L’Elefante di Venezia, il Mammut di Asolo e il Capodoglio di Zara: tre curiosità dal nuovo Museo della Natura e dell’Uomo di Padova

L’elefante di Venezia

Pochi mesi fa ha aperto in corso Giuseppe Garibaldi a Padova, davanti alla Cappella degli Scrovegni, il nuovissimo Museo della Natura e dell’Uomo che conserva un patrimonio di 200 mila reperti naturalistici e antropologici costruito nei secoli.

In questo museo sono convogliate quattro collezioni storiche patavine: MineralogiaGeologia PaleontologiaZoologia Antropologia.

Il capodoglio di Zara

Il percorso museale permette al visitatore di approfondire la storia del nostro pianeta e di scoprire i vertebrati e gli invertebrati fossili, le rocce e i minerali, gli ambienti acquatici e terrestri, le società del passato, la Sala delle Palme, i tesori di Palazzo Cavalli e molto altro ancora.

Tra le tante curiosità legate alla Regione Veneto spicca la storia dell’Elefante di Venezia.

Il mammut di Asolo

“Per il Carnevale del 1819 – si legge in una nota del museo – furono portati a Venezia alcuni animali esotici, tra cui un elefante indiano, esibito in un serraglio in Riva degli Schiavoni. Quando, a festeggiamenti terminati, si cercò di far salire l’animale sull’imbarcazione che avrebbe dovuto riportarlo in terraferma, questi si imbizzarrì travolgendo e uccidendo il guardiano e iniziando una drammatica fuga per le calli di Venezia, inseguito dai soldati austriaci che scaricarono ‘addosso alla gran bestia parecchie fucilate'”.

“Arrivato alla chiesa di Sant’Antonin – conclude -, l’elefante, sfondata la porta, vi si rifugiò. Allora, con il permesso del Patriarca, i soldati aprirono un foro sul muro laterale della chiesa e da lì lo colpirono a morte con un piccolo cannone. Il cadavere, acquistato dall’Università di Padova, venne trasportato alla Giudecca dove se ne ricavarono lo scheletro e la pelle, che furono poi trasferiti a Padova per terminarne la preparazione. La pelle, purtroppo, fu eliminata negli anni ’20 del secolo scorso perché rovinata, mentre lo scheletro è stato restaurato e rimontato sul supporto originale di inizio Ottocento”.

La sala giapponese

Un particolare che riguarda la Marca Trevigiana, invece, è rappresentato dal “Mammut di Asolo“, esposto insieme a manufatti litici lavorati dall’uomo di Neanderthal risalenti a circa 100 mila anni fa.

“Il Quaternario (da 2,58 milioni di anni fa ad oggi) – si legge nella nota – si caratterizza per l’alternarsi di fasi glaciali ed interglaciali. In questo periodo compare il genere Homo e la fauna è caratterizzata da grandi mammiferi, tra cui l’iconico mammut, vissuto in Europa e in Nord America. Era alto più di 3 metri, aveva il corpo da una folta pelliccia bruna e possedeva lunghe zanne ricurve (2-3 metri). Si estinse alla fine dell’ultima glaciazione“.

Impressionante la “Sala del mare“: tra scheletri e tassidermie di delfini, squali, tartarughe e foche spicca l’immenso scheletro di un capodoglio catturato a Zara nel 1767.

La sala del mare

“Il 31 gennaio 1767 – raccontano dal museo -, durante una mareggiata, da un villaggio nelle vicinanze di Zara, in Dalmazia, fu avvistato un alto getto d’acqua e, sotto di esso, una grande massa scura tra le onde. Immediatamente quattro grosse barche con una ventina di marinai ‘armati di fucili e di mannaje’ si diressero verso l’enorme animale che non riusciva a riprendere il largo. I marinai gli scaricarono addosso una selva di proiettili e ‘l’acqua apparì tinta di sangue’, ma l’animale continuò a lottare per ben sei ore, rovesciando una barca con un colpo di coda e azzannandone un’altra, prima di essere ucciso da un colpo di scure sul capo”.

“I resti del capodoglio furono recuperati dalla Serenissima – concludono – e trasportati a Padova per arricchire il Gabinetto di Storia Naturale dell’Università. Di questo esemplare, rimangono oggi il cranio, le mandibole, una quindicina di vertebre e costole e alcune ossa delle pinne pettorali. Le ossa del capo, in origine erroneamente montate con il cranio rovesciato e le mandibole disgiunte a imitazione di una balena, sono state ricollocate nella corretta posizione anatomica”.

(Foto: Qdpnews.it ©️ riproduzione riservata).
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