Dall’imprenditore Delfino Cadorin un nuovo e prestigioso altare per la chiesa parrocchiale

Un nuovo prestigioso altare per la Chiesa parrocchiale di Cavaso del Tomba

Nella Marca Trevigiana non è qualcosa da tutti i giorni assistere a una cerimonia di dedicazione di un altare: nella chiesa parrocchiale di Cavaso, ovvero Visitazione di S.Maria a S.Elisabetta, è successo grazie alla volontà di Delfino Cadorin, fondatore ottantaduenne dell’omonimo gruppo con sede a Possagno, che ha realizzato a mano in noce nazionale (quindi in legno locale) il nuovo altare, il nuovo ambone, la sede celebrante e le sedute in legno. Un’operazione particolarmente complessa, sia nella progettazione che nella lavorazione, che soltanto un artigiano con 65 anni di esperienza avrebbe potuto finalizzare in autonomia.

Sono trascorsi sette anni dalla proposta dell’imprenditore, che desiderava sostituire un altare già esistente a suo avviso non degno del nome della chiesa: Cadorin ha coinvolto don Pierangelo e gli architetti Paola Filippi e Piergiorgio Ditadi (di Arkestudio+) che, entusiasti del progetto, hanno scelto di donare il loro lavoro alla comunità.

L’artefatto è stato benedetto e presentato alla comunità di Cavaso lo scorso 17 settembre, con una cerimonia che anche più assidui fedeli capita di vedere una o due volte nella vita. In quest’occasione sono stati due i momenti più importanti: l’inserimento delle reliquie nel vano dell’altare, poi chiuso dal signor Cadorin, e la benedizione dello stesso da parte del vescovo Mons. Michele Tomasi.

La descrizione delle opere

“È l’occasione per misurarsi su un tema impegnativo, un tema che tocca aspetti religiosi, sacri, liturgici e che presuppone una delicata analisi delle condizioni e delle circostanze da considerare, prima tra tutte l’intitolazione della Chiesa alla Visitazione di Santa Maria ad Elisabetta, poiché sembrava appropriato che il nuovo altare della Parrocchiale non divenisse solo un elemento artistico fine a sé stesso, bensì un’opera d’arte fortemente rappresentativa del luogo di culto in cui sarebbe stata deposta” spiegano i realizzatori.

“Ci si è rifatti allo studio delle rappresentazioni artistiche riferite all’episodio biblico, constatando come, nell’iconografia sacra, l’incontro tra le due donne, entrambe in dolce attesa, venisse sempre rappresentato nel momento dell’abbraccio che esse gioiosamente si danno: in ogni raffigurazione sono rappresentate nell’atto di scambiarsi vicendevolmente un abbraccio, segno di affetto, amore e accoglienza.

L’ambone: anch’esso deriva ovviamente dallo stesso stile iconografico dell’altare, con l’aggiunta del tema della luce che sottolinea la gola tra i due legni, (la stessa gola che delinea la sagoma dei due corpi di Santa Maria e Santa Elisabetta che si saldano nell’abbraccio della mensa). Completano l’adeguamento liturgico la sede del celebrante e due sedute laterali, la cui forma ed essenza lignea riprendono la cifra stilistica dell’altare e dell’ambone in modo essenziale.

Tutti i temi descritti sono stati dunque armonizzati nel progetto dell’altare e dell’ambone nuovi.

Iniziamo dall’altare: due donne, due legni, due essenze. Le essenze si saldano in un abbraccio: le braccia, le teste, i corpi si avvicinano e si intrecciano. Una figura è stata rappresentata dal legno di noce scuro, l’altra da un legno di noce chiaro, biondo. Pianta autoctona della Valcavasia.

Al centro di questo abbraccio si individua un fulcro semitrasparente, realizzato in vetro soffiato e dipinto di colore giallo-oro che lascia filtrare la luce, simbolo della vita che nasce, donata da Maria in terra al Signore Gesù. All’interno dell’altare, realizzato come elemento cavo in legno, sono state deposte quattro sacre reliquie, appartenenti a Santi e Martiri della diocesi di Treviso”.

(Foto: Cadorin Group).
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