Presentato il secondo dossier sulle infiltrazioni mafiose nelle filiere agroalimentari venete

 I primati dell’agroalimentare veneto fanno gola al malaffare. I fenomeni illegali non risparmiano le filiere del sistema regionale proprio per le ottime perfomance del comparto che rappresentano una ricchezza, terreno fertile per gli interessi illeciti.  

Nel secondo rapporto  promosso dall’Osservatorio Agromafie – Fondazione promossa da Coldiretti – con il contributo della Regione del Veneto e presentato  all’Università di Verona  emerge un quadro dove si evidenzia che il settore agricolo in Veneto cresce e genera occupazione, come testimonia l’incremento di oltre l’11% del numero di occupati nel settore, in controtendenza rispetto all’andamento complessivo della Regione, pressoché stabile (-0,2%). Una crescita che interessa tutte le province ad eccezione di Belluno con un trend in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che perde il 2,1%.

Marina Montedoro

Con oltre 82mila le imprese agricole censite nella Regione, il 7%del totale nazionale, il settore agricolo genera un fatturato di oltre 6 miliardi di euro in aumento dell’8% nell’ultimo quinquennio. Un ruolo cruciale è assunto dalle attività connesse con la Regione Veneto che si colloca al 5° posto in Italia con 5.698 aziende, subito dopo la Toscana al primo posto (7.624), la Lombardia (6.347), il Trentino Alto-Adige (6.203) e l’Emilia-Romagna (5.725). Tra le principali attività al primo posto l’attività agrituristica con 1.454 realtà dislocate sul territorio regionale.

Inoltre, con 9 miliardi di prodotti agroalimentari regionali destinati sui mercati internazionali, l’export regionale contribuisce ad alimentare i buoni risultati raggiunti dal cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. Le performance della Regione coprono il 14% dell’export agroalimentare complessivo italiano, che nel 2022 ha raggiunto il record storico di 61 miliardi di euro. Crescono in questa direzione tutte le Province venete, dai migliori risultati di Vicenza (+60%) a Rovigo (+7%).

Come quello precedente, il dossier è frutto di un lavoro collettivo, messo in campo da un tavolo cui hanno partecipato attivamente l’ex Ispettorato Interregionale del lavoro del Nord-Est, i carabinieri del Reparto Tutela Agroalimentare, il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) del Nord-est, oltre ai dirigenti della Coldiretti regionale e dell’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa  e la promozione della trasparenza.

Nel  dossier sono sono stati affrontati temi importanti che i relatori hanno esposto quali le nuove forme di caporalato  ma anche  il tema delle pratiche commerciali sleali com il ruolo di vigilanza dell’ICQRF, delle indebite appropriazioni di fondi comunitari, fino alle pratiche commerciali sleali. Il volume racchiude inoltre  il punto di vistra dei cittadini, delle imprese, delle istituzini sulla percezione del malaffare nel comparto agroalimentare.

Un business che in Italia vale 24,5 miliardi di euro con una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale.

“Serve garantire la legalità a tutela di tutti gli agricoltori e dei consumatori – ha detto Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Veneto – Gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agricolo sono in crescita. Il cibo è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la via quotidiana della persone”.

(Foto: Coldiretti).
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