Se telefonando

Forse non tutti sanno che con il suo straordinario genio di compositore, versatile e inimitabile, autore di colonne sonore che hanno accompagnato famosissimi film e le nostre stesse vite, il compianto Ennio Morricone era stato anche l’autore delle musica della famosa canzone di Mina “Se telefonando”. 

Una storia d’amore  riferita al telefono, alla chiamata, ai dialoghi a viva voce, al fascino della conversazione che segna il destino di due cuori intrecciati. Questo titolo può tornare  in mente quando riflettiamo sulle novità introdotte dalle moderne tecnologie applicate proprio all’uso del telefono, del famoso cellulare ormai immancabile ormai in tutti i momenti della nostra esistenza quotidiana. 

Sono tantissime le opportunità di utilizzo di questi smartphone: le sperimentiamo costantemente, ci offrono grandi opportunità, agevolano molto le nostre incombenze con applicazioni di ogni sorta, facilitano impegni e operazioni di tutti i tipi, favoriscono al massimo la comunicazione  efficace e diretta, ci fanno diventare social in maniera istantanea, diffusa e condivisa. Tantissimi meriti, dunque, per un congegno diventato ormai il simbolo stesso dei tempi nuovi, in costante aggiornamento, in continua evoluzione, un’espressione vitale delle nostre personalità e della nostra stessa filosofia di vita, un’icona della nostra interazione con il mondo delle persone e con tutta la realtà del nostro tempo.

Eppure esiste un problema di fondo. Il telefono rischia di non fare più il suo mestiere, di non mettere più in collegamento diretto, vitale, vocale e sensibile le persone. Telefonare componendo il numero, parlando all’orecchio delle persone,  esprimendo dal vivo sentimenti, pensieri e opinioni, misurando la voce in base ai contenuti della comunicazione?  E’ un po’ fuori  moda, non serve, ritarda i tempi, è eccessivo quando possono bastare il messaggio scritto, l’emoticon di turno, la scrittura rapida del tweet, la foto che non ha bisogno di commenti essendo eloquente e indiscutibile di per sé.

Eppure di telefonate abbiamo bisogno, di quelle che allungano la vita, come diceva sorridente la famosa pubblicità di anni addietro. Nel senso che contribuiscono a rendere viva, emozionante, comunicativa la nostra esistenza quotidiana, aderente agli stati d’animo, alla verità di quello che siamo e che proviamo in un determinato contesto e momento. Eppure le chiamate dirette si sono rarefatte, sono diventate sempre più rare, ridotte progressivamente nel numero e nella durata, derubricate a situazioni quasi eccezionali, non sempre felici.

Rischiamo davvero di perdere un po’ tutti qualcosa di importante:  l’ascolto e il dialogo che esprimono voci, sentimenti, emozioni. Stare al passo con la modernità, rincorrere gli ultimi prodotti sofisticati della tecnologia delle comunicazioni, correre continuamente attraverso le scritture digitali perché non abbiamo più tempo, perché si fa prima, può ottenere il risultato sicuro di un venir meno di dialoghi cordiali, di contatti diretti, di prossimità reale.

Senza voce, asettici e distanti, stiamo perdendo umanità e bellezza, insieme al senso profondo di una storia cambiata per sempre proprio grazie a un semplice apparecchio nato  per avvicinare le persone e i luoghi più distanti. Forse è il caso di riprendere una bella abitudine. Forse è il caso di rivalutare la semplicità, l’efficacia, la gioia, il piacere di una telefonata che incontra e racconta la verità, il colore e il sapore della vita.

(Foto: Freepik).
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