Veneto, esclusa la zona arancione la prossima settimana. Zaia: “Tanti positivi, ma ci sono giornate in cui le dimissioni superano i ricoveri”

Nella conferenza stampa di oggi giovedì sull’emergenza Covid in Veneto, il presidente Luca Zaia ha spiegato che, rispetto all’evoluzione della pandemia nella sua regione, da alcuni giorni si è raggiunta una fase di stallo e ora dovrebbe iniziare l’inversione dal punto di vista dei contagi.

L’incidenza dei positivi su 100 mila abitanti a settimana è 1.587, l’Rt è 1,22, il tasso di occupazione delle terapie intensive è 18% mentre nell’area medica è 26% (con il 30% in area medica si passa in zona arancione).

L’88,5% dei veneti è vaccinato contro il Covid e la fascia 5-11 è vaccinata al 30,8%; oggi sono stati superati i 10 milioni di vaccini in Veneto.

Il modello ci dice che, se continua così, potremmo perdere un altro mezzo punto-un punto in una settimana nelle terapie intensive – ha affermato Zaia -, cioè andare al 17-17,5% di occupazione e guadagnare un punto in area medica. Se fosse così, restiamo in giallo anche la settimana prossima e quella dopo. Ad oggi noi abbiamo parametri ragionevoli per dire che non andremo in zona arancione la prossima settimana”.

“La situazione è quella di uno scenario che è totalmente cambiato – continua – Noi potremmo avere anche 30 mila positivi al giorno ma abbiamo capito che la stragrande maggioranza è o asintomatica o paucisintomatica. Questo dimostra che dalla montagna di positivi di ogni giorno, alla fine il delta del ricovero “rischia” di essere a nostro vantaggio. Cioè dimettiamo più di quello che ricoveriamo in alcune giornate, nonostante i tanti positivi”.

Il presidente del Veneto ha ribadito che il virus si sta endemizzando e che la variante Omicron è molto contagiosa ma non è altamente letale.

“Probabilmente è una ‘scelta’ che il virus fa per diventare ormai ubiquitario – prosegue Zaia – Ventiquattro mesi fa dicevamo ‘diventerà la nostra influenza’. Ovvio che non si scherza con il virus però. La vaccinazione ci ha dato una grande mano. Piaccia o non piaccia funziona così: il vaccino ci ha permesso di venirne fuori da questa vicenda. Cambia lo scenario e quindi deve cambiare la strategia. Abbiamo voluto chiedere con forza, facendolo anche sottoscrivere ai colleghi presidenti, che a livello nazionale il governo, per il tramite del Comitato Tecnico Scientifico, prenda atto che gestire questa situazione con le norme di oggi vuol dire caos”.

Il governatore del Veneto ha sottolineato che le lamentele dei cittadini sono comprensibili perché, essendo sottoposti a continue circolari previste dal Piano di Sanità Pubblica, si trovano una mole di tamponi o attività da fare che, anche se uno ci mette tutta la buona volontà del mondo, va a cozzare contro 6-7 ore di attesa in una fila al centro tamponi piuttosto che all’impossibilità di fare alcune cose.

Per Zaia il contact tracing su 21 mila contagiati al giorno, e altrettante chiamate che giornalmente vengono fatte per ogni positivo, è impossibile da fare.

“Davanti ad un virus come questo bisogna avere fiducia nel cittadino – conclude – che, se sa di essere positivo sintomatico, deve mettersi in isolamento, è previsto dalla legge. Il problema è che tutta la partita dei tamponi e dei controtamponi complica non di poco la vita. L’Ecdc dice di concentrarsi sui sintomatici. Sarà mica possibile che nelle scuole primarie, ad ogni caso positivo, tutta la classe va in quarantena e se uno ha la sfortuna di ritrovarsi in una classe, dove ogni 15 giorni c’è un positivo, si fa la Dad tutta la vita e arriva alla laurea con la Dad? Non può stare in piedi questo sistema”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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