Diventare imprenditori a vent’anni si può: la storia di Marco. “L’unico limite sei tu”

Nella sua biografia di Instagram figura il nome di “young entrepreneur” e “globetrotter”, che significano rispettivamente “giovane imprenditore” e “giramondo”. Marco Yarema, titolare del Liber tea di Conegliano, non poteva scegliere due parole più azzeccate per definirsi.

Video di Sofia Sossai

Ha solo vent’anni, frequenta il primo anno di università alla facoltà di Economia e Commercio alla Ca’ Foscari di Venezia ed era in piena maturità (si diploma al liceo scienze applicate G. Marconi di Conegliano) quando nel giugno 2023 ha rilevato il negozio Liber tea di Conegliano, un locale che si concentra perlopiù nella vendita di bubble tea, una tipologia di soft drink nata per caso a Taiwan negli anni ‘80 e diffusa soprattutto nel continente asiatico. Ma da qualche anno la moda del mangia-e-bevi è arrivata anche in Italia.

Allegro, sempre col sorriso (“Come stai oggi Marco?”, “Una crema!”), una battuta pronta per tutti (“Tu sembri un tough guy, ti faccio un tough taste. Se non ti piace non lo paghi. Ma ora non dire che non ti piace apposta”). Alla bevanda a base di tè, latte e perle di tapioca Marco si è avvicinato senza saperne molto. Ha imparato col tempo, prima guardando, da cliente, poi provando, una volta dietro al bancone nel ruolo di dipendente. “La proprietaria era cinese, io sono ucraino: l’incontro tra il gusto asiatico e quello europeo ha prodotto dei bubble tea davvero interessanti”.

Sperimentare, dire la propria, essere parte di un progetto come parte attiva, non limitandosi a fare le proprie ore di lavoro e basta. Marco è sempre stato uno che fa “di più” di quello che normalmente gli viene richiesto: “Forse questo l’ho ereditato da mia madre”.

“Oggi mi sembra che ci si chieda sempre ‘cosa può dare il titolare a me?’ e mai ‘che cosa posso dare io’?”. Così quando la proprietaria doveva vendere il negozio, perché si trasferiva a Treviso, Marco non ci ha pensato due volte: “Avevo un locale pronto, clienti che già conoscevo, era perfetto”. Sua madre voleva che finisse gli studi “prima di mettere le mani in pasta”. “Ma bisogna saperle riconoscere le opportunità e soprattutto saper rischiare. Certo, non sono al passo come i miei compagni di corso”, e non a caso per poter seguire le lezioni al mattino in università da settembre ha assunto una dipendente, “però ho un’esperienza che gli altri non hanno e l’esperienza è una delle poche al giorno d’oggi che non puoi comprare coi soldi. Magari loro si laureeranno prima di me, ma almeno io ho portato avanti uno dei miei obiettivi, sto portando avanti un negozio”.

Non che acquistarlo sia stata un’impresa facile… “Ho sempre lavorato sin da quando avevo 14 anni, ma per aprire un negozio non bastava una busta paga, né i risparmi messi da parte, ci voleva un capitale”.

Si informa, scopre l’esistenza dei fondi europei per imprenditori, ma per sfruttare quelli servono cinque anni di esperienza certificata nel settore della ristorazione. L’esperienza ce l’avrebbe, è il contratto a mancare.

“A quel punto la banca mi dice ‘c’è la Regione che ti aiuta’: salta fuori il Consorzio veneto delle garanzie, che è un ente che si occupa di farti da garante e da intermediario nelle tue necessità di credito con la banca. E poi il Comune di Conegliano ha messo a disposizione un bonus a fondo perduto. Comunque tutto questo non era sufficiente. Mi è venuta quindi incontro la proprietaria del negozio, con cui ero ormai legato da una solida amicizia, che mi ha fatto pagare il negozio a rate. Quando sono andato dal notaio lui mi ha detto: una cessione d’azienda così non l’ho mai vista”.

Le responsabilità da titolare si sono fatte sentire subito: “Ho avuto un battesimo di fuoco. Il giorno prima di fare l’atto dal notaio è scoppiato un tubo del riscaldamento, mi si è allagato il negozio, quindi sapevo che dopo avrei dovuto risolvere tutto io. Ogni tanto mi dico che vorrei tornare a fare il dipendente per non avere tutte queste responsabilità, tornare a casa abbastanza tranquillo”.

Per quanto l’idea di provare a stare dall’altra parte non gli dispiace. E ben si confà con il carattere instancabile e in continuo movimento di Marco, una persona che quando non studia e non lavora è in viaggio. Paesi Baltici, Romania, Marocco, Giordania, solo per citare gli ultimi viaggi. Il prossimo sarà in Bosnia: “Vado in quei posti dove non andrei mai, proprio per rompere stereotipi e luoghi comuni”. Il comunicare non è un problema visto che di lingue ne conosce ben tre: italiano, inglese e russo. “A furia di stare sempre a Conegliano mi si arrugginisce il cervello. Viaggiando incontri nuove culture, ti si apre la mente”.

Per il momento Marco è soddisfatto e orgoglioso: “Tutti i miei fornitori locali sono sempre stati super disponibili, senza pensarci due volte ad aiutarmi. Di porte chiuse ne ho trovate, sì, ma poche. Bisogna provare, informarsi, se è quello che vuoi fare in quel momento fallo! Mai avrei pensato che sarei finito qua, ma se una cosa ti appassiona, se ci metti il cuore nel fare le cose e sei costante, ce la fai. L’unico limite sei tu”.

(Foto e video: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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