Le accise? Un male necessario

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Le ragioni di un’imposta tanto odiata, ma indispensabile.

Il provvedimento più discusso sinora adottato dall’attuale Governo è sicuramente costituito dalla mancata proroga del taglio alle accise sui carburanti varato dal precedente Esecutivo.

Una decisione impopolare che ha provocato un brusco innalzamento del prezzo della benzina ma che, soprattutto, ha suscitato nell’opinione pubblica il solito moto d’indignazione legato alle componenti anacronistiche di quest’imposta: dalla guerra coloniale in Etiopia all’alluvione di Firenze, dalla crisi di Suez al disastro del Vajont.

Caratteristica, quest’ultima, che fa delle accise una delle misure fiscali più odiate dagli italiani e, al contempo, una delle più “gettonate” e facilmente spendibili per la propaganda politica di casa nostra.

In realtà le accise non sono una peculiarità italiana, ma rappresentano un’imposta indiretta presente in tutti gli Stati dell’Unione Europea.

Una direttiva comunitaria ne fissa i livelli minimi di imposizione seguendo un percorso graduato che decresce in base all’impatto ambientale: si parte da benzina e diesel e si arriva ai combustibili rinnovabili di origine non biologica, passando per gpl e metano.

È però vero che l’Italia è il Paese con le aliquote più alte, grazie ad una componente fiscale che supera il 50% e che nel 2019 (l’anno che ha preceduto gli accorgimenti e gli effetti congiunturali della pandemia) ha assicurato al nostro Paese un gettito di oltre 26 miliardi di euro.

È questo un buon motivo per operare quella netta sforbiciata invocata da più parti, seppur nei limiti fissati dalla UE? Per quanto possa apparire paradossale, vi sono diversi ordini di motivi per mantenere alte le accise nel nostro Paese.

Il primo è ovviamente di natura economica: il citato introito annuo di 26 miliardi costituisce un volume di risorse ingente, ben superiore a quelli destinati a importanti politiche di spesa come la famiglia, il lavoro o l’istruzione universitaria. Individuare tra le pieghe del bilancio delle coperture adeguate è impresa tutt’altro che agevole.

Anche sul piano dell’equità sociale, lo sconto alla pompa di benzina non sembra una buona idea. Gli indicatori ISTAT, infatti, ci dicono che i consumi sui carburanti incidono maggiormente sulle famiglie più abbienti. Le risorse stanziate per la riduzione dei prezzi, pertanto, andrebbero perlopiù a finire nelle tasche degli italiani meno in difficoltà.

Da non sottovalutare poi le ragioni di carattere geopolitico. In una fase storica in cui l’Italia sta disperatamente cercando di ridurre la propria dipendenza di gas e petrolio dalla Russia, indurre i consumatori a mantenere elevata la domanda potrebbe indebolire la posizione contrattuale dell’Italia nei confronti della Russia.

Infine, ma non certo ultimo per importanza, il problema della crisi climatica e della transizione ecologica. L’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 deve passare inevitabilmente da una drastica diminuzione del consumo di carburanti, essendo il settore dei trasporti uno dei principali fattori d’inquinamento.

Insomma, piuttosto che al taglio delle accise, sarà forse il caso di iniziare a pensare come tassare le auto elettriche… Altruisti intelligenti

Autore: Giovanni Pugliese

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