In Veneto nessun caso di peste suina africana ma l’export registra un -10%

Cia Veneto in allarme per le conseguenze di un possibile arrivo della peste suina in regione

“Già adesso, che non si è verificato alcun caso di peste suina africana in Veneto, stiamo registrando una diminuzione dell’export delle carni suine del 10%, soprattutto nei Paesi asiatici. Dovesse arrivare anche qui, nella nostra Regione, la psa comporterebbe il blocco di un intero comparto“.

Così il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini, all’incontro che si è tenuto oggi mercoledì a Palazzo Balbi assieme all’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin e alle altre organizzazioni agricole per fare il punto sulla psa. “Quando un’azienda suinicola chiude i battenti, poi non riapre più” ha evidenziato Passarini.

Fra le richieste avanzate da Cia Veneto all’amministrazione regionale c’è “la certezza dei protocolli da adottare; ovvero, chiediamo che le norme non cambino continuamente”. Non solo: “Oltre ai ristori per i danneggiamenti diretti, ovvero quei contributi previsti dalla legge per ogni capo abbattuto – ha dichiarato –, le autorità competenti sono chiamate a redigere fin d’ora un programma di rimborsi a favore di quelle aziende che, eventualmente, sconteranno il fermo della produzione con conseguenti riduzioni delle operazioni di macellazione, la mancata vendita e lo stop alle esportazioni”.

Serve, inoltre, un piano ad hoc finalizzato allo smaltimento delle carcasse dei suini “per non incorrere in rischi di tipo ambientale“. “Se questa malattia si diffondesse nel nostro territorio, milioni di suini sani, destinati principalmente alla produzione dei prosciutti Dop, verrebbero prematuramente abbattuti. Ciò comporterebbe dei danni ingenti – ha concluso – e in taluni casi permanenti alla filiera della salumeria regionale e nazionale”.

(Foto: archivio Qdpnews.it).
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