Ha un concetto di fotografia molto preciso Letizia Battaglia, celebre fotoreporter che con il suo obiettivo ha saputo raccontare numerosi scenari di vita, dai delitti di mafia della sua Palermo alla vita quotidiana dei quartieri siciliani, dove ha immortalato angoli e figure comuni, come la celebre bimba con pallone del quartiere della Cala, uno scatto che ha letteralmente fatto il giro del mondo per la sua potenza espressiva.
Ma Battaglia si è resa nota anche per la bravura nel documentare gli anni di piombo a Palermo, la sua città di origine, e il 6 gennaio 1981 è stata la prima fotoreporter a giungere sul luogo dell’assassinio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica.
E scatti di rilievo, con personaggi poi passati alla storia, sono tanti: basti pensare alle immagini di Franca Rame o di Giovanni Falcone mentre si reca al funerale del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Tanti anni passati dietro a quell’obiettivo che l’ha guidata soprattutto a ritrarre personaggi femminili, le donne esplorate nelle varie sfaccettature emotive: peculiarità del suo lavoro che l’hanno condotta a essere la prima donna europea a ricevere nel 1985, a pari merito con l’americana Donna Ferrato, il prestigioso premio Eugene Smith a New York, dedicato al fotografo della rivista “Life”.
Ma il suo impegno si è manifestato anche nella fondazione e direzione dal 2017 del Centro internazionale di fotografia a Palermo e nella costante volontà di raccontare la sua fotografia, specie alle nuove generazioni.
Di recente, infatti, Letizia Battaglia è stata protagonista virtuale di “Impronte”, una serie di videointerviste rivolte a professioniste, realizzate dall’Università Ca’ Foscari di Venezia nell’ambito del Progetto Lei, nato per valorizzare il ruolo sociale ed economico delle donne nel mondo del lavoro.
Una chiacchierata in cui Letizia Battaglia non ha risparmiato particolari su un lavoro da sempre svolto con passione e grande consapevolezza artistica.
Quali sono i soggetti che da sempre hanno caratterizzato l’interesse di Letizia Battaglia e da cosa è riuscita a trarre ispirazione in tutti questi anni?
“Traggo ispirazione dall’anima delle cose”, sono le prime parole pronunciate, a tal proposito, dalla fotoreporter autrice del progetto “Palermo nuda”: “Penso che la donna nuda sia meravigliosa a qualsiasi età. Nelle donne trovo una maggior dolcezza, anche se sono stronze”.
“Il corpo della donna è verità, – ha aggiunto Battaglia – sa amare bene, è generosa. Se noi donne ci trovassimo a governare assieme agli uomini, il mondo sarebbe sicuramente migliore”.
“Le donne sono cresciute, si sono impegnate – ha proseguito la fotoreporter – e l’uomo non si è abituato a questa crescita. Le donne escono, sempre con un certo rischio, e gli uomini non capiscono che le donne devono essere rispettate. Ma siamo noi donne a essere responsabili di questi uomini, che devono essere abituati in un certo modo, anche ad aiutare in casa”.
“Noto che le donne devono sempre fare fatica per essere accettate e ne dovranno fare ancora molta – ha ribadito Letizia Battaglia – Vedo troppi uomini con scarso talento nel mondo dell’arte e poche donne: è un momento di crisi per l’arte. Noi donne dobbiamo farci vedere di più, noi donne brave diamo fastidio“.
“Le donne nel mondo sono poco seguite – ha sottolineato la fotoreporter – Le donne vengono sempre dimenticate”.
Ma non è soltanto sulla sfera femminile ad avere un’idea ben chiara: la sua fotografia è frutto di studio, riflessioni e di una grande capacità di osservazione, tramite uno sguardo abile nel cogliere particolari e sfumature che poi sa riproporre in una veste inedita, destinata a rimanere indelebile nella mente di chi la osserva.
Un concetto di fotografia che non si stanca mai di raccontare e quando lo fa, Letizia Battaglia riesce a narrare la propria arte con un’affascinante semplicità.
Sì perché quella di Letizia Battaglia è arte pura, una fotografia che non è soltanto fatta di scatti, ma è un’arte del raccontare per immagini, in grado di infondere allo spettatore suggestioni, tali da indurlo a fantasticare sugli scenari del ritratto osservato.
“Sono sempre andata in cerca di cose interessanti – ha rivelato la fotografa – A Palermo un giorno ho visto una bimba con un pallone (nella foto sopra): aveva una grande forza nello sguardo e così le scattai delle foto. La sua è una storia bella: anni dopo ho voluto cercarla, ma non ci sono riuscita. Così un’amica di Dacia Maraini ha parlato con il programma ‘Chi l’ha visto?’ e l’ho ritrovata: è bello incontrare dopo anni quella che è la fine di una storia”.
“Ho sempre creduto che la fotografia fosse la testimonianza di un racconto – ha svelato – Le mie fotografie sono in bianco e nero, perché trovo che il colore sia poco rispettoso: il bianco e nero è solenne, dignitoso e da dignità, anche a chi non ce l’ha”.
“Oggigiorno credo che la stampa non si occupi più con interesse della fotografia – ha confessato – A me, invece, la macchina fotografica ha cambiato la vita, mi ha dato pace“.
(Fonte: Arianna Ceschin © Qdpnews.it).
(Foto: Facebook).
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