Una storia di emigrazione: dall’Australia le ceneri di Giuseppe Quirino Sossai, lo “zio Bepo” che si imbarcò nel 1957

Il ricordo di Giuseppe Quirino Sossai

Si dice che non si possano dimenticare le proprie radici e che rimanga sempre forte il richiamo della propria terra di origine. Un detto che calza a pennello con la vicenda di Giuseppe Quirino Sossai (per tutti Bepi, “zio Bepo” per i parenti), emigrato in Australia negli anni cinquanta del secolo scorso, da Refrontolo.

Giuseppe Quirino è deceduto lo scorso 12 agosto, all’età di 88 anni, a Wollongong e proprio a Refrontolo sono tornate le sue ceneri, secondo il desiderio che più volte aveva espresso ai parenti, quando era in vita.

L’ultima volta che tornò in Italia, a Refrontolo, fu nel 2013, in occasione dei 90 anni del fratello Gervasio.

Fu inoltre il fondatore del gruppo Trevisani nel mondo della città di Wollongong.

La storia di Giuseppe Quirino emigrante iniziò nel giugno 1957 quando, a 22 anni, decise di andare in cerca di fortuna in Australia.

A ricordare quei momenti è il nipote Gianni Sossai, che all’epoca aveva 4 anni: Gianni ha raccontato di ricordare ancora oggi l’immagine dello zio Umile Fregolent, arrivato in casa Sossai a Refrontolo, a bordo della sua Fiat 1100 cassonato, dove venne caricato un grosso baule in legno, dipinto di nero, contenente le cose personali di Giuseppe Quirino, “zio Bepo”.

La destinazione era il porto di Genova, dove si sarebbe poi imbarcato sulla nave Oceania, in direzione di Sydney. Affrontò più di 30 giorni di nave e in quegli stessi anni da Refrontolo partirono altre due persone, Bruno Rizzo Mario Lot, quest’ultimo lo zio del sindaco Mauro Canal.

“Gli emigranti giunti a Sydney vennero collocati in un campo recintato, in ‘barache’ di lamiera, in attesa di essere destinati ai luoghi lavoro – ha raccontato Gianni Sossai – Da lì mio zio, con un altro italiano, scappò perché voleva andare nel Queensland, a 1.800 chilometri da Sydney, dove aveva un cugino, già inserito in quel genere di lavoro”. 

“Salirono di nascosto su un treno merci, perché non avevano il denaro sufficiente per acquistare il biglietto: furono 4 giorni di viaggio nella distesa australiana, verso le piantagioni della canna da zucchero – ha proseguito – E qui, per Zio Bepo incominciò un nuovo lavoro su una nuova terra, con un clima diverso da quello dell’Italia. Un luogo pieno di insidie e di animali d’ogni genere, con un lavoro da 15 ore al giorno e poco cibo. Zio Bepo diceva che era un inferno in terra”.

Giuseppe lavorò nelle piantagioni di canna da zucchero per diversi anni, nel 1964 tornò in Italia, per poi rientrare in Australia. Lì si trasferì a Wollongong, dove si sposò, creandosi una famiglia. Non volle mai diventare un cittadino australiano, al contrario volle mantenere la cittadinanza italiana, con tanta nostalgia della sua patria: 66 anni in Australia, dove non lasciò mai il pensiero per la sua terra.Patria in cui ebbe l’abitudine di tornare ogni 3-4 anni, per periodi di 2-3 mesi

Fu un appassionato di pittura fin da bambino: una foto conservata dal nipote Gianni Sossai, lo raffigura intento a dipingere la beata Vergine Maria, ispirandosi alla foto di un capitello situato in via Casale, a Refrontolo, inaugurato per un voto nel 1946.

Giuseppe Quirino raffigurò la Madonna realizzata da Giocondo Protti, lo stesse che gli diede le prime lezioni di pittura, quando aveva solo 11 anni.

La cerimonia

Sabato pomeriggio nel cimitero di Refrontolo si sono riuniti i parenti, amici e conoscenti di Giuseppe Quirino, per accompagnare la deposizione delle ceneri, all’interno del loculo della madre del defunto, Candida De Conti. Per l’occasione, dall’Australia è giunto anche il figlio Mirko, accompagnato dalla sua famiglia.

Le ceneri erano poste all’interno di una cassettina di legno, con sopra una rosa del suo giardino in Australia. Prima della deposizione, la cassettina è stata coperta dal drappo tricolore, per ricordare l’amore che Giuseppe ebbe per la sua italianità.

Presente anche il gruppo dei Cantori da Filò del Quartier del Piave, con i loro canti che hanno fatto da sfondo alla cerimonia.

“Zio Bepo è partito da giovanissimo e, oggi, sono qui riuniti gli amici di un tempo, per la benedizione delle sue ceneri”, è stata la premessa fatta dal nipote Gianni Sossai.

Benedizione che è stata fatta dal vicario parrocchiale don Luca Soldan, a cui è seguito un momento di preghiera. Successivamente il figlio Mirko ha posizionato all’interno del loculo la cassettina con le ceneri del padre.

Nel frattempo, il gruppo di cantori ha intonato “Baraca”, brano dei Belumat, dedicato proprio agli emigranti, che fa riferimento al “ritorno in patria in bara”.

“Questa è la storia del sentimento di un emigrante – le parole del sindaco Mauro Canal – Chi va altrove resta attaccato al proprio Paese e vuole poi tornare. Dobbiamo pensare alla vita che hanno fatto queste persone, che hanno sempre sentito il distacco dalla loro terra, dove gli anni sono passati e le cose cambiate: quindi sono stranieri in patria e stranieri fuori. Sono persone che hanno contribuito al nostro benessere”.

Mirko Sossai ha ringraziato i cugini per l’aiuto dato nel far rientrare le ceneri del defunto: “Mio padre sarebbe stato contento”, ha detto.

Sulla lapide è stata posta una targa per ricordare Giuseppe Quirino e la sua avventura in Australia: deposizione fatta dalla sorella del defunto, sulle note di “Signore delle Cime”.

In serata si è poi svolta una messa di suffragio.

Una storia, questa, che narra i tanti sacrifici che fecero le passate generazioni, per trovare maggior benessere.

(Foto: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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