“Quando vivi una perdita in prima persona, è tutto diverso”: oggi è la Giornata in ricordo delle vittime della strada

Vedere su una pagina di giornale un fatto tragico e viverlo in prima persona, come madre, sorella, moglie e figlia è sicuramente tutt’altra faccenda.

Un messaggio che calza a pennello con la Giornata mondiale in memoria delle vittime della strada, prevista per domenica 19 novembre, una ricorrenza istituita dall’Onu nel 2005, che impone di riflettere su quante vite ogni anno vengono spezzate sull’asfalto.

Per l’occasione una giovane che collabora, per l’area della provincia di Treviso, con l’Associazione familiari e vittime della strada (Afvs), realtà con sede a Milano e fondata nel 2009 per iniziativa di Isabella Smussi (madre di un giovane rimasto in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale), ha voluto condividere la sua storia, segnata dalla perdita del padre.

Questa giovane ha perso il papà nel 2018, a seguito di un tamponamento avvenuto sull’autostrada A27, in direzione di Venezia: era sera tardi e un’auto di grossa cilindrata ha tamponato la vettura dell’uomo, un’utilitaria. La sua macchina è così finita fuori strada, prendendo fuoco: l’uomo è purtroppo deceduto carbonizzato.

“All’epoca, è risultato che l’auto che ha tamponato la vettura di mio padre andava oltre il limite di velocità e non c’è stata una frenata. Al responsabile è stata sospesa la patente per un anno (già in passato gli era stata ritirata) e noi siamo stati risarciti – ha raccontato questa giovane figlia – Oggi il risarcimento viene visto come una forma di giustizia, ma è poco vista la perdita”.

“Non conoscevamo l’entità dell’incidente nell’immediato, abbiamo capito ore dopo che si trattava di un incidente grave. Non abbiamo potuto fare il riconoscimento, dato che mio padre era carbonizzato, quindi ci sono stati chiesti degli oggetti per l’esame del dna e, a seguito anche di alcuni riferimenti, abbiamo capito che era lui – ha raccontato – Mia madre è la persona che sicuramente ne ha risentito di più di quanto successo, non ha mai superato la perdita visti gli anni e le cose condivise insieme. Io ho sentito subito l’esigenza di fare del volontariato, per superare certe cose, perché all’inizio è un vero shock“.

Un vortice di emozioni è quello che accompagna le vittime della strada, come ha raccontato la ragazza: “Ci sono momenti di emotività che si alternano ad altri di razionalità. Le cose non cambiano, mio padre non tornerà, ma bisogna far sì che cambi la mentalità – ha affermato – Da parte mia, ho iniziato subito a portare la testimonianza di quanto mi era accaduto, a coloro che hanno provocato degli incidenti stradali e stanno affrontando un percorso di giustizia riparativa”.

Dopo una perdita così importante, com’è il rapporto dei parenti di una vittima della strada con le cronache degli incidenti? “C’è un rapporto di rabbia – la sua risposta – Noto che non c’è l’interesse da parte delle persone di migliorare: c’è una scusa per tutto e si pensa che tanto gli incidenti succederanno sempre. Questo è un pensiero che ho sentito pronunciare anche da persone a me vicine”.

“Trovo che sia un problema di atteggiamento: in strada non c’è serietà, c’è molta superficialità – ha osservato – Invece dobbiamo sempre tenere a mente che, quando ci troviamo in strada, non ci siamo solo noi e possono perdere la vita delle persone che non hanno colpa”.

“Personalmente ho sempre avuto una guida prudente ma, dopo quello che è accaduto a mio padre, ora ancor di più: è un attimo che accada qualcosa – ha aggiunto – Alle persone direi di fare più attenzione e di cambiare il loro concetto di circolazione stradale, perché c’è differenza tra un incidente mortale e uno non mortale: la disattenzione e la velocità portano a un risultato diverso. Quando vivi una perdita in prima persona, è tutto diverso“.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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