Scuola a prova di terremoto a Tarzo: primo intervento al termine, in estate la seconda fase

Partirà a breve la seconda fase dell’adeguamento sismico dell’istituto comprensivo di Tarzo, in via Trevisani nel Mondo. “Il cantiere del primo stralcio, inaugurato lo scorso anno, è praticamente concluso – annuncia l’assessore ai lavori pubblici Gianangelo Bof – Si tratta ora di completare l’opera con alcuni lavori di finitura al primo piano, al tempo stesso adeguando l’edificio alle ultime normative antincendio”.

Nel complesso, l’intervento in partenza si aggirerà indicativamente intorno ai 250 mila euro (compresa la messa a norma del Cpi). “Abbiamo approfittato delle recenti modifiche riguardo le leggi di bilancio, che permettono maggiori possibilità di investimento anche ai Comuni virtuosi – entra nel merito Bof – Il cantiere è già avviato, di conseguenza abbiamo deciso di sfruttare pausa estiva per terminare anche i lavori di completamento”.

Il complesso storico, costituito dai primi due stralci realizzati tra il 1978 ed il 1981, è stato costruito dall’impresa Casagrande Gava di Vittorio Veneto, su progetto risalente al 1978-1979 dell’architetto Antonio Monaco di Venezia e dell’ingegnere Domenico Gallo, e collaudato il 23 marzo 1982 con l’ingegnere Gianni Biasin. Il terzo stralcio, invece, risale al 2006-2007. La superficie coperta è di circa 1.100 metri quadri per un volume complessivo di circa 8.800 metri cubi.

Nel corso dell’intervento in dirittura d’arrivo, i tre blocchi che compongono l’edificio sono stati collegati con dispositivi di vincolo oleodinamico (shock transmitters), con il compito di rallentare le oscillazioni dovute ad un’eventuale scossa. Si tratta di elementi meccanici capaci di agire a livello idraulico. In totale 6 martinetti per giunto, visibili ad occhio nudo (3 al soffitto del piano terra e 3 al soffitto del primo piano in corrispondenza delle strutture verticali adiacenti) per un totale di 18.

Il passo successivo sarà scongiurare eventuali criticità derivanti dal collasso di elementi secondari, ovvero tutto ciò che potrebbe sbriciolarsi in seguito ad un terremoto. Si tratta, quindi, di inserire nelle pareti una sorta di rete capace di mantenere eventuali cedimenti di materiale, come ad esempio calcestruzzo o malta.”Con gli shock transmitters abbiamo già risolto il problema principale – fa sapere l’assessore Bof – Ora si tratta di intervenire sulle paretine interne anche al primo piano, che in caso di scossa potrebbero costituire un rischio: come fatto al piano inferiore, verranno demolite e ricostruite a norma sismica”.

(Fonte: Mattia Vettoretti © Qdpnews.it).
(Foto: archivio Qdpnews.it).
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