Nella mattina di ieri venerdì 30 maggio Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza nel Palazzo Apostolico in Vaticano i movimenti e le associazioni che hanno dato vita all’“Arena di Pace – Giustizia e Pace si baceranno” di Verona, il grande evento tenutosi il 18 maggio 2024 con Papa Francesco.
C’erano il sindaco di Verona Damiano Tommasi, il vescovo di Verona Domenico Pompili, l’arcivescovo Claudio Giuliodori, il presidente nazionale di Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, il comboniano padre Alex Zanotelli.


Tra le realtà che promossero “Arena di Pace” anche “The Economy of Francesco”, movimento internazionale di economisti, imprenditori, attivisti e promotori di economia sostenibile under 35 di cui fa parte Francesco Polo, presente ieri a Roma, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Vittorio Veneto.
“In quell’occasione – ha esordito Leone XIV – il Papa ha ribadito che la costruzione della pace inizia col porsi dalla parte delle vittime, condividendone il punto di vista. Questa prospettiva è essenziale per disarmare i cuori, gli sguardi, le menti e denunciare le ingiustizie di un sistema che uccide e si basa sulla cultura dello scarto”.
Il pontefice ha salutato e incontrato anche l’israeliano Maoz Inon e il palestinese Aziz Sarah, protagonisti dell’“abbraccio coraggioso” a Verona, ora amici e collaboratori: “Quel gesto – ha detto – rimane come testimonianza e segno di speranza”.


“Il cammino verso la pace richiede cuori e menti allenati e formati all’attenzione verso l’altro e capaci di riconoscere il bene comune nel contesto odierno. La strada che porta alla pace è comunitaria, passa per la cura di relazioni di giustizia tra tutti gli esseri viventi”.
“In un’epoca come la nostra, segnata da velocità e immediatezza, dobbiamo ritrovare quei tempi lunghi necessari perché questi processi possano avere luogo. La storia, l’esperienza, le tante buone pratiche che conosciamo ci hanno fatto comprendere che la pace autentica è quella che prende forma a partire dalla realtà (territori, comunità, istituzioni locali e così via) e in ascolto di essa. Proprio per questo ci rendiamo conto che questa pace è possibile quando le differenze e la conflittualità che comportano non vengono rimosse, ma riconosciute, assunte e attraversate”.
“C’è troppa violenza nel mondo, c’è troppa violenza nelle nostre società – ha ribadito papa Prevost – Di fronte alle guerre, al terrorismo, alla tratta di esseri umani, all’aggressività diffusa, i ragazzi e i giovani hanno bisogno di esperienze che educano alla cultura della vita, del dialogo, del rispetto reciproco. E prima di tutto hanno bisogno di testimoni di uno stile di vita diverso, nonviolento”.
“La nonviolenza come metodo e come stile deve contraddistinguere le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni. Il Vangelo e la Dottrina Sociale sono per i cristiani il nutrimento costante di questo impegno; ma al tempo stesso possono essere una bussola valida per tutti – ha detto Leone, che nella scelta del suo nome guarda proprio alla Dottrina sociale della Chiesa -. Perché si tratta, in effetti, di un compito affidato a tutti, credenti e non, che lo devono elaborare e realizzare attraverso la riflessione e la prassi ispirate alla dignità della persona e al bene comune”.
“Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace – ha concluso il nuovo pontefice – Ci rendiamo sempre più conto che non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è l’insieme delle istituzioni – educative, economiche, sociali – ad essere chiamato in causa”.
(Autrice: Beatrice Zabotti)
(Foto: per gentile concessione di Francesco Polo)
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