivamente definiti come “discordia” – sono elementi persistenti e ineliminabili nell’azione politica per la trasformazione della sostenibilità. Questa discordia nasce da lotte sia materiali (interessi, risorse, autorità) che interpretative (frame di problemi, convinzioni, valori).
Esempi concreti di discordia
L’articolo presenta diversi esempi di come la discordia emerga in risposta alle politiche di sostenibilità:
1. La resistenza delle comunità locali all’estrazione di minerali necessari per le tecnologie verdi.
2. L’opposizione degli incumbent del settore energetico tradizionale contro la diffusione delle energie rinnovabili.
3. Il rifiuto di cambiamenti comportamentali percepiti come irrealistici o eccessivamente onerosi.
Verso una “visione basata sulla discordia”
Gli autori propongono di passare da una “visione basata sull’accordo” a una “visione basata sulla discordia”. Questo nuovo approccio riconosce la discordia come punto di partenza e si concentra sulla negoziazione continua tra attori con visioni divergenti.
Il concetto di “accordi politici parziali”
Il cuore di questa nuova strategia è la ricerca di “accordi politici parziali”. Questi sono compromessi spesso scomodi ma necessari tra attori profondamente divisi. Sebbene imperfetti e provvisori, tali accordi possono:
– Sbloccare situazioni di stallo
– Generare slancio per ulteriori azioni politiche
– Prevenire il completo deragliamento delle agende di trasformazione
Sfide e opportunità
L’articolo riconosce le sfide insite in questo approccio, tra cui:
– Il rischio di cooptazione o diluizione degli accordi
– La necessità di affrontare le differenze di potere
– Il pericolo di esclusione dei gruppi marginalizzati
Tuttavia, sottolinea anche le opportunità di:
– Stimolare nuove coalizioni
– Costruire capacità statali
– Rafforzare l’azione autonoma
Conclusione: un approccio pragmatico per un futuro sostenibile
In conclusione, l’articolo offre una prospettiva stimolante per ripensare le politiche di sostenibilità. Riconoscendo la discordia come condizione di base, la negoziazione di accordi politici parziali rappresenta un approccio pragmatico per avanzare verso la trasformazione, anche in contesti di profondo disaccordo.
Questo nuovo paradigma richiede un cambiamento significativo nel modo in cui concepiamo e implementiamo le politiche di sostenibilità. Invece di cercare soluzioni universali, dobbiamo imparare a navigare le complessità delle diverse prospettive e interessi, trovando compromessi che, seppur imperfetti, ci permettano di fare progressi tangibili verso un futuro più sostenibile.
Mentre ci muoviamo verso questo nuovo approccio, sarà fondamentale condurre ulteriori ricerche sugli effetti di rete e sulle conseguenze a lungo termine degli accordi politici parziali, nonché analizzare casi empirici di gestione della discordia nelle trasformazioni di sostenibilità. Solo attraverso questo processo iterativo di apprendimento e adattamento potremo sperare di affrontare efficacemente le sfide ambientali globali che ci attendono.
(Autore: Paola Peresin)
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