Campioni nella vita

Tadej Pogacar

Un gesto squisito, affettuoso ed eloquente, che ha fatto parlare di sé in tutti i modi, con inchiostro a fiumi sulla carta stampata e visualizzazioni al “top” per quanto riguarda  il video del bellissimo episodio. Il campione di ciclismo Tadej Pogacar, fuoriclasse sloveno, fresco vincitore del Giro d’Italia 2024 conclusosi proprio ieri a Roma, ha conquistato  la sesta vittoria aggiudicandosi sabato scorso anche la ventesima tappa, ultima frazione di montagna con traguardo a Bassano del Grappa.       

Mentre dava spettacolo sul breve tratto in salita che spezza la lunga discesa dal Monte Grappa a Bassano, Pogacar ha trovato il modo per aggiungere un gesto speciale all’ennesima prestazione da applausi. Mentre la strada si arrampicava, la “maglia rosa” del Giro è stata  affiancata da un bambino che per alcune decine di metri ha incoraggiato entusiasta la corsa del campione.

Che cosa è successo a quel punto?  Pogacar ha ricevuto una borraccia da un uomo dello staff organizzativo della gara. Il fuoriclasse non ci pensato due volte: l’ha presa al volo e l’ha consegnata immediatamente al giovanissimo “fan”, che si è fermato entusiasta dopo aver ricevuto il souvenir speciale dal corridore.

Campione anche di gentilezza e affetto per i tifosi, Pogacar a fine tappa ha commentato così l’episodio: “Quindici, forse vent’anni fa, sarei potuto essere io e sarei stato in lacrime se fosse capitato a me. Ho visto il massaggiatore, ho capito che era possibile farlo e mi sono detto: perché no?”. Ecco il punto: la sensibilità, la generosità e l’altruismo che albergano nel cuore del grande campione. Egli potrebbe essere considerato talmente lontano, impegnato nelle sue sfide sportive di altissimo valore e prestigio, da figurare distante, pressoché inarrivabile, sicuramente concentrato nelle sue performance ciclistiche e poco incline a vedere quanto può succedere intorno a lui. Decine di migliaia di tifosi, entusiasti con acclamazioni e incitazioni fortissime, hanno accompagnato la corsa di Pogacar al Giro d’Italia di quest’anno.

Nessuno stupore e nessuna sorpresa che ci potesse essere fra loro anche questo bambino innamorato del ciclismo e della maglia rosa. Eppure, il campione sloveno ha scelto proprio lui, quasi a volere premiare in quel preciso istante la passione e la gioia originali e irripetibili di quel giovanissimo sostenitore, il suo amore per la bici, il suo attaccamento al grande corridore sloveno. Ecco la grandezza d’animo di un campione nello sport e nella vita, che non dimentica di essere stato bambino anche lui, tifoso anche lui, entusiasta e felice al passaggio in gara dei suoi campioni, anche lui. Spesso, in varie altre occasioni, di segno totalmente diverso, ci siamo lamentati di come i moderni strumenti della comunicazione abbiano il potere di diffondere tristi e cattive notizie sull’umanità in brevissimo tempo, raggiungendo la mente e il cuore di tantissime persone con il loro carico pesante di negatività. Basti pensare ai racconti quotidiani su fatti di cronaca nera, sviscerati molte volte con dettagli  macabri e particolari su efferatezze e crimini,e all’indulgere di giornali e televisioni su avvenimenti davvero poco edificanti, anche in capo a personaggi famosi o presunti vip.

Ebbene, nel caso della borraccia donata, la cosiddetta “cronaca bianca” si è presa una bella rivincita, e nel contesto di una seguitissima competizione sportiva come il Giro d’Italia ha messo in luce i sentimenti di bene e lo stile di umanità di un autentico campione. Diciamocelo: quante volte abbiamo abbinato alle osannate celebrità, in tante prime pagine dei più diffusi mass media internazionali, le narrazioni di comportamenti poco edificanti, narcisistici e trasgressivi, simboli in qualche modo di una concezione della vita in cui vale soltanto l’affermazione della propria persona, del proprio io, del proprio status, della propria ricchezza.

Per fortuna esiste ancora lo sport, quello vero, quello sano, quello praticato da campioni che hanno ancora lo sguardo sulle vite degli altri, e pure pieno di simpatia e di affetto per i i più piccoli. Non è un caso che il gesto della borraccia donata avvenga proprio durante una gara ciclistica, in un tratto di percorso in salita, dove lo sforzo atletico e  la fatica fisica si fanno sentire in maniera particolare. Quando si condivide un impegno importante, non agevole, non scontato, i sentimenti di solidarietà sono più vivi, forti e veri. Ci si  aiuta più volentieri, si presta maggiore attenzione  alle esigenze degli altri, diventa più facile essere meno egoisti.

Specialmente in una disciplina come il ciclismo, sicuramente individuale ma dentro una logica decisiva di gioco di squadra, in cui alla fine risalta la capacità del “team” di essere unito e concorde nelle strategie per la vittoria. In questo senso, l’immagine della borraccia donata è potente e trasparente, espressiva di un gesto antico e moderno di dedizione e cura per chi ci sta accanto, per chi affronta le nostre stesse vicende esistenziali, per chi ci vuole bene con gratuità e tifa sempre per noi.

L’episodio ci restituisce non solo il tema del valore fondamentale dello sport, ma anche la forza dell’esempio positivo, l’esemplarità del dono, la gioia e la commozione di un campione che “sarebbe stato in lacrime” se avesse ricevuto quello straordinario dono, proprio dal suo corridore preferito, visto in diretta sulla mitica bici, salutato a gran voce e chiamato per nome, letteralmente spinto in corsa dal suo entusiasmo, abbracciato idealmente e ringraziato infinitamente per la bellezza della sua generosità. Non basterà una vita, a quel giovanissimo fan, per raccontare quel giorno, quel gesto, quell’immensa felicità per lo straordinario regalo di Pogacar. E’ vero, se i campioni nello sport sono campioni nella vita, c’è ancora tanta speranza concreta di nuovo umanesimo, per le giovani generazioni e per tutti noi.                         

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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