Caso monastero, il vescovo: “Nessuna volontà di chiuderlo”. Suore fuggite, “auspico rientrino”

Nessuna intenzione di chiudere il Monastero di San Giacomo, e piena disponibilità ad accogliere con spirito paterno le monache fuggite e ora ospiti di una residenza a San Vendemiano, nell’auspicio di un loro rientro nella clausura per vivere in comunione con la Chiesa l’esperienza monastica.

Il nuovo vescovo di Vittorio Veneto monsignor Riccardo Battocchioentrato in diocesi domenica 25 maggio – ha parlato a lungo della tormentata questione del Monastero cistercense dei Santi Gervasio e Protasio di San Giacomo di Veglia, che ad aprile scorso è stato commissariato dal Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, del Vaticano. Lo ha fatto nel corso della conferenza stampa di questa mattina nel Castello vescovile di San Martino.

In seguito a quel provvedimento, diverse monache – compresa l’ex abbadessa madre Aline Pereira Ghammachi – hanno lasciato la clausura, trovando rifugio in una struttura di un benefattore di San Vendemiano. Sulla vicenda si erano espresse fin da subito Diocesi e Ordine cistercense.

In monastero sono rimaste 12 suore: “Mantenere le attività sociali”

“Prendere in mano la situazione non è compito della diocesi o del vescovo, ma del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, un organismo della Curia apostolica – ha esordito Battocchio -. La diocesi è intervenuta il 2 maggio scorso, e non ho ragioni per cambiare il comunicato in cui si ribadisce la piena fiducia nell’operato del Dicastero. Quest’ultimo ha affidato il monastero alla commissaria madre Martha Driscoll, e l’Ordine cistercense si è espresso in maniera chiara con un comunicato sulla vicenda il 15 maggio”.

“Posso dire che l’Ordine cistercense e il Dicastero non hanno mai voluto chiudere il monastero – ha confermato il nuovo vescovo -. Le visite precedenti con le varie vicende erano tutte volte ad aiutare la comunità a vivere meglio in una situazione di difficoltà su cui non entro. So che a suor Aline era stato chiesto di andare temporaneamente in un altro monastero per una esperienza di formazione, non una punizione ma una offerta di aiuto, accompagnamento e studio rivolta a lei personalmente”.

Rispetto alla situazione attuale nella struttura di piazza Fiume, da sempre riferimento per le persone bisognose di aiuto o di preghiera, il nuovo presule ha assicurato che le suore “vivono i ritmi dell’esperienza monastica con una relativa serenità” e “hanno accolto la commissaria come una madre inviata nella cura di un monastero”. “Rimane un luogo di preghiera e lavoro, e c’è la disponibilità di accogliere le persone che intendono rivolgersi al monastero”.

Prima della vicenda del commissariamento e della successiva fuga, a San Giacomo c’erano circa 25 suore: “Attualmente, al monastero vivono dodici monache – ha specificato Battocchio – oltre a loro, una è in casa di riposo in seguito a un ictus. In passato recente erano state allontanate quattro sorelle, che torneranno in tempi abbastanza brevi”. Incalzato dalle domande dei giornalisti, Battocchio ha detto di non sapere se siano quelle che indirizzarono la lettera a Papa Francesco sulla situazione del monastero nel 2023 e che diede avvio alle diverse visite apostoliche. Al Monastero vittoriese – ha aggiunto – “è affiliata una comunità ad Agrigento con quattro monache, la cui superiora arriva proprio dalla clausura vittoriese”.

Nella struttura di piazza Fiume c’è da tempo una relazione intensa con alcune organizzazioni sociali del territorio, che hanno attivato iniziative per ragazzi con disabilità e, da ultimo, il giardino terapeutico per persone con autismo: “Ho appurato che da parte della commissaria e delle altre sorelle non c’è nessuna volontà di interrompere queste attività. Non è vero che l’Ordine o la commissaria ritengano che questi progetti non siano adatti alla vita monastica tradizionale”.

Sulle suore fuggite: “Disponibile a incontrarle. Tornino in monastero”

Capitolo monache scappate, che ora condividono una struttura a San Vendemiano: “Hanno fatto una loro scelta, e io non entro in merito alle ragioni. Nei loro confronti assumo uno spirito paterno: ho fatto giungere la disponibilità a incontrarle nei tempi e nei modi che mi sarà possibile”.

Durante la conferenza stampa Battocchio ha ripreso le parole di Papa Francesco, e quindi di Leone XIV, sul nuovo stile di comunicazione, improntato alla mitezza e al “disarmo”, in diverse occasioni, compresa un’osservazione sulle suore della vicenda: “Al di là delle intenzioni e della coscienza delle persone, nella quale io non posso entrare – ha affermato – mi permetto di osservare che il modo di comunicare attuato da parte di chi ha scelto di uscire del monastero, non mi sembradisarmato e disarmante’”.

“Alle sorelle che hanno trovato ospitalità a San Vendemiano – ha ribadito – mi limito a dire che, da quello che capisco come vescovo principiante, se davvero desiderano vivere l’esperienza monastica secondo la regola di san Benedetto e la scuola di san Bernardo, sentita anche la commissaria madre Martha, è auspicabile il loro ritorno in monastero nella comunione con la Chiesa che si esprime in maniera concreta anche nell’accogliere le indicazioni del Dicastero. Non c’è una chiusura in questo senso, né uno spirito vessatorio, ma si tratta di seguire le indicazioni che permettono di vivere l’esperienza cistercense”.

Battocchio, proseguendo il dialogo con i giornalisti rispetto alle forti insinuazioni uscite dopo lo scoppio della vicenda tra l’Ordine e le suore coinvolte, ha osservato che “non aiutano le accuse tra i vari soggetti tramite i mezzi di comunicazione su modello dei talk show” e “va ripensato lo stile”.

Rispetto al provvedimento del commissariamento, Battocchio ha ricordato infine che “quando si interviene in questo modo, cioè viene sospesa una competenza specifica e c’è l’intervento dell’ente superiore, i motivi ci sono, e magari non sempre sono resi pubblici. Questi percorsi possono avere carattere terapeutico, non punitivo, per ritrovare in situazioni complesse l’ispirazione che regola la vita monastica”.

(Autrice: Beatrice Zabotti)
(Foto e video: Beatrice Zabotti)
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