Specie autoctone o alloctone? Conoscere il significato delle parole ne aiuta l’uso appropriato

L’idea che una specie sia alloctona perché assente nella memoria storica di un determinato territorio è un’idea (sbagliata!) che non ha nulla a che fare con il significato scientifico della parola. Usare un termine scientifico significa conoscerne il significato e le sue diverse applicazioni nel pensiero scientifico, in questo caso specifico, nella biologia della specie in esame. Così caprioli, cervi, cinghiali e lupi sono specie autoctone (anche se non c’erano quando mio nonno o mio bisnonno andavano a lavorare i campi o insegnavano patologia generale all’università) mentre nutrie, vongole filippine e zanzare tigri sono specie alloctone.

Una specie è autoctona quando la sua biologia (parametri ecologici ed etologici) è il risultato di pressioni selettive che si sono evolute in un determinato territorio. Tutto chiaro vero? È ovvio che la definizione non sia chiara e non dica granché a chi non mastica i principi di base della biologia evoluzionistica, infatti non sta ad un pubblico generico cercare di capire concetti complessi senza averne le competenze. Viviamo in società dove esistono conoscenze e competenze diverse, e siamo tutti specializzati, ricordiamocelo. Sarebbe come se io dovessi essere in grado di aggiustare il motore di un’automobile solo perché guido, risuolarmi le scarpe solo perché cammino, pilotare un aereo solo perché volo e arrivare ad una diagnosi solo perché mi fa male un ginocchio.

Se non lo so fare non è perché io sia un’incapace, è che le mie competenze sono altre e così mi affido a meccanici, calzolai, piloti e a medici ortopedici. Quello che succede in ambito zoologico, invece, è che continuiamo a baloccarci con parole di cui non conosciamo il significato scientifico, così lo male interpretiamo fino ad inventarcelo e quando siamo grottescamente disonesti, con una logica retorica da quattro soldi tipica degli imbonitori da piazza, confondiamo scienza, valori, diritti e opinioni personali (esistono “esperti” che in documenti ufficiali di Regioni ed Enti locali identificano il cinghiale come specie alloctona).

Che le specie alloctone siano una delle principali cause della perdita di biodiversità è una verità scientifica che ogni biologo della conservazione conosce. Che la gestione delle specie alloctone sia quasi sempre solo un’attività normativa e amministrativa di scarso valore scientifico e di pressoché nulli risultati biologici è altrettanto evidente anche ai non addetti ai lavori (chiaro che le eccezioni esistono).

Se mettete insieme le due realtà lapalissiane dovrebbe essere chiaro l’intento di chi, almeno a parole, si preoccupa di perdita di biodiversità e di crisi ambientale; rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo per fermare questa scellerata sesta estinzione. Ebbene la schizofrenica attività pseudoscientifica zoologica nel nostro Paese, in questo caso ambientalista, si muove invece su binari diversi. Così appare un manifesto in un Comune italiano in cui, in aperto contrasto con la normativa vigente europea, italiana e con le linee guida della Regione di riferimento, si propone una serie di interventi su una specie alloctona basata sui “buoni sentimenti” di una associazione privata. Dando ormai per scontato di vivere in una cultura ascientifica, ma quante norme sono violate in quel manifesto? Dopo la Scienza (siamo sempre la patria di Galileo Galilei, padre del metodo scientifico, ogni tanto è bene ricordarcelo) sta morendo anche il Diritto?

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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