3.454 voti per il Barco della Regina Cornaro: è il terzo “Luogo del Cuore” veneto nella classifica FAI. Anche due siti bellunesi nella Top ten regionale

Il Barco della Regina Cornaro ha ottenuto 3.454 voti nell’àmbito della campagna del FAI con Intesa Sanpaolo “I Luoghi del Cuore“, risultando il terzo luogo veneto più votato e piazzandosi al 92° posto dei luoghi italiani da non dimenticare.

La classifica definitiva è stata resa nota questa mattina dal FAI, Fondo per l’ambiente italiano. “In meno di un mese abbiamo ottenuto un risultato straordinario” commenta soddisfatta la sindaca Chiara Busnardo, che a metà novembre lanciò l’SOS sullo stato di abbandono del Barco, in passato fruibile al pubblico in occasione di eventi artistico-culturali ma da anni inaccessibile per la comunità.

“Quando la campagna partì, il Barco aveva 3 voti. Il nostro obiettivo era ambizioso: raggiungere le 2.500 firme (condizione per poter partecipare al bando per la selezione degli interventi di valorizzazione post censimento), ma soprattutto attirare l’attenzione su questo luogo – sottolinea Busnardo -. Grazie ai giornali locali che hanno dato spazio e risonanza mediatica a questa campagna siamo riusciti a riaprire un dialogo con il gestore del Barco, che fa parte di un fondo immobiliare. Stiamo ragionando insieme sul percorso per la valorizzazione futura, con l’auspicio di poterci prendere cura di questo luogo del cuore tramite interventi di restauro, manutenzione e valorizzazione, per rendere di nuovo visitabile questo luogo in modo che la comunità ne possa godere, in occasione di eventi e iniziative”.

Dei 3.454 voti, circa 3 mila sono stati raccolti in forma cartacea e poi caricati sulla piattaforma del FAI dal Comune di Altivole, gli altri sono stati espressi online. “Almeno l’80 per cento dei votanti sono altivolesi, ciò dimostra che il Barco ha un forte valore affettivo per chi vive in questo territorio”.

Il complesso, singolare incrocio tra castello e villa veneta, assolveva a più funzioni – ricorda il Fai -: era luogo di svago e di delizia, ma anche centro amministrativo e difensivo (era qui stanziata una piccola guarnigione). Il barco che costituiva la parte abitativa del complesso, parallelamente a una struttura per la gestione della tenuta, fu la residenza estiva di Caterina Cornaro, veneziana diventata Regina di Cipro, Armenia e Gerusalemme e poi Signora di Asolo tra il 1489 e il 1510. Fu questa l’epoca di maggior splendore per il complesso, sede della corte della regina di Cipro e centro umanistico frequentato dai massimi rappresentanti veneti della cultura rinascimentale, da Pietro Bembo, che qui compose “Gli Asolani”, a Ruzante. Non più abitati dai Corner, il complesso e i giardini caddero presto in stato di abbandono: già a partire dal XVIII secolo, il solo barco ricordava lo splendore della corte della regina. Proprietà di una società privata, il Barco si presenta oggi bisognoso di urgenti restauri, con gli affreschi che si stanno deteriorando, infiltrazioni d’acqua e i saloni delle feste in stato di abbandono.

Nella “Top ten” dei Luoghi del Cuore veneti compaiono anche, uno dietro l’altro, due perle della Città di Belluno: al settimo posto regionale (153esimo nazionale) compare il Ponte della Vittoria con 1.604 voti, all’ottavo veneto (176esimo italiano) la Biblioteca Gregoriana e Lolliniana nel Seminario Gregoriano con 1.189 preferenze.

Il Ponte della Vittoria fu realizzato per sostituire il precedente ponte in ferro fatto saltare dagli italiani in ritirata durante il 1917. Il nuovo ponte, la cui costruzione iniziò nel 1923, fu realizzato in cemento armato, largo 7,20 metri e lungo 98 metri con un’unica campata. L’opera venne progettata dall’ingegnere Eugenio Miozzi (1889-1979), personaggio conosciuto per aver progettato la parte stradale del Ponte della Libertà di Venezia. Per la parte decorativa dell’opera fu chiamato Riccardo Alfarè (1882-1969), che utilizzò la tecnica del cemento lavorato alla martellina per dare l’impressione che il ponte fosse di pietra.

Il manufatto fu inaugurato dal Re Vittorio Emanuele III il 23 maggio 1926 durante una sua visita alla città di Belluno, anche se l’opera doveva essere ancora ultimata; fu infatti collaudata ufficialmente due anni dopo, il 6 agosto 1928. Parte della storia di Belluno e d’Italia, il Ponte della Vittoria è un monumento simbolo e per questo motivo è stato segnalato al censimento del FAI 2022, così che venga conosciuto e valorizzato.

Il Seminario Gregoriano è l’antico convento francescano di San Pietro. Tutti i visitatori, studenti, seminaristi e studiosi che lo hanno frequentato sono rimasti attoniti di fronte al suo fascino e alla sua spiritualità. I chiostri, la Cappella Gotica, le opere del Brustolon, di Sebastiano Ricci e dello Schiavone testimoniano il grande valore che i frati minori prima e il clero secolare poi hanno attribuito a questo antico luogo di fede. All’interno del Seminario vi sono due ambienti, forse meno conosciuti, che ulteriormente ne denotano la straordinaria levatura culturale e spirituale: la Biblioteca Gregoriana e la Biblioteca Capitolare Lolliniana.

La Biblioteca Gregoriana, nata da un lascito di papa Gregorio XVI in occasione della riapertura del seminario, dopo la tempesta napoleonica, ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per l’enorme patrimonio librario, costantemente aggiornato con tutte le nuove uscite, sia in ambito locale che nazionale. I filoni principali sono quelli legati agli insegnamenti dell’Istituto di Scienze Religiose Giovanni Paolo I, con il quale si è instaurata da anni una importante ed efficace collaborazione. Collegata alla rete delle biblioteche ecclesiastiche promossa dalla Cei, collabora con tutte le realtà bibliotecarie nazionali, essendo dal 2015 inserita nell’indice nazionale biblioteche (ISBN).

La Biblioteca Lolliniana, di proprietà del Capitolo della Cattedrale di Belluno, rappresenta invece il glorioso passato e il grande amore che nel corso dei secoli ha contraddistinto il clero e i vescovi bellunesi. Al suo interno è possibile ammirare, solo per motivi di studio e previo appuntamento con il bibliotecario mons. Antonio De Fanti, una serie di manoscritti unici. Vere e proprie opere d’arte come la Bibbia Miniata del XIII secolo donata da Leonisio Doglioni (1357-1421) o tutti i volumi inerenti al lascito del vescovo Alvise Lollino agli inizi del XVII secolo.

La classifica completa a livello nazionale è consultabile su www.fondoambiente.it.

(Foto: FAI).
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