Colbacchi, cimeli e cianfrusaglie dall’ex Unione Sovietica: quella curiosa bancarella dell’usato sulla SP1

Si spostano per l’Italia e chissà per quanti altri Paesi europei, per vendere vecchi cimeli dell’epoca sovietica e altre cianfrusaglie legate al mondo militare e civile. Sono marito e moglie, sulla sessantina, vengono dalla Polonia e viaggiano a bordo di un furgone stracolmo di roba interessante.

Non sanno parlare l’italiano, ma il mondo della trattativa “nuda”, da ambulanti, non ha bisogno di tante parole. Da tanti anni capita di trovarli a bordo strada o su una piazzola, in precisi punti di passaggio ma anche in località minori, come a Scalon, sulla strada che collega Vas a Borgo Valbelluna, lungo la SP1 che affianca la sponda sinistra del Piave. 

Molti automobilisti non riescono a resistere alla tentazione di fermarsi a dare un’occhiata all’ampia bancarella, dove la ruggine, i graffi e i buchi da proiettile non sono un difetto, ma anzi un valore. C’è anche chi cerca di vendere loro altri cimeli e chi semplicemente si ferma per dare un’occhiata già con l’intenzione di non comprare nulla, quasi fosse un piccolo museo a cielo aperto. In effetti da quelle parti, a Curogna, c’è anche il Museo della Grande Guerra e chi l’ha visitato è solitamente interessato a questi reperti.

Anche i bambini chiedono ai genitori di accostare per considerare qualche vecchio giocattolo o oggetto particolare, anche se i prezzi, solitamente, si adattano di più ai collezionisti, che danno la caccia a bancarelle anche nei fine settimana e alle fiere. Rimane comunque più affascinante, per molti di loro, frugare tra gli oggetti di una bancarella come questa piuttosto che cercare tra le pagine dei mercatini dell’usato online.

I caratteristici berretti sovietici, con la stella sul frontino, la falce e il martello al centro, vanno per la maggiore: sia quelli degli ufficiali, che riportano subito indietro nel tempo alla Guerra Fredda, sia i più tradizionali colbacchi, ma anche gli accendini, le banconote, gli stemmi e le medaglie, a centinaia, raccolte chissà dove nel territorio dell’ex Madrepatria.

E ancora le borracce, le picozze, le fondine, le maschere antigas (quelle spaventose, attillate, di una volta), i binocoli e i mirini telescopici da guerra. Ma ci sono anche elmetti, vecchi sci, trofei di caccia, oggetti religiosi, vecchi attrezzi, lanterne, trofei, vasi, ceste, oggetti personali dimenticati e perduti chissà in quale landa remota o in quale lontana soffitta dell’Est Europa. Tutti probabilmente con una storia interessante, molti dalla provenienza ignota, che la coppia tenta di raccontare solo quando vede un interesse sincero da parte dell’acquirente.

La storia di questi venditori, invece, è misteriosa e rimarrà tale per sempre, perché quando ci avviciniamo per far loro delle domande, questi scuotono la testa e ci dicono nelle poche parole in italiano che conoscono che “no, non ce la racconteranno, perché la loro non è per niente una bella storia”.

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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