Accolto da una lunga coda di sostenitori tra applausi, selfie e strette di mano, il generale Roberto Vannacci – oggi vicesegretario federale della Lega Nord – come una star all’Hotel Maggior Consiglio di Treviso. Ad attenderlo centinaia di persone e numerosi esponenti del partito a livello locale e regionale: dal sindaco di Treviso Mario Conte agli assessori regionali Alberto Villanova, Roberto Bet e Sonia Brescacin, passando per lo storico leader leghista Gianpaolo Gobbo, il presidente della Provincia Stefano Marcon e molti sindaci della Marca.
Tra applausi e strette di mano, Vannacci ha risposto con fermezza alle domande sui temi più caldi dell’attualità politica.
Generale, da molti le viene attribuita l’etichetta di “divisivo”. Lei come la vive?
“Non lo so, comunque l’essere divisivo non è una cosa negativa. Essere divisivi vuol dire avere delle posizioni chiare, delle posizioni che non accontentano tutti, e tutte le posizioni che implicano una scelta probabilmente accontentano qualcuno e scontentano qualcun altro. Quindi non mi preoccupo di questo appellativo che mi è stato dato. Spero però che la divisione porti sempre più gente dalla mia parte, che quelli che sono scontenti siano sempre la minoranza”.


Uno dei temi più caldi sul tavolo del governo Meloni è quello della cittadinanza. Lei cosa ne pensa?
“Dobbiamo ancora parlarne? Dopo una batosta e una sconfitta insindacabile della sinistra e di tutti i promotori di questo referendum, non penso che sia il caso di stare ancora a discutere su numeri, numerelli e numerini: gli italiani hanno detto no. Non vogliamo la cittadinanza facile. Vogliamo difendere l’identità italiana. Vogliamo che la cittadinanza la si dia solamente a chi la merita, a chi si integra, a chi ha un amore viscerale per questa patria, a chi ne integra le tradizioni, le radici, la cultura, i costumi e dimostra di essere un vero italiano”.


Sul terzo mandato c’è stata una lieve apertura. Qual è la sua posizione?
“Io penso sempre, guardi, per me i mandati possono essere da 1 a N con N grande piacere. Non ho mai avuto dei problemi. Penso che la volontà popolare e la sovranità popolare vadano rispettate, ma sono altrettanto favorevole al rispetto delle regole. Se c’era una regola che stabiliva il secondo mandato e non va più bene, è giusto cambiarla.
Sembra solamente strano che lo si faccia sotto elezioni, perché sembrerebbe un provvedimento ad personam. Però, ripeto, nessun problema su quanti mandati si vogliano avere. Giusto che la scelta risieda sempre nelle mani degli elettori, e se questa regola che è stata fatta anni fa non funziona più, cambiamola. Cambiamola nei tempi e nei modi che siano i più opportuni”.


Tre priorità che metterebbe oggi sul tavolo di Giorgia Meloni?
“Intanto la sicurezza, lo sviluppo, la ricchezza, il lavoro. Queste sono le preoccupazioni principali degli italiani. Noi viviamo in un Paese che sta diventando sempre più insicuro. Abbiamo persone che non hanno più la facoltà di uscire di casa, di frequentare una stazione ferroviaria, di andare per la strada. Ci siamo riempiti di sistemi di allarme, di inferriate alle finestre, di portoni blindati. Non andiamo più nei mezzi pubblici perché abbiamo paura di essere molestati. Quindi questo è un fattore estremamente importante, collegato intimamente all’immigrazione clandestina. L’8,5% degli stranieri in Italia produce il 50% dei furti e delle rapine. Sono numeri forniti dal Ministero dell’Interno e noi dobbiamo correre ai ripari. Lei si immagini un’Italia sicura: sarebbe il centro di attrazione di capitali, di persone, di imprese e diventerebbe uno dei paradisi terrestri. Risolto il problema della sicurezza in Italia, risolveremmo il 90% degli altri problemi”.


Presenterà una “Lista Vannacci” alle prossime elezioni regionali?
“Non lo so, la strategia è quella di portare risultati, e poi non svelo oggi quello che potrei svelare domani”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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