Quale crisi del giornalismo? John Ridding del Financial Times guarda con ottimismo al futuro del settore. “L’intelligenza artificiale? Non sostituirà l’informazione di qualità”

“Il mondo dell’informazione sta attraversando una fase di cambiamento rapidissima, e ora le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale stanno aprendo ad una nuova fase di questa rivoluzione”. Ad affermarlo è John Riddingamministratore delegato del gruppo editoriale britannico Financial Times intervenuto ieri, venerdì, al Festival dell’Economia di Trento, ospite di un panel dedicato al giornalismo digitale.

John Ridding – Financial Times

Il numero uno del gruppo che fa capo al quotidiano finanziario britannico (oggi di proprietà del gigante giapponese Nikkei) delinea un quadro dell’attuale mondo dell’informazione con una buona dose di ottimismo. La crisi della carta stampata non spaventa Riddig: “Siamo grandi sostenitori del supporto cartaceo che nel caso del Financial Times dimostra grande resistenza e resilienza – commenta – , tuttavia è innegabile che nella prospettiva di una crescita futura bisogna guardare al digitale. C’è grande preoccupazione per la diffusione dell’intelligenza artificiale e dell’impatto che avrà sui media, aggiungendo complessità ad un mondo globalizzato che ha dimostrato le proprie fragilità, prima con la pandemia e ora con la guerra in Ucraina”. 

“Ciononostante si osserva che i lettori, proprio alla luce della complessità del mondo in cui viviamo, apprezzano sempre più il giornalismo autorevole e di qualità”. La qualità dell’informazione è la stella polare da seguire per editori e giornalisti. “Il Financial Times con i suoi 135 anni di storia, non ha mai avuto così tanti lettori come in questo momento – sottolinea Ridding – quindi non posso che guardare con ottimismo al futuro del settore”. 

“Il Financial Times ha portato avanti importanti inchieste, raccontando i fatti con puntualità e in profondità: l’intelligenza artificiale non potrà mai eguagliare il lavoro di un giornalista, o di un editorialista. L’AI infatti non divulga fatti inediti, ma genera contenuti in base a ciò che esiste già, e che è stato già scritto. Pensiamo all’autorevolezza di un bravo editorialista, che si è conquistato la fiducia dei lettori con la propria ‘voce’, la propria personalità, il proprio taglio giornalistico: sono elementi che l’intelligenza artificiale non potrà mai eguagliare”. 

“L’intelligenza artificiale dal mio punto di vista può addirittura essere un’alleata del giornalismo e trovare una propria dimensione nel mercato dell’informazione ad esempio nello sviluppo di nuovi modi di fruire i contenuti, ma non sostituirà mai il giornalismo autorevole e di qualità, un’arte che si affina con il tempo. Rimane che in questa fase l’AI avrà un impatto importante sul nostro mondo che dovrà dimostrarsi all’altezza della sfida che riguarderà tanto l’ambito lavorativo quanto quello sociale”.

(Foto: Festival dell’Economia di Trento – video Qdpnews.it).
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