Dal Giappone a Longarone per proporre il gusto delle Olimpiadi: il maestro Makino e il suo gelato senza latte

Yoshihiro Makino

Yoshihiro Makino nacque tra i profumi del tè verde nella Prefettura di Shizuoka, non distante dal mare, non distante dalla montagna, a cento chilometri dalla capitale. Ogni giorno, da bambino, si svegliava con quell’aroma, proveniente dalle piantagioni vicine, che si insinuava nella sua camera dalle finestre, ma suo padre lo chiamava presto, estremamente presto, perché di mestiere faceva il panettiere.

Yoshihiro crebbe così, con le mani sporche di farina, modellando gli impasti e guardando con occhi ammirati le creazioni del padre che sporadicamente – quando poteva – cucinava anche qualche torta: di quei dolci il giovane si innamorò e, dopo l’università, scelse di imparare l’arte della pasticceria professionale.

Goloso di apprendere nuove tecniche, balzò da un distretto all’altro, chiedendo ai pasticceri più famosi di prenderlo come apprendista: lo fece per sei anni, senza mai accontentarsi di ciò che aveva appreso, e finì per lavorare in un hotel internazionale a Sydney, come pasticcere.

È lì, a Sydney, che venne incuriosito dai sapori europei e internazionali: quell’interesse gli rimase per quasi trent’anni, dopo essere diventato un maestro pasticcere e aver aperto la propria “boutique” di pasticceria a Shizuoka. Con quello stesso rispetto nei confronti del suo mestiere, sei anni fa incontrò il gelato e decise di approfondire una materia nuova, che ha a che fare con il tempo e con la temperatura, con la freschezza ma anche con la consistenza.

Il gelato è molto popolare anche in Giappone, ma in modo differente da come lo è in Italia: nel distretto di Shizouka appartiene specialmente al mondo degli allevatori di bovini, che lo preparano con il latte fresco direttamente nelle loro fattorie, durante le visite guidate. “Questa tradizione fa un po’ di concorrenza alla gelateria a modello europeo, per questo è difficile allargare un attività che si occupi solamente di gelato” spiega Yoshihiro.

Il maestro Makino decise di venire in Italia, inchinandosi alla patria del gelato artigianale, per imparare varie tecniche di preparazione, senza mai dimenticare di mettere in valigia la propria tradizione giapponese e tutti gli ingredienti necessari per inserire la sua esperienza nei sapori.

Al concorso per decretare il Gelato olimpionico Milano-Cortina 2026, organizzato a Longarone durante la Mostra Internazionale del Gelato Artigianale, è l’unico concorrente giapponese a portare una proposta, che è frutto non soltanto di una ricetta elaborata, ma anche del suo sogno, dei suoi ricordi da bambino, della sua esperienza.

Alla giuria, presieduta dal noto critico Gianfranco Vissani, porta un gelato che scherza con la definizione di gelato: un’interpretazione dello strudel e della torta di mele, con una doppia cottura, con scorza d’arancia e limone, cannella e altri ingredienti segreti che si è portato direttamente dalla sua isola.

Semplicità, essenzialità, tecnica e gusto di nostalgia. Nella sua ricetta non c’è il latte, perché il latte tende a scadere in fretta e questo, nella sua idea di Olimpiadi, non va bene. Yoshihiro ottiene un quinto posto, ma la sua professionalità e la sua dedizione gli valgono i complimenti di tutta la giuria.

“Qui in Veneto sono stati tutti gentilissimi con me, – commenta il maestro Yoshihiro, attraverso l’interprete Miss Makiko, – Quando sanno che sono venuto a Longarone fin dal Giappone creo un po’ di curiosità: si capisce la fatica che ho fatto per arrivare fin qui da un piccolo distretto di provincia”.

Non è l’unico a venire da lontano: tra gli stand si aggirano buyer di tutto il mondo e al concorso, oltre a lui, presenziano artigiani internazionali con simili storie di dedizione e passione, ammirati dall’Italia e dal Veneto. Oltre a lui, dal Giappone, in Fiera c’erano anche i maestri gelatieri di Kosuke Shibano (gelato allo yuzu e ananas) e Satoshi
Takada (gelato di pistacchio alla chela di granchio).

(Foto: Qdpnews.it © riproduzione riservata).
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