“Tutti mi chiamano Toni Roccia”: 63 maratone raccontate da Antonio Cenedese

Antonio Cenedese “Toni Roccia”

Un soprannome che la dice lunga su quella che da sempre è la sua passione per la corsa: Antonio Cenedese, 71enne residente a Susegana, è noto a tutti con l’iconico soprannome di “Toni Roccia”.

Alle sue spalle conta infatti ben 63 maratone, in Italia e all’estero, tutte fatte coniugando l’attività sportiva con il suo lavoro di impresario edile e artigiano, ma anche con l’impegno nel volontariato.

Impegno che l’ha portato nel 2018 a ricevere il Cavalierato della Repubblica, sia per meriti sportivi che per l’attività svolta nel volontariato.

Una passione che lo accompagna ancora oggi, nonostante due operazioni alle anche, che non gli hanno impedito di portare avanti l’abitudine di macinare, ogni sera, 10 chilometri a piedi.

Ma come è nato tutto? E, soprattutto, chi gli ha dato il soprannome di Toni Roccia?

“Mi trovavo alla mezza maratona di Quinto di Treviso quando, al 16esimo chilometro, ho superato due atleti. Nel farlo ho sentito che uno chiedeva all’altro chi fossi – ha raccontato Antonio Cenedese – All’arrivo (avevo completato la gara in un’ora e 27 minuti, loro in un’ora e 32 minuti), mentre mi stavo cambiando, si sono avvicinati, dicendomi ‘Però, sei una roccia!’. La domenica li ho ritrovati e me l’hanno ridetto: da lì il soprannome di Toni Roccia”.

“Devo dire che sono state delle belle soddisfazioni – ha proseguito – Ho fatto in tutto 63 maratone, di cui sei 100 chilometri del Passatore: l’edizione del 1997, la Firenze-Faenza, coincideva con il Campionato europeo e l’ho conclusa in poco più di 10 ore”.

“Oltre a queste, ho fatto due volte la 50 chilometri di Romagna, 3 volte la 69 chilometri su strada (sempre conclusa in sei ore), poi ho fatto anche le gare sul tracciato Susegana-Jesolo e Susegana-Carole. Le corse non competitive le usavo come allenamento per quelle competitive”.

Cenedese conta nel suo curriculum sportivo anche 17 gare dei Sei rifugi, tra Misurina e Auronzo (nel Bellunese) e 16 Maratone di Venezia, fatte di fila, dal 1991 in poi, oltre a cinque maratone di Treviso.

Ma non sono mancate neppure le gare all’estero, come la Maratona di Vienna del 1991 e di Monaco di Baviera nel 1992, quella di New York nel 1995 e di Montecarlo nel 1996.

“Alla fine, così facendo, ho girato molto anche in Italia, andando in città come Milano, Roma, Firenze e Ancona – ha spiegato – Tutto è iniziato con la nascita di mia figlia, nel 1986: prima la mia passione era la moto. La mia prima maratona è stata nel 1990, a Carpi (in provincia di Modena, ndr), quando era abbinata alla Lotteria Italia. Poi sono stato operato all’anca nel 2009 e nel 2011 all’altra: pensavo di non poter correre più, ma ho ripreso dopo 10 anni, proprio con la maratona di Treviso, toccando Vittorio Veneto, Vidor, Ponte di Piave. Corro anche ora, all’età di 71 anni”.

“Questa passione è nata grazie a mio fratello Doriano, anche lui appassionato di corsa – ha continuato – Mi ha chiesto di accompagnarlo e, come si dice, l’allievo ha poi superato il maestro”.

“Correre è sempre stato per me un passatempo e significa trovarsi in compagnia, quando si è fuori gara”, ha raccontato.Passione per la corsa associata a quella per il volontariato e l’associazionismo, essendo Cenedese presidente del gruppo podistico “La Piave” di Susegana dal 1991, anno della sua fondazione, ma anche vicepresidente dell’Avis locale, dopo la presidenza dal 2013 al 2021. Ruoli a cui affianca la presidenza dell’Atletica Mareno e della sezione suseganese del gruppo dei Cacciatori italiani.

E quali sono i consigli di Toni Roccia a chi vuole portare avanti la passione per la corsa? “Bisogna solo provare, ricordando che la corsa non regala nulla – la sua risposta – Non si può andare a una corsa di 5 chilometri, sperando che siano 4. Se si vuole partecipare a delle competizioni, ci vuole un allenamento costante, anche se piove o nevica. Io ho sempre fatto così, dopo una giornata di 9-10 ore di lavoro”.

“Ricordo ancora la prima volta che ho fatto la Corsa del Passatore: è stata una soddisfazione arrivare alla fine, non avrei mai pensato di completare i 100 chilometri – ha concluso – Ricordo che quando arrivavo alla fine delle gare, non esisteva più nulla per me: era sempre un’emozione grandissima”.

(Foto e video: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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