Modi di dire: cercare un capro espiatorio

The scapegoat, W.H. Hunt

Figure mitologiche greche, i satiri possedevano un corpo dalle fattezze umane, ma con corna, coda, zampe e orecchie caprine. Divinità dei boschi corrispondenti maschili delle ninfe, essi trascorrevano la loro esistenza immersi nella natura suonando flauti e zampogne, cacciando e bevendo vino. Malvagi e lussuriosi, più ostili dei miti fauni romani, i satiri greci assalivano le greggi, molestavano le donne e terrorizzavano i pastori non esitando a palesare la loro natura lasciva e perversa. Seguaci di Dionisio dio dell’estasi e dell’ebbrezza, protagonisti del genere teatrale “satiresco”, questi esseri a metà fra l’uomo e la capra, hanno ispirato numerosi artisti che ne hanno tratto sculture, bronzetti e dipinti alcuni dei quali rintracciabili anche in Veneto.

Al Museo d’Arte di Padova, ad esempio, si può ammirare il “Satiro seduto che beve”, uno splendido bronzetto cinquecentesco realizzato da Andrea Briosco detto “Il Riccio” ritratto in una posa quasi oscena, con il pene ben in vista, a sottolineare la contiguità del personaggio con la forza della natura e il culto della fertilità. A Vicenza, fra i reperti della collezione Velo, vi è un interessante “Satiro in riposo”, copia romana di un originale attribuito al leggendario scultore greco Prassitele. Al Museo archeologico nazionale concordiese di Portogruaro, infine, una piccola scultura risalente al I secolo d.C. lascia intravedere un volto barbuto, ritenuto quello di un satiro o dello stesso Dionisio.

La capra, sin dall’antichità, ha assunto un duplice significato religioso: simbolo di fecondità per i Romani, animale pulito per gli Ebrei, nel mondo cristiano era associata al demonio e a Satana, spesso rappresentati con attributi caprini proprio come i satiri. Nel Giorno dell’espiazione (Yom Kippur) il sommo sacerdote ebraico immolava un capro all’ingresso del tempio e ne faceva condurre un secondo nel deserto dopo averlo simbolicamente caricato dei peccati commessi dalla comunità israelitica.

Ed è proprio da questa peculiare liturgia che nasce il concetto di “capro espiatorio” inteso come colui al quale attribuire tutte le colpe, le responsabilità e gli sbagli. Un animale, in origine, e un individuo, nel linguaggio figurato, che dovrà pagare anche per i peccati che non ha commesso e che attraverso il proprio sacrificio consentirà ad altri di farla franca.

Nella Storia sono migliaia i casi nei quali singoli individui, specifici gruppi sociali, etnici, religiosi o intere comunità nazionali hanno pagato duramente le conseguenze di essere stati prescelti quali capri espiatori per celare o giustificare violenze e soprusi. Uno dei casi più eclatanti fu quello di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, giustiziati nel 1927 nel penitenziario di Charleston per reati mai commessi, vittime di un clima di intolleranza e pregiudizio nel quale era indispensabile trovare, il prima possibile, due capri espiatori.

Sul tema, che ha affascinato letterati, antropologi, teologi e storici, Dwight D. Eisenhower, il generale americano celebre per lo sbarco in Normandia nonché 34° Presidente degli Stati Uniti ha emesso un giudizio tanto laconico quanto efficace: “La ricerca di un capro espiatorio è la più semplice di tutte le spedizioni di caccia”.

(Autore: Marcello Marzani)
(Foto: The scapegoat, W.H. Hunt. Da Wikipedia, immagine di pubblico dominio)
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