“Il crimine è un dramma a due protagonisti”: per troppo tempo la criminologia non ha analizzato la figura della vittima

la vittima

“C’è un aspetto particolare, che mi sta particolarmente a cuore, sul quale la criminologia per moltissimi anni della sua storia è stata gravemente lacunosa. Si tratta del tema della tutela delle vittime”. Sono le parole di Danilo Riponti, avvocato penalista e docente di Criminologia  all’Università di Trieste.

Per questo motivo all’interno della criminologia moderna si è costituita la vittimologia, scienza che si prefigge di tutelare un tema fondamentale di civiltà,  decisivo anche per la giustizia penale oltre che per la salute e l’equilibrio della società contemporanea. 

Il crimine è un dramma a due protagonisti

“La criminologia – e lo stesso diritto penale – indagano il crimine e il criminale, ma per troppo tempo hanno dimenticato che il fatto criminale è un dramma a due protagonisti, in cui la vittima riveste un ruolo fondamentale – continua l’avvocato -. Per questo motivo è un grave errore pensare di poterlo ricostruire guardando solamente un lato della medaglia”.

Non è solamente impossibile conoscere a metà una vicenda tragica, ma questo è un errore anche dal punto di vista etico dato che “dimenticando la vittima dimentichiamo quella persona la cui la tutela, e il rispetto dei suoi diritti e interessi è il motivo primo che fonda e giustifica il sistema della giustizia penale” prosegue Riponti.

“La vittima è sempre rimasta dimenticata”

Analizzando la letteratura di diritto penale e criminologia dall’800 a oggi, si deve rilevare che nel corso degli anni la vittima è rimasta dimenticata fino a circa il secondo dopoguerra: “Negli anni ’40-’50 del secolo scorso si è iniziato a cogliere che tutta l’indagine criminologica era gravemente lacunosa in assenza di adeguata analisi della vittima – continua Riponti – perché il crimine era stato indagato in modo settoriale e incompleto”.

Come scritto dallo stesso Riponti e da Pierpaolo Martucci nel manuale “Nuove pagine di criminologia”, “negli anni Cinquanta l’interesse dei criminologi per i rapporti fra il criminale e la vittima aumentò ulteriormente. Nel 1954 lo psicoanalista Ellenberger fornì un’importante contributo alla ricerca vittimologica con il suo studio intitolato ‘Rapporti psicologici fra il criminale e la sua vittima’, ampliando e completando i tre concetti basilari con cui Von Hentig aveva esemplificato il rapporto tra il criminale e la vittima (Ellenberger 1954)”.

Il “criminale – vittima”

Sempre nel manuale si legge come “Il primo di questi tre concetti è quello del ‘criminale-vittima’. Questo accade in tutti quei casi in cui il soggetto, a seconda delle circostanze, può diventare successivamente criminale o vittima, o viceversa, ad esprimere il carattere non prefissato del ruolo, ma dinamico e mutevole. É il caso ad esempio del bambino maltrattato che può diventare a sua volta un adulto abusante. Un soggetto può essere anche criminale e vittima simultaneamente e la casualità è determinante nelle risse e nelle infrazioni stradali”.

La vittima latente o vittima potenziale

Il secondo caso è quello della ‘vittima latente o vittima potenziale’: si usa questa espressione per indicare quei soggetti che rivelano una predisposizione inconsapevole a diventare vittime e che esercitano sul criminale una particolare attrazione.

A questo proposito si distingue fra predisposizioni generali (cioè i fattori vittimogeni propri dell’età, del tipo di lavoro, degli stati psico-patologici, della situazione sociale e, infine, delle situazioni di vita), e predisposizioni individuali (vittima-nata, vittima-recidiva). Fra questi ultimi soggetti devono essere inclusi coloro che sono dominati da tendenze masochiste e autopunitive e coloro la cui psicologia rivela un certo fatalismo e un certo disinteresse per la vita.

La relazione specifica tra il criminale e la vittima

Il terzo concetto invece indaga ‘La relazione specifica tra il criminale e la vittima’. Per elaborare questo concetto, Von Hentig ha fatto riferimento ai rapporti di reciprocità che esistono in alcuni casi tra il criminale e la vittima. Si pensi ad esempio ai delitti che si verificano all’interno di relazioni sentimentali o fra soggetti legati da vincoli familiari o di parentela”.

L’affermazione della vittimologia

Dopo gli anni ’50 del novecento, è solo negli anni ’70 che la vittimologia ha iniziato ad affermarsi in maniera significativa diventando un campo di ricerca autonomo all’interno della criminologia, in contemporanea a una sempre maggior numero di ricerche in questo ambito si sono verificate un numero consistente di iniziative pubbliche e private finalizzate ad elaborare le varie tecniche di prevenzione ed ad alleviare la situazione della vittima per mezzo di aiuti, diretti ed indiretti, e di servizi assistenziali. 

In Italia la prima grande indagine vittimologica è stata promossa nel 1998 ad opera dell’ISTAT, che ne ha in seguito proposte altre a livello nazionale. Molto importante è stata quella del 2006 sulla violenza alle donne

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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