Il generale attraversa il Rubicone. E, come spesso accade nei passaggi che segnano una svolta, il gesto arriva dopo giorni di silenzi, mezze frasi e indiscrezioni sempre più insistenti. Alla fine, però, il dado è tratto: Roberto Vannacci lascia la Lega e fonda un nuovo movimento politico, Futuro Nazionale.
Nel logo campeggia la fiamma tricolore, di meloniana memoria, ed è proprio nell’area della destra sovranista che, secondo molti osservatori, il generale cercherà uomini e consensi. Un’operazione che punta a intercettare un elettorato identitario e patriottico, in cerca di nuove bandiere sotto cui schierarsi.
Una scelta che, nei corridoi del Carroccio, era nell’aria da tempo e che ora diventa ufficiale, accompagnata – non senza un certo sollievo – da una parte consistente della base leghista veneta, stanca di un equilibrio mai davvero trovato.
A suggellare la rottura, un messaggio privato che sa di addio senza rancore, almeno da parte del generale: “Ti voglio bene, ma le nostre strade si dividono”. Sarebbero queste le parole inviate da Vannacci al leader della Lega Matteo Salvini, al termine di giornate intense, segnate da confronti serrati e da una separazione ormai inevitabile.
Da un lato il generale che se ne va, deciso a giocare la sua partita in solitaria. Dall’altro Salvini, che tanto si era speso per portare Vannacci dentro, anzi in cima, alla Lega, e che ora incassa una frattura politica dal peso non trascurabile.
I 6 mesi di Vannacci come vicesegretario del partito di via Bellerio sono bastati a molti leghisti veneti per comprendere che le sue idee non erano compatibili – per usare un eufemismo – con la linea del movimento. Non erano mancate perplessità nemmeno al momento della candidatura alle Europee: una scelta che da un lato aveva prodotto consenso elettorale per la Lega, dall’altro aveva garantito a Vannacci un seggio e una forte visibilità a Bruxelles.
Sul caso interviene Luca Zaia, che non nasconde come l’epilogo fosse tutt’altro che inatteso. Tra i due, l’amore non è mai sbocciato: “Non sono sorpreso – osserva – non c’è nulla di nuovo sotto il sole. La sua è stata una militanza molto breve, meno di un anno, e questo conferma che ha preso atto di essere un corpo estraneo. Probabilmente aveva un altro progetto e non ha trovato nella Lega il substrato giusto per farlo crescere”.
Il presidente del Consiglio regionale rivendica poi il ruolo del Carroccio nel percorso politico del generale: “Se Vannacci oggi è quello che è, lo deve alla Lega, che ha investito su di lui alle Europee e gli ha permesso di ottenere un seggio. Il nostro è un movimento fortemente identitario e l’identità presuppone la condivisione piena delle idee. In Lega non si passa se non si condividono fino in fondo”.
E su possibili ulteriori defezioni, Zaia minimizza: “Può darsi che chi non ha idee solide decida di fare altre scelte. Ma noi andiamo avanti per la nostra strada, come abbiamo sempre fatto. Ho visto situazioni migliori e ne ho vissute di peggiori: di certo non ci stracciamo le vesti per questa uscita”.
Infine, sul tema delle dimissioni da europarlamentare, la chiosa è netta: “È innegabile che quel seggio, senza la Lega, non l’avrebbe mai avuto”.
Questo il (lungo) commento di Salvini sull’addio politico di Vannacci, affidato ai social del vicepremier: “Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato.
La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito.
Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Da parte mia e di tanti, sempre massima disponibilità.
Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà.
In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni.
Mentre tutti noi eravamo e siamo impegnati sui temi della sicurezza e del contrasto alla violenza ed all’immigrazione clandestina, del taglio delle tasse e della riduzione delle liste di attesa, altri alimentavano continue polemiche. Peccato.
Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini.
Dispiace umanamente prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada.
Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura”.
(Autore: Simone Masetto)
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