Gli esperimenti di Veronica per la Stazione Spaziale Internazionale: “I sogni si realizzano anche se non sei il migliore”

Non tutti i caeranesi sono a conoscenza del significativo percorso professionale della loro concittadina Veronica Botti, 36enne con la passione per lo spazio.

Originaria di Caerano di San Marco, Veronica vive ormai da 7 anni nei Paesi Bassi e in precedenza ha studiato Ingegneria Aerospaziale all’Università di Padova.

“Già durante i miei studi universitari – racconta – ho avuto l’opportunità di prendere parte ad alcuni progetti internazionali: durante la triennale, ho partecipato ad un progetto per il programma dell’Esa Academy Rexus/Bexus. Il progetto si chiamava ‘Missus’ e consisteva in un set di sensori che misuravano vari parametri ambientali in alta atmosfera tramite un pallone stratosferico, per simulare l’ambiente marziano“.

“In particolare – continua -, uno dei sensori era stato sviluppato dal mio dipartimento e quello che abbiamo lanciato noi era il prototipo di quello che poi è andato su Marte con la prima parte della missione Exomars, nel 2016. Finita la triennale, ho fatto un Erasmus a Barcellona e, pochi mesi dopo il mio ritorno in Italia, ho avuto la fantastica opportunità di fare uno stage sempre per l’Esa Academy a Redu, in Belgio. In quel contesto ho supportato lo sviluppo e l’implementazione di corsi per studenti universitari con esperti sia di Esa (Agenzia spaziale europea) che provenienti da istituti tecnici internazionali”.

Dopo questo stage di nove mesi, Veronica si è laureata e ha fatto un’esperienza di un anno in Esa, ad Estec (nei Paesi Bassi), come Young Graduate Trainee.

“Ho supportato lo sviluppo di esperimenti su razzi subsonici e palloni stratosferici – prosegue – sempre per il Rexus/Bexus Programme dell’Esa Academy e, dopo un paio di lavori, nel 2021 ho iniziato a lavorare qui a Space Applications Services nei Paesi Bassi. In questo contesto, lavoro come System Engineer e supporto lo sviluppo e il lancio di esperimenti che vengono lanciati nella Stazione Spaziale Internazionale (Iss), la maggior parte dei quali vengono installati sulla nostra facility a bordo della Iss”.

“Il servizio – aggiunge -, che è parte dell’azienda belga con HQ a Bruxelles, è nato nel 2015 e la facility è attiva dal 2018. Abbiamo una collaborazione con Esa per poter lanciare esperimenti sulla Iss, ma collaboriamo anche con Nasa e altri partner commerciali (incluso Axiom). Fino ad ora, abbiamo lanciato almeno 25 esperimenti, inclusi i due che abbiamo lanciato con Axiom-3, di cui uno è stato installato sulla nostra facility, mentre uno è stato messo in storage sulla Iss fino al ritorno”.

“Un paio di esperimenti – sottolinea – che abbiamo lanciato con Axiom-1 e la Mediaset, che permette agli astronauti di effettuare videoconferenze a terra. Io sono stata già due volte al Kennedy Sapce Center (Ksc) a Cape Canaveral a supportare le attività di pre-lancio”.

Cosa la appassiona del suo lavoro?

Quello che mi appassiona della ricerca e dell’innovazione spaziale è la vastità e l’immensità dello spazio. La realizzazione di quanto siamo piccoli rispetto al nostro universo e quanto poco sappiamo di quello che succede fuori dal nostro pianeta, ma allo stesso tempo la meraviglia nel vedere gli enormi passi avanti che abbiamo fatto negli ultimi decenni in quest’ambito: quello che la ricerca spaziale ha realizzato e i benefici che ha portato sono incalcolabili e li vediamo tutti i giorni, in ogni cosa che facciamo“.

Cosa potrà fare l’uomo nello spazio in futuro?

Il futuro della ricerca spaziale è molto lento di per sé: secondo me ci vorranno ancora molti anni prima che si riescano ad oltrepassare certi limiti tecnologici che, di conseguenza, ci limitano in termini di distanza e tempo. È importante continuare a supportare la ricerca scientifica, anche e soprattutto quella puramente teorica che, magari, porta risultati più nel lungo periodo (e non solo quella più sperimentale che porta risultati nell’immediato), perché solo grazie ad essa che potremo oltrepassare questi limiti.

Da parte mia, comunque, vorrei sottolineare che faccio il lavoro che mi piace anche grazie a tanta fortuna: all’università e anche ora nell’ambito lavorativo, ho conosciuto moltissimi professionisti molto più in gamba di me. E non lo dico per modestia, al contrario! È evidente da molte cose: ci ho messo più tempo a laurearmi di molti altri colleghi e con risultati non così brillanti, ma ho sempre colto tutte le occasioni che mi sono capitate davanti, ho seguito le mie passioni, mi sono buttata…E soprattutto ho preso la sofferta decisione di andare all’estero, che non è stato facile e non è facile tutt’ora che ho messo su famiglia qui nei Paesi Bassi.

È stata una decisione pesata e mi ha portato anche delle soddisfazioni. Quand’ero all’università, avevo appeso un foglio sul muro davanti alla mia scrivania con scritto: ‘se non prendi tutti 30 non andrai mai all’Esa!’. Non ho preso tutti 30 (tutt’altro!), ma ce l’ho fatta lo stesso per un paio d’anni, perché ho usato al massimo le poche potenzialità che avevo. Quindi il messaggio che vorrei passare è che si possono realizzare i propri sogni in un modo o nell’altro, anche se non sei il più intelligente del gruppo.

Sono arrivata fin qui anche grazie agli immensi sacrifici e al costante e infinito supporto dei miei genitori. Finalmente, vorrei ringraziarli per tutto quello che hanno fatto per me e lo stesso vorrei dire di mio zio, che mi ha supportata tanto. Anche lui avrebbe tanto voluto venire con me a vedere un lancio ma purtroppo ci ha lasciati un mese fa. In quest’ultima missione a Ksc ho pensato tanto a lui.

(Foto: per concessione di Veronica Botti).
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