A Cavaso Aido, Avis e Amici del Cuore, da “Cesco Zecoia” a oggi: il gesto sublime di donare e aiutare il prossimo


Aido, Avis e Amici del Cuore sono tre associazioni accomunate dalla volontà di lavorare a livello locale nella sensibilizzazione del territorio sui rispettivi temi.

Impegni come questo nascono però prima di tutto per la predisposizione degli associati a darsi da fare per la comunità: non è raro che chi è iscritto a un’associazione si impegni anche nelle altre e in un paese che conta meno di tremila abitanti questo agevola il coinvolgimento delle famiglie e dei giovani.

A Cavaso la passione per l’associazionismo non è certo una novità: anche le generazioni precedenti hanno dimostrato grande partecipazione e c’è qualcuno, come Francesco Rossetto, oggi ospite della casa di riposo Binotto, che se lo ricorda bene: “Sono contentissimo di aver partecipato e invito i giovani a continuare a portare avanti quello che abbiamo portato avanti noi fino ad adesso”.

Il signor Rossetto, detto “Cesco Zecoia”, è stato infatti presidente dell’Avis e fondatore dell’Aido nel 1975, oltre a far parte degli alpini e alla Pro Loco, e lo racconta con l’atteggiamento di uno di quegli uomini che non hanno mai smesso di pensare al paese con altruismo e spirito di appartenenza.

Quando queste associazioni hanno cominciato a diffondersi e diventare popolari nelle città, i presidenti provinciali e nazionali iniziarono a pensare a come sensibilizzare anche i piccoli paesi: parlare di donazione era molto diverso da come è oggi e non tutti gradivano l’idea di donare del sangue né di firmare per la donazione degli organi.

Ancora oggi in effetti come racconta la presidente dell’Aido Marisa De Luchi c’è chi assume un atteggiamento di timore nei confronti della donazione degli organi, specialmente perché chi decide di accogliere quest’ipotesi affronta in un certo senso, anche se marginalmente, il tema della propria morte.

Per questo motivo a Cavaso si è deciso di iniziare la sensibilizzazione fin dalle scuole, senza affrontare il tema in modo diretto, ma riportando, per esempio, la testimonianza di chi è stato salvato da questo genere di donazioni.

Durante l’intervista, in forma telefonica, il signor Rossetto afferma di aver ricevuto il testimone a sua volta da una signora che era stata in viaggio a Milano e che aveva sposato la causa: sarebbe stata infatti Ida Masi a fondare l’Avis a Cavaso del Tomba nel 1961 e a lei si sono succeduti vari presidenti, fino a Lorenzo Basso, quello attuale, che afferma: “In questo momento c’è un grande bisogno di sangue, ma i 120 associati raggiunti nel 2020 garantiscono di raggiungere un obiettivo”.

Più giovane, ma altrettanto importante è l’associazione Amici del Cuore, un derivato del dipartimento di Montebelluna, nata a Cavaso nel 2005 da un’intuizione di Federico Paulazzo, che è mancato qualche anno fa.

Negli associati e, in particolare, in Floriano Sartor è perdurato il sentito compito di proseguire il suo operato: l’associazione effettua, con il supporto dell’amministrazione comunale, delle diagonosi per valutare lo stato di salute, i livelli glicemici e del colesterolo dei cittadini volontari, facendo prevenzione sul rischio di difficoltà cardiache, che rimangono un pericolo non ignorabile per uomini e donne di tutto il mondo.

Se donare è un gesto di sublime altruismo e sensibilità” come affermano i tre portavoce delle associazioni, il volontariato a Cavaso non si limita al suo ruolo istituzionale e avvolge anche i momenti popolari del paese, come feste e sagre dove al divertimento precedono le attenzioni e le fatiche dei volontari. Con il rallentamento delle attività collettive, anche la sensibilizzazione dei cittadini non è stata resa possibile: l’augurio è quello di ripristinare le iniziative di questo tipo e accogliere nuovi associati che possano fare del bene a se stessi e alla comunità.

(Fonte: Luca Vecellio © Qdpnews.it).
(Video: Qdpnews.it © Riproduzione riservata).
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