Il Piave fa paura. Zaia: “Fondamentali le opere, non saranno come la diga del Vajont”

Ad ogni pioggia al di sopra della norma in Veneto alcuni fiumi fanno paura. Quello che spaventa di più è il Piave, l’unico corso d’acqua di grandi dimensioni in cui non sono presenti bacini di laminazione. 

Il progetto delle casse di espansione di Ciano del Montello è bloccato in attesa che il Tribunale delle acque di Roma si esprima su un ricorso di quindici Comuni, con capofila Crocetta del Montello, contro la realizzazione di quest’opera. 

“Questa è un’opera che è stata finanziata da Roma anni fa – sottolinea il governatore del Veneto Luca Zaia – abbiamo avuto più richieste per proseguire ma ad oggi non esiste un progetto. 

Secondo il governatore, fondamentale sarà comunque il dialogo con i territori, con i sindaci e i cittadini soprattutto per chiarire tutti i dubbi. “Questo lo possono fare i tecnici e non io – continua Zaia – non faccio il portabandiera di un’opera, ma è fondamentale dire che non verrà costruita nessuna diga come quella del Vajont. L’immaginario collettivo è questo ma basta andare a vedere altri bacini per capire che non sarà così”. 

Nel caso il fiume dovesse superare i limiti di allerta il bacino si aprirebbe allagando in maniera controllata alcune aree preposte: “in questo caso sono 600 ettari – precisa il governatore – che potrebbero togliere la punta di massima piena al Piave”. 

Proprio il Fiume Sacro alla Patria spaventa il governatore: “L’ultima piena storica del Piave è avvenuta nel 1966, se oggi ne avvenisse un’altra non siamo in grado di regimentare le acque“. 

“Per questo motivo – conclude Zaia – o questo progetto lo si mette a terra o si trovi una soluzione, ma qualcosa va fatto”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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