Gianni Sossai e nipote da Refrontolo a New York: “Per capire il nostro paese bisogna esplorare il mondo”

Il desiderio di esplorare altri territori e culture anima ognuno di noi, come la curiosità di toccare con mano quali siano le differenze sostanziali dal nostro quotidiano: questo è stato il senso delle esperienze oltreoceano, negli Stati Uniti, del refrontolese Gianni Sossai (ultimo da sinistra nel coro, nella foto sotto) e della nipote Francesca (nelle foto).

Sossai, originario di Refrontolo e ora residente a Pieve di Soligo, è avvezzo ai contatti internazionali: presidente dell’Associazione “Due Cuori per la Vita” – nata a Refrontolo nel 2005 in ricordo di Edoardo e Francesco Sossai, morti rispettivamente a causa di un infarto e di un incidente stradale – oltre all’organizzazione di eventi culturali e di formazione, con il suo gruppo si è sempre occupato di sostenere le comunità che si occupano di dare aiuto ai bimbi bisognosi.

Refrontolo Gianni Sossai

E proprio sulla scia di questo interesse ha cercato dei contatti negli Stati Uniti: “Mi sono messo in contatto con padre Walter Tonelotto, sacerdote della chiesa della Madonna di Pompei della comunità italiana di New York per mettere a contatto le due culture”, racconta. “In America sono stato 15 giorni – ha continuato Sossai – quanto basta per vedere che non è tutto come appare: sono tanti i nostri giovani che vanno a fare i camerieri, faticando a sostenere i costi della vita e a mettere da parte qualche soldo. Questa immagine mi ha fatto venire in mente il detto che veniva ripetuto tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ovvero ‘Merica, Merica, Merica, in Merica voglio andar’.  Ancora oggi è evidente l’emigrazione”.

“Sono andato in America lo scorso dicembre – ha proseguito Sossai – ed era un anno che andavo alla ricerca di qualche forma di contatto associazionistico per stabilire una qualsiasi forma di comunicazione in tal senso. Così ho trovato il riferimento di padre Walter Tonelotto della Chiesa di Pompei vicino a Little Italy a New York. Successivamente ho preso contatto anche con il coro Sol, formato da 15 giovani italiani, tra cui uno proveniente da San Donà di Piave, chiedendo loro di poterli incontrare e cantare insieme la sera della vigilia di Natale”.

Refrontolo New York Little Italy
“Ho portato anche i saluti di don Giuseppe Nadal – ha aggiunto Sossai – come rappresentante del coro di Pieve di Soligo, per far conoscere la nostra terra, i nostri usi e costumi. Infatti lì conoscevano il Prosecco come prodotto, ma non il territorio da cui proviene: una bottiglia di Prosecco di Valdobbiadene costa circa 60 dollari in enoteca e al ristorante anche di più, perché gli americani sono disposti a spendere per questa tipologia di vino. Il made in Italy è molto apprezzato, anche perché, nonostante la presenza del quartiere di Little Italy, si può dire che negli Stati Uniti di italiano vero e proprio non c’è nulla. Anche i cibi sono tutti americanizzati o vengono proposti dei mescolamenti di gusti”.

“Il mio obiettivo – ha ammesso Sossai – è quello di far sì che alcuni rappresentanti di queste comunità e associazioni conosciute possano venire a trovarci nell’Alta Marca e perciò, in seguito, ho inviato loro anche del materiale ulteriore sul nostro territorio. In Brasile, terra con cui l’associazione Due Cuori per la Vita ha stabilito dei contatti, la cultura italiana è stata mantenuta, al contrario degli Stati Uniti dove essa è rimasta solo in relazioni ai marchi di prodotti più noti, mentre nulla si è conservato del nostro modo di intessere delle relazioni. Sono fiducioso, comunque, che qualcosa nascerà sicuramente dall’esperienza vissuta, perché le cose bisogna cercarle”.

Refrontolo Francesca a New York2

Tornato dal viaggio, Gianni Sossai ha sentito l’esigenza di confrontarsi con la nipote Francesca, 23enne che circa 4 anni fa aveva iniziato un’esperienza di 22 mesi come ragazza alla pari in una famiglia residente vicino a Washington: un dialogo generazionale con l’obiettivo di accostare le impressioni derivanti dal contatto con il suolo e la cultura americana. “Dopo il liceo scientifico – ha spiegato Francesca – ho preso la decisione di andare in America, lavorando e frequentando un college locale per specializzarmi nella figura professionale dell’export manager, ma dopo un po’ risultava complesso studiare e lavorare. Dopo 22 mesi sono ritornata a casa, a Refrontolo, e, grazie al livello di inglese che avevo acquisito, ho trovato lavoro in un mese e mezzo. Ricordo la difficoltà che avevo con la lingua, per lo più un inglese scolastico. Ma quello che più mi ha colpito è di avere ritrovato l’amore per l’Italia in America, dove iniziava a nascere la nostalgia per i luoghi e le persone, cosa che non avrei mai pensato di provare”.

“Consiglio – ha proseguito Francesca – a chi volesse fare un’esperienza negli Stati Uniti, di vivere appieno tale opportunità, ma senza farsi troppe aspettative perché la magia dura tre mesi e poi non è certo l’American dream degli anni Trenta, si ritorna diversi. Sicuramente è stato strano fare ritorno in una comunità così piccola come quella di Refrontolo. Per quasi due anni non avevo mai rivisto la mia casa e la mia famiglia, a parte mio fratello”.”Del resto – ha commentato Gianni Sossai – per capire il nostro paese, bisogna andare in giro per il mondo”.

(Fonte: Arianna Ceschin © Qdpnews.it).
(Foto: Qdpnews.it ® riproduzione riservata).
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