La cronaca racconta che ormai non è così insolito vedere dei cinghiali nei cortili degli asili e scuole primarie. Lì ci sono bimbi piccoli e l’ansia materna credo sia condivisibile anche da chi poi tanto materno non è. Il tutto però viene salutato dall’informazione cartacea, televisiva e online come notizie di intrattenimento tendenti alla farsa, perché questo è il ruolo storico e contemporaneo della zoologia nel nostro paese; gli animali ci strappano un sorriso, colmano curiosità nel nostro tempo libero e sono fonte inesauribile di amore o indignazione, conoscenza quasi mai, nella zoofilia non serve.
Quella recente però è una notizia che dovrebbe uscire dalla cronaca ed entrare in altri ambiti, quelli della responsabilità sociale. Mi spiego meglio. Un cinghiale entra in una classe di bimbi, forse una femmina con tre piccoli, forse qualche cinghiale giovane o forse un animale adulto, qualsiasi sia la classe sociale e la classe d’età degli animali che sono arrivati in una classe materna, risulta indifferente in questo contesto. Un cinghiale quindi entra in una classe di bimbi con ovvia conseguenza di trambusto di sedie e banchi, bimbi spaventati e maestra ferita cercando di proteggerli. Tutto ciò dovrebbe far riflettere, ma ancora una volta leggere l’informazione generalista dà l’idea di come la tendenza ad affrontare temi zoologici svicoli da qualsiasi senso di responsabilità civile.
In questo caso, bimbi spaventati e maestra ferita fanno abbozzare qualche comprensione per l’atteggiamento contro l’intruso, ma non ci si discosta più di tanto dalla “fatalità della natura”. In alcuni casi vengono invocate, ovviamente a caso, variabili ecologiche lette su qualche rivista scientifica manipolate da cacciatori e ambientalisti convergenti nell’incolparsi a vicenda.
L’impennata informativa diventa pressante quando un signore anziano viene “sbranato” da un cinghiale nel proprio cortile di casa. In questo caso i commenti in rete si avvolgono in una spirale filosofica sul senso del nostro rapporto con specie selvatiche e, ovviamente, nel distribuire colpe agli “altri” che non considerano la complessità della gestione della fauna selvatica.
Classifichereste ora il Cinghiale come animale pericoloso? Che ne dite? Ma soprattutto cosa facciamo? A quando un patto sociale per una seria gestione faunistica?
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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